Credit: @Scuderia Ferrari Press Office

La vigilia della gara di Monza rappresenta storicamente il momento più atteso e delicato dell’anno per la Ferrari e i suoi tifosi. Quello dove solitamente arriva la sferzata decisiva per tentare la rincorsa al titolo, dove arrivano i proclami per vivere un week-end da protagonisti, dove si fa appello alla marea rossa per spingere le vetture di Maranello verso il successo. Ma quest’anno sarà tutto diverso.

Tribune deserte per l’emergenza Covid-19, ma soprattutto un clima mesto che in casa Ferrari va ben oltre l’assenza di pubblico dal Tempio della Velocità. I giorni di gloria sembrano lontani, così come lo strepitoso successo ottenuto un anno fa da Charles Leclerc. L’attuale classifica parla chiaro, ma è soprattutto lo stato generale del team anche in ottica futura a destare più di una preoccupazione tra i fans della scuderia di Maranello.

A parlarne, in un’intervista esclusiva per il Corriere, ci ha pensato il team principal Mattia Binotto. Il quale non si è certo nascosto, pur dovendo affrontare i tanti temi scomodi che stanno caratterizzando una situazione tutt’altro che positiva per il Cavallino. Dai limiti tecnici di una vettura nata male al sostegno dei vertici, sino alla spinosa questione Racing Point ed al conflittuale rapporto con Toto Wolff.

Secondo Binotto, la SF1000 “era nata per cercare più carico aerodinamico sapendo di contare su un motore superiore. Poi ci sono state le direttive tecniche e ci siamo trovati una macchina con alta resistenza all’avanzamento e pochi cavalli. Dalla somma delle due cose è nato il problema”. Anche per via del famoso accordo segreto con la FIA, che Binotto però non cita direttamente: “Abbiamo saputo che non avremmo più potuto usare certi sistemi nella power unit tra fine 2019 e inizio 2020, e quando avremmo potuto iniziare a correggere sono arrivati Covid e congelamento delle regole e ci siamo trovati in questa situazione”.

Eppure, nonostante tutto, Binotto non si è mai sentito in pericolo: “So di avere il supporto dei miei responsabili. Però mi sono messo in discussione da solo, ho riflettuto se posso essere adatto al ruolo di team principal (…) Non sono solo, ve lo posso assicurare. Con Louis Camilleri mi sento più volte al giorno, con il presidente John Elkann regolarmente”.

Rispetto al rapporto con Toto Wolff, Binotto ammette una diversità di vedute: “Abbiamo stili di leadership diversi (…) Perchè ce l’ha con me? Perchè sono uno dei pochi che non gli dice sempre di sì”.

A fare discutere nel corso di questi mesi è stata anche la gestione del caso-Vettel. Un addio forse prematuro, per certi versi inaspettato e sicuramente non indolore. Eppure Binotto rifarebbe la scelta: “Sì, ne sono convinto. Non era neanche così in anticipo, eravamo ad aprile. Gli vogliamo bene, ed era giusto dargli la possibilità di organizzarsi. Se guardo ai fatti non mi sono trovato con un Sebastian demoralizzato”.

A fare discutere, inoltre, ci sono anche le questioni politiche. Dalla vittoria (l’unica, in questa stagione…) ottenuta nelle trattative per il Patto della Concordia, alla questione spinosa della Racing Point. Sulla quale la Ferrari potrebbe proseguire per la propria strada, essendo rimasto l’unico team a portare avanti l’appello: “Chiediamo chiarezza e chiarimenti alla Fia. Se dovessimo ottenerli, saremmo anche pronti a ritirare l’appello”.

Insomma, Monza è ormai alle porte. Ma anche se non sarà la stessa degli altri anni, la Ferrari ha il dovere di dare dei segnali. Ai propri tifosi, alla Formula 1, al futuro. Per cancellare un presente troppo grigio per essere vero.

Marco Privitera

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