Sono trascorsi esattamente tre anni da quel 16 ottobre 2011, quando Dan Wheldon perse la vita a seguito di un terribile incidente sull’ovale di Las Vegas, nel corso dell’ultimo appuntamento del campionato Indycar. Pilota veloce e dotato di grande talento, non trovando la possibilità di continuare la propria carriera in Europa si trasferì dall’altra parte dell’oceano, riuscendo a conquistare due volte la 500 Miglia di Indianapolis, un campionato IRL e ad imporsi nella 24 ore di Daytona.

La sua morte ha segnato un punto di svolta nel più popolare campionato statunitense a ruote scoperte, che da quel momento in poi ha drasticamente limitato la presenza dei super-speedway in calendario, introducendo nuove normative di sicurezza volte a rendere più sicure le vetture. Questa è la biografia dello sfortunato pilota inglese.

Daniel Clive Wheldon, conosciuto come Dan, nasce il 22 giugno 1978 a Emberton.

Inizia a correre all’età di 4 anni grazie al sostegno dal padre, vincendo complessivamente 8 titoli britannici nei kart. Dopo aver ottenuto questi primi successi, decide nel 1998 di passare alla Formula Ford Britannica, dove conclude in terza posizione ingaggiando una sana rivalità Jenson Button durante quell’anno. Nel 1999, non riuscendo a trovare finanziamenti per proseguire la sua carriera in Europa, decide di emigrare in America dove si cimenta in diverse serie serie minori: U.S. F200 Champioship series (dove conquista il titolo) e Indy Light Series.
Nel 2002 debutta nella IRL IndyCar Series, disputando due gare per la scuderia Panther Racing, come compagno di squadra del campione in carica Sam Hornish Jr.
Dopo le buone prestazioni messe in mostra, viene ingaggiato per la stagione successiva dal team Andretti Green Racing, sostituendo al volante Michael Andretti che decide di ritirarsi dalle corse. Vince il premio Rookie of the Year come miglior esordiente della stagione.
Nel 2004 vince la sua prima gara in IRL sull’ovale giapponese di Motegi e alla fine della stagione conquista altre due vittorie, terminando il campionato al secondo posto in classifica alle spalle del compagno di squadra Tony Kanaan.
L’anno dopo riesce nell’impresa di conquistare la 500 Miglia di Indianapolis, primo inglese a riuscirci dal 1966 con la vittoria di Graham Hill, laureandosi campione della categoria con sei vittorie complessive.

Nel 2006 passa al team Chip Ganassi Racing, in cui corre fino al 2008 nella IndyCar Series. Comincia la la stagione vincendo a fine gennaio la 24 Ore di Daytona, riservata alle vetture Sport, insieme a Scott Dixon e Casey Mears; in IndyCar conclude la stagione con 475 punti appaiato in classifica a Sam Hornish Jr. del Team Penske, il quale viene proclamato vincitore del titolo grazie al fatto che aveva un numero maggiore di vittorie.

Durante la stagione 2006 gli viene offerta la possibilità di provare una monoposto di Formula 1: si tratta della BMW Sauber, ma Wheldon declina l’offerta nel momento in cui si rende conto che non avrebbe avuto possibilità concrete di accedere a un sedile per correre nel Circus.
Nel 2007 ottiene due vittorie in Indycar concludendo al quarto posto, bissando il medesimo risultato anche nella stagione successiva. Nel mese di settembre viene annunciato che Dan avrebbe lasciato il team Ganassi per essere sostituito da Dario Franchitti; nel frattempo, partecipa ad una gara non valida per il campionato per il team Panther Racing.

Nel 2009 corre con quest’ultimo team, ottenendo un secondo posto alla 500 Miglia di Indianapolis; tuttavia, nonostante l’inizio positivo, Dan non riesce in otto gare su dieci ad entrare nella top ten, concludendo il campionato in nona posizione.
L’anno dopo si rivela molto simile alla stagione precedente: Wheldon ottiene un altro secondo posto alla 500 Miglia di Indianapolis, ma non riesce a vincere neanche una gara e questo fatto irrita i vertici della sua scuderia, che decidono per la stagione 2011 di sostituirlo con J.R. Hildebrand; Dan rimane così senza sedile per la stagione 2011.

Nonostante ciò, Wheldon riesce a trovare un posto in extremis per la sola 500 Miglia di Indianapolis con il team Bryan Herta Autosport: incredibilmente riesce a vincere la gara, dopo che JR Hildebrand va a sbattere contro il muro all’ultima curva della competizione. Wheldon diventa anche il primo pilota a vincere la gara rimanendo in testa per un solo giro.
Dopo questo inaspettato successo, decide a fine stagione di partecipare a una gara a Las Vegas con il team Sam Schmidt Motorsports, raccogliendo una curiosa scommessa indetta dall’IndyCar: si sarebbe infatti aggiudicato la bellezza di 5 milioni di dollari se fosse riuscito a vincere la gara partendo dall’ultima posizione.

Il 16 ottobre 2011 Wheldon scatta dalla 34esima posizione sulla griglia ma, dopo pochi giri, rimane coinvolto in un’incredibile carambola che coinvolge quindici vetture. La vettura numero 77 del britannico si impenna andando a sbattere violentemente contro le reti di protezione. Tutti i piloti coinvolti riescono ad uscire con le loro proprie dagli abitacoli, ma non Wheldon, venne trasportato in elicottero in condizioni disperate all’University Medical Centre di Las Vegas con gravi ferite alla testa. Circa due ore dopo venne comunicato il decesso del pilota. I piloti, appresa la notizia, percorrono lentamente tre giri della pista per rendere omaggio allo sfortunato collega.

Prima di perdere la vita a Las Vegas, Wheldon stava lavorando insieme alla Dallara per rendere più sicure le monoposto della IndyCar. Proprio il costruttore italiano ha deciso di rendere omaggio al pilota inglese dando le iniziali del pilota al nuovo telaio 2012, in una maniera molto simile a quella adottata da Guy Ligier sulle sue monoposto per rendere omaggio a Jo Schlesser, morto nel Gran Premio di Francia del 1968. Il DW12 è stato infatti costruito e progettato proprio per evitare incendi simili a quello che ha ucciso Wheldon.

Chiara Zaffarano

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