A guardarlo da fuori sembrerebbe avere più l'aria da surfista californiano che da pilota di Formula 1. Lontano dal prototipo del driver moderno, Brendon Hartley rappresenta una ventata di novità e freschezza in un ambiente spesso troppo ingessato e autoreferenziale. Un perfetto "prodotto" in Red Bull-style, ma che per molti rappresenta ancora un vero e proprio oggetto misterioso, nonostante abbia conquistato qualcosa come due titoli mondiali nel WEC. Quale occasione migliore, dunque, per incontrarlo nel paddock del Montmelò e andare a conoscerlo un po' meglio?

Dopo la lunga attesa invernale, finalmente la Formula Uno ha riacceso i propri riflettori sulla pista di Melbourne, dove si è disputato il primo Gran Premio della nuova stagione. Come di consueto, riparte anche la nostra rubrica “Focus”, che seguirà via via tutti gli eventi del Mondiale per esaminarne caratteristiche, avvenimenti o momenti salienti che meritano di essere rivisti. Partiamo subito con gli argomenti di questa settimana, andando ad affrontare quindi le tematiche del weekend che meritano maggiore attenzione.

Dopo la lunga attesa invernale, finalmente la Formula Uno ha riacceso i propri riflettori sulla pista di Melbourne, dove si è disputato il primo Gran Premio della nuova stagione. Come di consueto, riparte anche la nostra rubrica “Focus”, che seguirà via via tutti gli eventi del Mondiale per esaminarne caratteristiche, avvenimenti o momenti salienti che meritano di essere rivisti. Partiamo subito con gli argomenti di questa settimana, andando ad affrontare quindi le tematiche del weekend che meritano maggiore attenzione.

Ma le qualifiche che fine hanno fatto?: Questo il primo titolo dell’anno. Non si può infatti iniziare, se non con un appunto sul nuovo format di qualificazioni visto in Australia. Sabato abbiamo assistito ad uno spettacolo “ridicolo”, che ha lasciato con l’amaro in bocca tutti quelli che speravano di poter finalmente rigustare un po’ di duelli in pista. La sessione è stata così “abominevole”, da spingere lo stesso Bernie Ecclestone a rilasciare dichiarazioni piuttosto “colorite” per descrivere il suo pensiero. Fortunatamente comunque, pare si sia già deciso di riportare le cose alla normalità già dal prossimo evento. E meno male!

Seb e Kimi, che scatto! Passando alla gara, iniziamo con l’esaminare la partenza. Allo spegnimento dei semafori, le due Rosse sono schizzate come proiettili, lasciando inchiodate lì le due Frecce d’Argento che “muravano” la prima fila. Sembrava addirittura uno “jump start” quello di Vettel e Raikkonen, che invece sono “solo” stati semplicemente perfetti, portandosi in testa alla prima curva e costringendo le Mercedes ad ostacolarsi a vicenda alla staccata, con Rosberg “largo” sul compagno di squadra, il quale, nella manovra, ha perso altre posizioni. Prontissimi al via dunque i ferraristi, e grande trazione. Se è frutto di un qualche tipo avanzato di sistema di partenza, è riduttivo dire che a Maranello sono sulla strada giusta. Bravi.

Fuoco per l’uomo di ghiaccio: Riferito, ovviamente, alle fiamme viste sulla vettura di Raikkonen. Il finlandese, nelle prime fasi di una gara fino a lì perfetta, è dovuto correre al box con un principio di incendio che si intravedeva dalla presa d’aria centrale posta sopra la testa del pilota. Ritiro per lui e primo zero annuale, con un problema di affidabilità non ancora precisato ma che pare essere abbastanza serio. Se si trattasse della power unit, in una stagione lunghissima con solo 4 propulsori da dover utilizzare, potrebbe diventare una bella gatta da pelare. Peccato.

Terrore per Alonso: Giro 18. Le immagini si spostano sulla Haas di Gutierrez impantanata nella ghiaia. Sembra un normale fuori pista, fino a quando l’inquadratura si allarga, mostrando un’immagine “agghiacciante”. Disintegrata sul muretto, si intravede la sagoma di quel che resta di una monoposto. La vettura è ribaltata, ed è talmente distrutta da rendere addirittura difficile capire di quale auto si tratti. Poi, un pilota in tuta bianca sguscia fuori dall’abitacolo. E’ Alonso, che in qualche modo riesce a tirarsi fuori dai resti della sua McLaren. Al replay, lo schianto che viene proposto è terrificante. In scia a Gutierrez, Alonso calcola male gli spazi di frenata, e sperona il messicano alla staccata di curva 3, in un punto della pista dove si arriva a velocità altissima. La dinamica vede lo spagnolo andare a sbattere contro il muro per poi ribaltarsi nella ghiaia a velocità folle, finendo la sua corsa contro il muretto di fronte. La vettura si è praticamente sbriciolata, ed è incredibile come i due piloti siano riusciti ad uscirne assolutamente illesi. Qui un plauso va alla Federazione e alla continua ossessione nel ricercare la massima sicurezza per i piloti. Negli anni sono stati fatti dei passi in avanti al di là di ogni immaginazione e oggi si sono visti i risultati. Un ventennio fa, una botta del genere, avrebbe potuto avere conseguenze sicuramente ben più gravi.

Bandiera rossa e strategia Mercedes: Per ripulire la pista dai detriti dell’incidente, si è rivista in gara la bandiera rossa. Tutti ai box per qualche decina di minuti dunque, con la possibilità di cambiare pneumatici in attesa della ripartenza. I primi a vederci “lungo”, sono stati gli ingegneri di Stoccarda, che hanno deciso di montare ad entrambi i piloti (Hamilton a dire il vero ce l’aveva già) un set di pneumatici “medium” con i quali provare ad andare fino in fondo. La scelta si è rivelata vincente. Alla bandiera a scacchi infatti, Rosberg ed Hamilton hanno preceduto un Vettel che fino a quel momento aveva dominato la corsa. Ma la sosta in più a cui è stato costretto, l’ha relegato sul gradino più basso del podio. A nulla sono valsi i tentativi di Seb di agguantare almeno la seconda posizione di Hamilton, complice una pista dal sorpasso impossibile, e un “lungo” nel tratto finale del circuito durante il penultimo giro. Occasione sfumata.

Primi punti per la Haas e spettacolo Toro Rosso: Meritano speciale menzione le performance di Groesjan, che porta la scuderia debuttante Haas a ottenere i primi punti iridati già alla prima uscita e i “guerrieri in casa” della Toro Rosso, che si sono “incornati” (sempre tori sono…) per tutta la seconda parte di gara. Animo particolarmente battagliero per Verstappen, il quale ha tenuto compagnia al proprio team, con messaggi radio abbastanza inequivocabili. Che spettacolo.

Basta la SF16H contro la W07 Hybrid? Per concludere, una piccola riflessione sulla competitività vista in pista da parte dei due top team. Prima di Melbourne, l’ottimismo a Maranello è stato sempre palpabile, con una particolare convinzione di poter battere da subito le vetture tedesche. La realtà però, ha riportato la Ferrari con i piedi per terra (per citare anche la celebre frase di Arrivabene). E’ vero che in gara il Cavallino ha dato filo da torcere alle Frecce d’Argento, ma è altrettanto vero che il tutto è stato figlio anche di particolari avvenimenti in pista. Il cronometro ha mostrato ancora una certa superiorità da parte della squadra campione del mondo, apparsa visibilmente tranquilla nella condotta della corsa. Senza contare che al sabato, in qualifica, il “giro sexy” di Hamilton ha dato una paga abbastanza importante alla prestazione di Vettel. Sicuramente ci siamo quasi, ed il lavoro invernale è stato ottimo, ma ancora manca qualcosa. Ma chissà, magari ci faranno cambiare opinione già alla prossima uscita.

Appuntamento tra due settimane per la seconda tappa di questo campionato. E vedremo se i valori in campo saranno diversi da quelli emersi a Melbourne.

Daniel Limardi

 

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