Via la ghiaia e giù una bella colata di asfalto. I lavori di “ammodernamento” imposti dalla FIA nella via di fuga della curva Parabolica a Monza, hanno fatto storcere il naso a molti tra piloti ed appassionati. Nemmeno uno dei punti con maggiore fascino e tradizione nella storia del motorsport, infatti, è riuscito a sottrarsi alla tendenza che vede i moderni circuiti di Formula 1 circondati da ampie zone di fuga in asfalto. Sicuramente utili ai fini della sicurezza, ma al contempo in grado di appiattire le difficoltà per i piloti i quali, anche in caso di errore, possono comodamente riprendere la propria gara senza troppi danni. La Parabolica, difatti, nel corso degli anni si era distinta quale curva in grado di non perdonare il minimo errore, grazie ad una delicata frenata con poco carico aerodinamico alla quale faceva seguito una traiettoria da seguire in piena accelerazione che costringeva i piloti a tenere giù il gas a pochi centimetri dalla ghiaia. D’ora in avanti, invece, sarà tutto più facile: un tentativo di sorpasso in frenata non andato a buon fine, piuttosto che il fatto di mettere due ruote oltre la linea bianca in uscita, non rappresenterà difatti più un problema.

La zona ha visto il mantenimento della ghiaia solo nella parte a ridosso delle protezioni, dietro il “diktat” della Federazione che, secondo l’opinione della stragrande maggioranza degli addetti ai lavori, ha di fatto snaturato l’unica “vera” curva dello storico tracciato rimasta intatta nel corso degli anni. “I lavori di asfaltatura della via di fuga della curva Parabolica – ha precisato la Direzione dell’Autodromo Nazionale – sono stati espressamente richiesti dalla FIA, in previsione del prossimo Gran Premio d’Italia di Formula 1. I suddetti lavori non modificheranno in alcun caso né il tracciato né la curva Parabolica, ed hanno come unico obiettivo quello di aumentare la sicurezza della pista Stradale di Monza”. Una richiesta sicuramente discutibile, quella avanzata dalla Federazione, visto che l’ampia via di fuga in ghiaia si era comunque mostrata più che sufficiente, nel corso degli anni, a rallentare le vetture protagoniste di uscite di pista in quella zona del tracciato. Un altro colpo al cuore degli appassionati: e forse stavolta non ce n’era davvero bisogno.

Marco Privitera

Marco Privitera

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