Una gara che si decide, usando un paragone di stampo calcistico, per un calcio di rigore assai dubbio. L’episodio-chiave del GP Canada è avvenuto nel corso del giro 48, quando Sebastian Vettel (da diversi giri messo sotto pressione da Lewis Hamilton) si è reso autore di un errore in frenata alla curva 3, rientrando in pista dopo un’escursione sull’erba ed impedendo con una manovra border-line il sorpasso da parte del rivale della Mercedes.




L’episodio è finito subito sotto la lente d’ingrandimento da parte dei Commissari, i quali hanno deciso di infliggere una penalità di 5″ al pilota tedesco che, di fatto, è finito per costare la gara al ferrarista. Il quale è transitato per primo sotto la bandiera a scacchi, ma con un vantaggio di soli 1″3 nei confronti del rivale, che inevitabilmente non è stato sufficiente per garantirgli il successo.

Un successo che, anche in virtù della splendida pole conquistata il giorno precedente, sarebbe stato ampiamente meritato per il pilota tedesco. Peccato che poi sia arrivata una sbavatura che, senza ombra di dubbio, è risultata decisiva ai fini del risultato finale. Al di là infatti della decisione dei Commissari, Vettel ha pagato caro l’unico errore commesso nell’arco di un week-end che altrimenti sarebbe risultato perfetto.

Il tedesco non ha accettato di buon grado la decisione relativa alla penalità, la quale è risultata per certi versi eccessiva e sicuramente non conforme al metro di giudizio utilizzato in altre occasioni. Gli Steward (dei quali faceva parte anche Emanuele Pirro) ha valutato opportuno di punire senza attendere il post-gara la manovra del tedesco, giudicando quest’ultimo reo di aver stretto contro il muretto Hamilton, senza lasciare a quest’ultimo lo spazio necessario per passare. Se è vero che da un lato un contatto è stato sfiorato per pochi centimetri, è anche vero che una manovra del genere fa inevitabilmente parte dell’aspetto puramente “racing” delle corse, quando in pochi istanti si decide l’esito di una corsa.

Di certo, a giochi fatti non è stata una bella immagine per la Formula 1 quella di vedere una Ferrari transitare per prima sotto la bandiera a scacchi, ma con la Mercedes vincitrice a tavolino. Tanti fischi da parte del pubblico a fine gara e volti scuri da tutte le parti sul podio, con Vettel che ha polemicamente invertito gli stand-up che a fine gara accolgono i primi tre classificati, affiancando alla sua postazione (dove la sua Ferrari era in realtà assente poichè ferma all’ingresso della pit-lane) quello del vincitore.

Insomma, una gara che ha tanti sconfitti e nessun reale vincitore. Da un lato, Hamilton non può gioire di un successo colto a tavolino, nonostante nel post-gara abbia cercato di salvare le apparenze invitando il collega ad unirsi a lui sul gradino più alto del podio. Dall’altro, Vettel deve rinviare nuovamente l’appuntamento con il successo, vittima ancora di un errore rivelatosi decisivo nelle fasi “calde” di bagarre. Infine, la Direzione Gara continua ad utilizzare un metro di giudizio poco uniforme nei vari episodi, il che non può far altro che alimentare le polemiche. Volendo vedere il bicchiere mezzo pieno, è una gara di cui si parlerà per giorni: ma forse è una consolazione da poco.

Marco Privitera

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