Da oggi al cinema è in programmazione “Le Mans ’66 – La grande sfida”, un film che racconta la prima storica vittoria della Ford alla 24h di Le Mans, avvenuta appunto nel 1966 dopo una sequenza di 4 successi consecutivi ottenuti dalla Ferrari dal 1960 al 1964. La pellicola si concentra sui due principali protagonisti di questa impresa, Carroll Shelby e Ken Miles, due uomini che decisero di sfidare il Cavallino Rampante nella più prestigiosa e affascinante corsa automobilistica del mondo.




LA STORIA

Si inizia nel 1959, quando Shelby trionfa nella 24h di Le Mans in coppia con Roy Salvadori al volante di una Aston Martin DBR1, peraltro unica sconfitta Ferrari dal 1958 al 1965. Tuttavia la carriera da pilota di Carroll finisce presto per un problema cardiaco, che comunque non lo allontana dal mondo dei motori. Nel 1961 infatti fonda la Shelby-American, marchio con cui la Ford partecipa in modo non autonomo alle corse. Il colosso dell’auto statunitense prima di allora non era mai stato interessato alle corse, così come tutte le altre case americane, ma dopo il debutto della Corvette a Daytona ed un periodo (tra la fine degli anni ’50 e l’inizio degli anni ‘60) in cui le vendite calano, l’allora presidente Henry Ford II si convince che le corse sono un ottimo strumento pubblicitario, soprattutto vedendo vincere le Ferrari contro le Cobra preparate da Shelby nel Campionato mondiale vetture sport.

Da qui quindi l’idea di Ford di entrare in modo ufficiale nelle corse nel modo più rapido possibile: acquistare la Ferrari. Siamo nel 1963 e la trattativa tra le due parti non va però a buon fine, con Enzo Ferrari disposto a cedere l’azienda, ma ad una condizione, quella di rimanere a capo del reparto corse, elemento tuttavia non previsto nel contratto.

Saltato il matrimonio la Ford può contare solo su se stessa per avere notorietà grazie ai risultati sportivi: battere la Ferrari a Le Mans. Facile a dirsi, difficile a farsi: la casa americana dispone di ingenti capitali per poter costruire una vettura competitiva, ma pochi mesi per poterla realizzare.

Henry Ford II si affida quindi a Carroll Shelby, che nel suo team ingaggia Ken Miles, estroverso pilota e già comandante di carri armati durante la seconda guerra mondiale, con cui Shelby aveva ottenuto già dei successi, grazie alle sue abilità di guida e alle sue doti di sviluppo delle vetture.

Nasce così la GT40, che debutta a Le Mans già nel 1964, dovendo alzare bandiera bianca per problemi di affidabilità con le 3 vetture portate in Francia. Nel 1965 la vittoria è ancora della Ferrari, ma questa volta la GT40 è già notevolmente migliorata. Il 1966 però è l’anno della svolta, che inizia con il trionfo nella 24h di Daytona proprio con Ken Miles (in coppia con Lloyd Ruby), che poi si replica anche nella 12h di Sebring.

Si arriva quindi a Le Mans, la gara più importante, dove la Ford piazza ben quattro auto davanti a tutti nelle qualifiche. La gara (iniziata con Henry Ford II a sventolare la bandiera) è un testa a testa tra Ferrari e Ford, ma le 3 vetture di Maranello sono tutte afflitte da problemi e costrette al ritiro. Via libera quindi per gli americani, che hanno in mano le prime tre posizioni. I vertici Ford decidono allora di optare per un arrivo in parata, con la vettura in testa all’ultimo pit stop a vincere. A comandare è la #1 di Miles-Hulme, che taglia per prima il traguardo per pochi centimentri, ma la vittoria viene assegnata alla coppia Amon-McLaren. Il motivo? A Le Mans conta la distanza percorsa, ed essendo la #1 qualificatasi meglio si è vista negare la vittoria per essere partita pochi metri più avanti dell’auto gemella.

Ovviamente una beffa per Ken Miles, che tuttavia rimane uomo squadra e si concentra già sul prossimo progetto. Per lui il destino però sarà ancora più beffardo il 17 agosto 1966, quando in un test sul circuito di Riverside Miles muore proprio al volante della GT40, la vettura che conquisterà anche le 3 successive Le Mans.

IL FILM

A differenza di quel che si possa pensare, il film non appare come un esplicito elogio all’impresa della Ford, ma punta molto sul rapporto tra Shelby e Miles, che nonostante due caratteri molto diversi riescono a lavorare bene insieme raggiungendo comunque il successo come squadra. Inoltre, anche per chi non è propriamente un appassionato di motorsport, la storia di Ken Miles può risultare affascinante e riuscire a colpire anche lo spettatore più interessato al cinema che alle corse. Nel complesso quindi “Le Mans ’66 – La grande sfida” appare un ottimo prodotto, che può far conoscere alle nuove generazioni le gare di un tempo che non c’è più, in cui però gli elementi determinanti erano sempre gli stessi di oggi, ovvero il marketing e lo sviluppo tecnologico, oltre che uomini spinti dalla passione.

Carlo Luciani

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