Schumacher
Credit: Morio, CC BY-SA 3.0 , via Wikimedia Commons

Dire Interlagos e Michael Schumacher nella stessa frase fa venire in mente due fotografie distanti dodici anni l’una dall’altra, legate da una specie di filo rosso. La prima vede il tedesco al comando del GP, sorprendentemente più veloce di Ayrton Senna, che si girerà, ritirandosi, nelle battute finali di una rincorsa infruttuosa. La seconda vede Schumi impegnato nella sua ultima apparizione in gara con la Ferrari.

Interlagos, 2006

22 Ottobre 2006, San Paolo, autodromo Josè Carlos Pace: la trentacinquesima edizione del GP del Brasile, andata in scena quindici anni fa, rappresenta l’atto conclusivo del Mondiale. In ottica Campionato, la gara non ha quasi più nulla da esprimere. Alonso ha dieci punti di vantaggio su Schumacher e soltanto una vittoria del tedesco con lo spagnolo fuori dai punti potrebbe portare l’ottavo titolo al ferrarista. Nel Costruttori le combinazioni di risultato favorevoli alla Ferrari sono di poco più rilassate, ma necessariamente legate ad una doppietta e ad uno schema di risultati.

La matematica lascia le porte spalancate ad un entusiasmante ribaltone, tuttavia gli eventi tendono a chiuderle. La sfortuna ha preso di mira la Rossa di Schumi: clamoroso ritiro con zero punti in Giappone (penultimo atto della stagione) e, proprio ad Interlagos, problemi nelle qualifiche. Il tedesco scatterà soltanto dalla decima posizione in griglia: distante da Alonso e lontano dalle prospettive iridate.

Il ritiro

Da tempo la stampa parlava di un possibile ritiro di Schumacher e l’annuncio formale arriva a Monza, mentre la Ferrari festeggia una vittoria trionfale. Interlagos rappresenta l’atto finale di una carriera incredibile, iniziata a Spa-Francorchamps nel 1991 e transitata per Maranello dal 1996. In retrospettiva l’uscita di scena avrà carattere temporaneo (Michael tornerà nel 2010 e chiuderà nel 2012), ma siamo nel 2006 e nessuno ha la sfera di cristallo per prevedere il futuro. Più che altro interessa capire da cosa matura la decisione del ritiro.

Chi la sa lunga consiglia di riavvolgere il nastro del tempo al 2004: prove private all’Autodromo di Monza prima del GP di casa, con Schumi e Ferrari già Campioni del mondo. In rettilineo cede repentinamente una delle gomme posteriori sulla Rossa del tedesco, che può solo fare da passeggero ad una velocità stimata attorno ai 345 km/h prima di impattare con veemenza il muretto e perdere momentaneamente i sensi poco dopo. Tutto dovrebbe avere avuto inizio da lì.

Grazie Michael!

A Interlagos, nel frattempo, le manifestazioni di affetto per il tedesco si sprecano: BMW, ad esempio, sfoggia un’ala posteriore con la scritta “Thanks Michael” al posto dello sponsor. Da parte sua, Schumi correrà con un casco speciale. Il dragone e gli ideogrammi sulla superficie laterale (solitamente in un rosso più scuro rispetto al resto del casco), così come le sette stelle sulla parte superiore (di solito bianche), sono dorati. Nella fascia abitualmente occupata dallo sponsor tabaccaio campeggiano stampati tutti i nomi dei GP vinti.

Il pubblico, da casa e sugli spalti, pensa di assistere ad una passerella del tedesco. La Ferrari 248 F1 funziona bene, ma la posizione in griglia e la solidità del binomio Alonso / Renault fanno propendere per più miti consigli. Forse la Ferrari potrebbe giocare qualche strategia innovativa (come i quattro pit-stop in Francia nel 2004), tanto più che rimane viva la nomea di Schumacher bravo a passare con le strategie ai box, piuttosto che con manovre di sorpasso. Parte il Gran Premio e Michael passa agevolmente le BMW di Heidfeld e Kubica, si libera del fratello Ralf e, per l’ennesima volta, si mette dietro Barrichello.

Il contatto con Fisichella e l’entrata nella leggenda

Dopo sette giri entra in scena la safety-car, per un contatto tra Rosberg e Webber. Alla ripartenza Schumi sorpassa di forza Fisichella alla “S” do Senna. Tra i due c’è un leggerissimo contatto: le bandelle sulla parete dell’alettone anteriore della Renault guidata da Giancarlo tagliano la gomma posteriore sinistra della Ferrari di Michael. Schumi rientra lentamente ai box ed effettua il pit-stop, ripartendo nelle retrovie, distanziato da un’eternità rispetto ai primi. Fuori da qualsiasi gioco mondiale.

Da questo punto in poi entriamo nella leggenda. Schumi sfrutta la sua 248 F1 come l’arma definitiva e rimonta come una furia dalle retrovie, con un passo completamente differente rispetto agli altri. In pista infila gli avversari come se fossero birilli, risalendo fino alle posizioni di un certo peso, dove i sorpassi potrebbero non essere così semplici.

Ad un certo punto il tedesco si trova nuovamente negli scarichi di Fisichella, nuovamente alla “S” do Senna. Questa volta la sola visione della minacciosa sagoma rossa negli specchietti fa sì che l’italiano sbagli punto di frenata e vada fuori pista. I giri finali vedono Michael avvicinarsi di gran carriera a Raikkonen (che l’anno successivo prenderà il suo posto in Ferrari), sorpassato in maniera spettacolare sul rettilineo principale, infiammando pubblico e il personale nel box Ferrari.

Appuntamento a Monza

Felipe Massa, in uno dei suoi giorni di grazia sportiva, domina il Gran Premio di casa. Dopo tredici anni il pubblico brasiliano può esultare per il trionfo in patria di un proprio pilota, tra l’altro abbigliato con un’aberrante tutina speciale giallo-verde. Schumacher conclude la gara quarto: il risultato finale poco importa, perché il tedesco chiude l’avventura con la Rossa dimostrando in maniera evidente di essere ancora il migliore, cosa che non tutti possono permettersi.

Mentre Alonso festeggia il secondo titolo e Schumi stringe le mani lungo la corsia box di Interlagos, la Scuderia e il suo pilota più vincente invitano tifosi ad un abbraccio finale nella festa delle Finali Ferrari che si terranno a Monza qualche settimana dopo. Posto ed occasione perfetti per sublimare una delle storie sportive più belle mai viste sugli schermi della massima Formula.

Luca Colombo

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