Oggi Niki Lauda compie settant’anni: tre volte campione del mondo in Formula 1 tra gli Anni Settanta e Ottanta, gli anni in cui ancora si correva sul Nurburgring vero ed il concetto di Cavaliere del Rischio non era un ricordo sbiadito di un’epoca passata. Talmente passata che parte degli appassionati, attualmente impegnati a tifare da casa o sugli spalti, non ha avuto modo di vivere in prima persona le gesta dell’austriaco al volante: così facendo si corre il rischio di rendere gli auguri ad un personaggio importante per la storia dell’automobilismo un esercizio di nostalgia falsa (perché relativa a un passato mai vissuto) e pure retorica.




Il nostro punto di partenza è semplice: chi oggi ha meno di quarant’anni non ha mai visto correre dal vivo Niki Lauda. Anche se siamo sulla parte discendente della parabola dei trent’anni, e quindi anagraficamente potremmo dire che “c’eravamo” quando l’austriaco correva in McLaren, non abbiamo avuto modo di apprezzare, ma soprattutto di capire e valutare in presa diretta, il suo contributo attivo alle corse: la carriera da pilota.

Gli anni dell’austriaco in tuta e casco li abbiamo assorbiti in un ambito temporale differente e quindi ci siamo dovuti sforzare nel ricontestualizzare il tutto, esercizio semplice e complicato allo stesso tempo, perché gli anni sono passati, la cultura è diversa, così come il contesto in cui si svolgono le corse, concetto ben espresso da Niki Lauda in un’intervista al NYT: “il nostro problema era quello di vedere ogni anno uno o due di noi ammazzati di fronte ai nostri occhi”.

Abbiamo invece avuto modo di vivere in presa diretta gli anni di Niki Lauda imprenditore, ma soprattutto uomo al muretto in corsia dei box, spesso con ruoli in cui la combinazione scopi e poteri ci è apparsa quantomeno nebulosa: si tratta di una storia particolarmente sfacettata, perché se da una parte abbiamo gli anni vittoriosi in AMG Mercedes (con il ruolo chiave nello spingere su Lewis Hamilton) e la spocchia di alcune dichiarazioni lasciate agli addetti stampa, dall’altra abbiamo gli anni del “krande kasino” (per quanto sia vera o falsa questa affermazione) in Ferrari negli Anni Novanta e la successiva esperienza in Jaguar, iniziata in pompa magna, ma finita con un tristissimo siluramento dalla scuderia inglese in quanto “esubero”.

Alla fine di tutto questo discorso cosa possiamo dire? Statisticamente parlando, sono pochi gli uomini in grado di poter raccontare storie sportive dell’epoca che fu con un curriculum sportivo paragonabile a quello dell’austriaco e sono ancora di meno quelli che hanno avuto il coraggio di ritornare nella stessa situazione che li stava per mandare dal Creatore, soffrendo chissà quali pene. Niki Lauda ha avuto il coraggio di esternare la propria paura, il proprio punto di vista senza peli sulla lingua e ha saputo dedicarsi totalmente alla causa, nella buona e cattiva sorte, anche quando le cose hanno preso a girare al contrario. Niki Lauda non è esente da difetti e spesso risulta antipatico, lo sappiamo, ma probabilmente è questa alternanza che lo rende così necessario e così riferimento umano anche nella Formula 1 attuale.

Su reddit abbiamo trovato un commento, di cui riportiamo la traduzione: “Scommetto che Lauda sia quel tipo di persona a cui non può fregare di meno del suo compleanno: <<è un giorno come un altro, mi alzo al mattino, faccio quello che devo fare e vado a letto la sera>>. Comunque sia, tanti auguri figlio di una buona donna!”

Indossando gli occhiali del giorno d’oggi stiamo sicuramente esagerando con i francesisimi e probabilmente non riusciamo ad apprezzare la schiettezza nella sua forma più ruvida: in realtà crediamo che sia proprio l’essere diretti il miglior modo per omaggiare un uomo i cui caratteri distintivi sono il coraggio, la dedizione alla causa e il fatto di non aver paura ad esternare il proprio pensiero.

Buon compleanno Leggenda!

Luca Colombo

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