In occasione del Trofeo del Levante abbiamo incontrato Pietro Casillo, General Manager di Four Project Italia, con il quale abbiamo stilato un primo bilancio del Challenge Ford MPM. Infatti, per chi non lo sapesse, il progetto ha visto la luce circa un anno fa, quando sul circuito del Sele la Ford Ka+ ha fatto i suoi primi passi con un padrino d’eccezione: Fabrizio Giovanardi (leggi qui). Con Casillo abbiamo ripercorso i momenti salienti del primo anno di vita del campionato, i punti forti e quelli da migliorare in vista della prossima stagione che si preannuncia ricca di contenuti inediti.




La prima domanda è d’obbligo: qual è il bilancio di fine anno?

Diciamo che l’anno agonistico non è ancora finito, ci saranno ancora altri appuntamenti prima di concludere la stagione targata 2019. Ma possiamo ritenerci soddisfatti, sono stati tanti gli appuntamenti in cui ci siamo messi in mostra sfruttando vetrine prestigiose: come questa del Trofeo del Levante o la trasferta di Misano e Vallelunga con i campionati di Peroni. Il nostro tallone d’Achille è la notorietà, perché il prodotto è buono: chi sale sulla nostra macchina non vuole più scendere: ad esempio ci sono Gulizia e Spampinato che stanno lottando per il vertice del campionato, loro sono saliti sulla Ford Ka+ nel primo atto di Pergusa e non sono più scesi. Inoltre ci sono Tarricone, Acampora ed altri piloti che si sono visti in almeno due gare. Siamo soddisfatti soprattutto dell’apprezzamento del prodotto: i piloti apprezzano la telemetria, il corretto funzionamento degli pneumatici, la nostra immagine, ma anche gli eventi collaterali… ad esempio la grigliata del sabato sera vero e proprio momento di aggregazione. Sono tanti piccoli aspetti che fanno piacere ai concorrenti e che a noi, da piloti, avrebbero fatto piacere ricevere, ma ci sono mancati. Siccome la nostra struttura, il Four Project Italia, è formata da piloti, abbiamo raggruppato tutti gli aspetti migliorabili degli altri campionati in cui abbiamo partecipato per soddisfare le aspettative dei nostri clienti. Un esempio è Cozzolino, che in questo weekend partecipa al trofeo 1400, ma ha corso con noi a Vallelunga ed è rimasto positivamente sorpreso dall’ambiente professionale, paragonando la struttura e i momenti di aggregazione a ciò che avveniva ai tempi del Superturismo.”

Sempre rimanendo sui piloti, cosa ne pensano della Ford Ka+, anch’essa al primo anno agonistico: sono soddisfatti o chiedono qualche modifica o miglioria?

“A dire la verità i piloti non hanno chiesto nessuna miglioria per ora, ma siamo noi che vogliamo spingerci oltre! Stiamo studiando qualche piccola modifica per l’anno prossimo per rendere la vettura più performante sul singolo giro. Preferiamo non toccare ulteriormente il motore per una questione di affidabilità: facendo una preparazione esasperata si rischia di comprometterne l’affidabilità e di conseguenza aumentare i costi di gestione. Per quanto concerne le modifiche sull’assetto, geometrie e look ci stiamo pensando, magari introducendo modifiche per donare un aspetto ancora più racing alla piccola Ford come uno splitter anteriore per darle un aspetto più cattivo. Inoltre, in questo primo anno, abbiamo visto cosa si rompe più facilmente nei contatti: usare dei pezzi di serie originali diventa molto dispendioso, soprattutto in caso di forti danni. Per questo stiamo studiando l’opzione di introdurre altre parti in vetroresina, oltre ai paraurti e fari come stiamo già facendo: i vantaggi sono molteplici, oltre a diminuire il peso si andrebbe a ridurre notevolmente i costi di riparazione.”

Per quanto riguarda la telemetria, assoluta novità in un campionato entry level, i piloti hanno apprezzato, è stata utile per migliorare le loro performance?

“Certamente! Noi abbiamo Spampinato, il leader di campionato, che è un diesel: a Misano, al primo contatto con la pista, ha preso nove secondi dal leader, poi in Gara-1 è arrivato secondo, proprio grazie alla telemetria. Leggendo i dati degli altri piloti, infatti, è riuscito a capire dove sbagliava e dove spingevano maggiormente gli avversari. Ha migliorato costantemente di sessione in sessione per potersi giocare la vittoria finale e divertirsi. In generale tutti partono dalle prove libere con un livello base e poi man mano il gap si chiude: anche qui a Binetto in qualifica i primi cinque sono racchiusi in due decimi. Grande merito è soprattuto della telemetria: i piloti vedendo cosa fanno gli avversari sanno che la macchina può affrontare quella curva a quella determinata velocità e spingono con tranquillità. È proprio grazie alla telemetria che possiamo vedere delle gare così spettacolari. Poi le macchine tutte uguali completano perfettamente il quadro: noi avevamo un dubbio su una delle Ford e, per sincerarci, abbiamo fatto due giorni di test con il pilota che ha confrontato la vettura incriminata con un’altra per verificare se effettivamente ci fosse un problema. Al termine della due giorni siamo venuti a capo e l’abbiamo risolto, ora è perfettamente equiparabile a tutte le altre.”

Parliamo forse del fulcro di tutto il campionato: l’AKAdemy…

“Noi abbiamo Andrea Acampora che ha vinto l’AKAdemy: è arrivato a Vallelunga, la sua prima gara, siglando il miglior tempo nelle prove libere, pole position, vittoria e giro veloce in Gara-1, giungendo quarto nella seconda frazione sotto la pioggia. Questo testimonia che se i giovani vogliono avvicinarsi al mondo del Motorsport possono passare di qua e trovare un ottimo livello di concorrenza: a Vallelunga c’era Massimiliano Pezzuto che corre nella TCR DSG Endurance, qui a Binetto corre con noi Francesco Savoia che nella passata stagione ha partecipato alla TCR Italy. L’AKAademy è una chiave, per entrare in questo mondo, che costa pressoché zero al pilota e da la possibilità non solo di affrontare una simulazione di weekend di gara, ma anche di avere un corso teorico che spieghi come funziona una macchina da corsa. Sempre più spesso i giovani prendono la patente, salgono in macchina e guidano, ma non sanno quali siano le dinamiche di un’automobile. Noi cerchiamo di spiegare un po’ tutte le sfaccettature di una gara: dalle traiettorie alle manovre d’emergenza o come si recupera dopo un incidente, insomma cerchiamo di consapevolizzare i ragazzi rispetto a quello che può succedere o che devono far fronte in pista, per comportarsi di conseguenza.”

Verrà riproposta anche l’anno prossimo?

“Senza dubbio, stiamo vagliando ancora in che termini e modi. La nostra idea è di fare un evento AKAademy prima di ogni tappa del Challenge Ford MPM, stiamo cercando di trovare un accordo con i nostri partner. La Ford ha un’accademia (la Ford Performance Drivng University), diretta da Lorenzo Marini, che già svolge un lavoro importante sulla guida sicura: noi speriamo di coniugare queste due realtà, magari usando le nostre macchine e unire anche il nostro corso di guida veloce. Ovviamente dipende anche dal calendario della prossima stagione agonistica per organizzare al meglio il tutto.”

Anche per l’anno prossimo cercherete di mantenere le tre categorie Sprint, Evo e le gare in salita?

“Si abbiamo faticato un po’ nelle gare in salita, sempre per via della notorietà. Poi abbiamo partecipato ad uno slalom, ad Ottaviano (in provincia di Napoli), intitolato al nostro amico Marco Casillo, ottenendo un buon riscontro allestendo quattro Ford: praticamente eravamo il team più numeroso. La macchina, anche se ha pochi cavalli, è piaciuta soprattutto per la sua reattività fra i birilli.

Poi sinceramente quest’anno ci siamo concentrati più sulla pista, perché è il nostro prodotto di punta, ottenendo diverse soddisfazioni: siamo partiti con otto macchine a Pergusa fino ad arrivare alle undici di Vallelunga. Il Trofeo Evo invece sarà parte del Trofeo del Levante e, con ogni probabilità, ci saremo nel weekend del diciassette novembre in occasione dell’ultima tappa. Per quanto concerne la salita abbiamo avuto interesse da diverse parti, ma dobbiamo lavorare a stretto contatto con gli organizzatori e avere uno zoccolo duro di piloti sia per incrementare la sfida interna, che per la nostra organizzazione.”

Parlando proprio dell’organizzazione è difficile spostare la “carovana” sia a livello logistico che nell’atto pratico?

“Più che difficile è un incubo! Noi abbiamo due mezzi: un bilico e una bisarca con i quali spostiamo le auto e l’intero village che, per forza di cose, è molto grande (con quattro tende per parcheggiare tutte le macchine, la tenda spogliatoio e l’ufficio con la sala telemetria). Fare questi spostamenti con l’ausilio di quattro/cinque meccanici oltre a tutto lo staff della Four Project Italia non è facile. Cerchiamo di ottimizzare tutto il lavoro di ciascun componente: io stesso delle volte non riesco ad occuparmi in prima battuta dell’allestimento grafico della tenda per dare priorità allo studio della telemetria, ma sono cose che il pilota capisce. Considerando che le vetture vengono sorteggiate prima del weekend, dobbiamo riconfigurare il cruscotto della AIM come preferisce il pilota e spesso è un delirio, ma il nostro primo obiettivo è la soddisfazione del cliente e la qualità. Noi siamo spinti dalla passione e la vogliamo trasmettere anche ai nostri clienti: se le gare sono serrate e combattute ci si diverte da entrambe le parti.”

Considerando che anche tu sei un pilota, avendo vinto il Campionato italiano Entry Cup, ora sei costretto a ragionare da Team Menager: vedendo gli altri che si danno battaglia non ti vengo dei brividi?

“Più che brividi sono degli infarti! Proprio oggi, nella prima manche, c’è stato un cappottamento di una Ka, fortunatamente non era mai capitato, ma è stata una brutta sensazione. Anche perché  queste macchine le vedo tutti i giorni in officina, sono diventate come delle mie figlie e quando i piloti le “maltrattano” mi sento un po’ male. Ma anche per i ragazzi che ci lavorano e ci dedicano tanta passione è lo stesso, e vedere una macchina demolita non fa mai piacere. Io da pilota certe cose le capisco: l’incidente di gara ci può stare, ma il cappottamento come quello appena avvenuto è un errore, ammesso dallo stesso pilota. A volte capita, ma non è mai bello. E ogni tanto faccio delle lavate di testa: a Vallelunga in Gara-1 hanno “demolito” cinque macchine, nonostante gli abbia fatto una ramanzina nella seconda gara ne hanno “demolite” due… si è abbassata la media, ma il risultato non è cambiato di molto. Inoltre noi in questo periodo abbiamo una sequenza di eventi che non ci permette di riparare tutte le vetture, ma il mondo del motorsport è altamente competitivo e noi cerchiamo in tutti i modi di essere efficienti. Lo dico sia da pilota che da team manager: mi diverto a vederli lottare, ma non buttarsi fuori, la sportellata ci può stare, ma il contatto fisico pesante no! Noi vogliamo alzare lo standard qualitativo, perché c’è chi, vuoi per il budget, può partecipare ad una sola gara all’anno ed è difficile da digerire ritrovarsi al pronti via nella ghiaia con dei danni ingenti alla vettura.”

In conclusione: gli obiettivi per l’anno prossimo, sia quello più realistico che il sogno, quali sarebbero?

“Il sogno è avere l’appoggio della Ford per poter fare qualcosa di veramente in grande, perché con loro al nostro fianco siamo convinti di poter fare un evento che non avrebbe nulla a che invidiare ai vecchi trofei ufficiali come l’Alfa 147 Cup o la Volkswagen Lupo Cup. Ambienti che hanno tirato fuori piloti importanti come Alessandro Balzan o Ronnie Marchetti. Personalmente il mio sogno è che da questo campionato possa uscire un pilota professionista nel mondo Turismo. Realisticamente parlando vorremmo coinvolgere in qualche maniera la Ford dando l’opportunità alla casa, tramite i loro concessionari, di avere una grande visibilità e coinvolgere quante più persone nel loro brand. Noi stessi ci siamo accorti che il prodotto Ka+ è di prim’ordine: correndoci e portandola al limite abbiamo appurato che la macchina è stata progettata e costruita veramente bene. La piccola si è dimostrata molto reattiva alle varie regolazioni, oltre ad essere sincera con il pilota permettendogli di divertirsi provandola a spingere e a “maltrattarla”, perché ti perdona gli errori più lievi. Vorremo comunicare il nostro entusiasmo in tutto l’ambiente, magari facendo avvicinare anche i tifosi alle prime armi: la Ford ha un pedigree Racing che va sostenuto e rinverdito anche in Italia. Ci piacerebbe essere gli artefici di questo ritorno alle corse del marchio dell’ovale, per ora abbiamo trovato un interesse da parte loro, speriamo si concretizzi in una bella collaborazione.”

Da Binetto – Michele Montesano

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