Per celebrare i 48 anni appena compiuti da Alex Zanardi, LiveF1.it ha pensato di ripercorrere la carriera del campione bolognese. Grande pilota ma soprattutto grande uomo che non si è mai arreso di fronte a nulla, nemmeno alla sorte avversa che lo vide protagonista di un terribile incidente nel 2001 al Lausitzring, in seguito al quale come noto perse entrambe le gambe. Anche se, da quel momento drammatico in poi, la sua storia si è trasformata in uno splendido romanzo: Zanardi ha avuto la forza di reagire, raggiungendo traguardi per molti impensabili, dapprima riuscendo a tornare da vincitore in pista, per poi raggiungere l’apoteosi con il trionfo in handbike alle Paralimpiadi di Londra. Spinto da un’insormontabile forza di volontà, la sua storia ha fatto il giro del mondo, diventando un esempio positivo per milioni di persone. Questa è la storia di un eroe.

Alessandro Zanardi nasce il 23 ottobre 1966 a Bologna. Comincia a correre all’età di 13 anni con i kart nel 1980, debuttando nella pista di Vado in una gara sponsorizzata dalla Pubblica Assistenza. Di quella sua prima esperienza in pista Zanardi, nel suo libro “…però, Zanardi da Castel Maggiore!” ricorda quanto segue: “La prima gara a cui partecipai era sponsorizzata dalla Pubblica Assistenza. […] La corsa si svolse nella pista amica di Vado e il team Sfighé si presentò compatto con quattro iscritti. A quei tempi esistevano sei categorie nelle quali cimentarsi a livello nazionale. […] La gara non fu organizzata in base alla categoria di appartenenza ma creando due semplici raggruppamenti: A e B. L’ordine alfabetico suggerirebbe il contrario, ma in realtà A stava per amatori e B stava per buoni. […] Comunque la gara rischiai di non disputarla perché sul mio telaio, si era rotto il disco freno. Non avevano il ricambio e non c’era nemmeno il tempo per la sostituzione. Corsi solo perché Glauco (Solieri, ndr) non partì per la finale. […] Corsi e arrivai nono”.

Dopo due anni si iscrive al Campionato nazionale categoria 300, concludendo in terza posizione. Dopo altri tre anni di gavetta riesce a vincere il titolo italiano, laureandosi campione nella categoria 135cc.

Nel 1988 esordisce nel Campionato di Formula 3 Italiano, con una Dallara-Alfa Romeo del team di Coperchini. Durante la sua prima stagione Alex ha diverse difficoltà, dovute al fatto di aver disputato solamente poche prove su una monoposto di Formula 3, come lui stesso ricorda nel suo libro. “Ovviamente non avevo alcuna sponsorizzazione per me, perciò serviva il budget completo. Firmai. Ma per contenere i costi la scuderia iniziò a tagliare un po’ sulle spese, a partire dai test invernali. Così mi ritrovai a disputare la prima gara di F3 della mia vita con alle spalle due pomeriggi di prove a Verano, due giornate a Vallelunga e una a Misano” . In campionato non va oltre il quinto posto alla sua prima stagione.

L’anno dopo, con la Ralt-Toyota del team Racing for Europe, ottiene le prime soddisfazioni, come la pole position nella gara inaugurale di Vallelunga, conclusa poi al secondo posto. Nel 1990, con una Dallara-Alfa Romeo del team RC Motorsport, conquista le sue prime due vittorie e sfiora il titolo italiano. Inoltre, parte in pole position al GP di Montecarlo di F.3 e vince l’europeo in prova unica a Le Mans dopo la squalifica di Schumacher.

Di quell’episodio, Alex racconta in dettaglio tutta la scena relativa alla raccolta delle prova che inchiodavano Michael:

“ […] Ma la storia più buffa fu la raccolta della documentazione. L’idea di Catella fu: facciamo una foto al suo motore. Così in un inglese maccheronico, andò da Michael a dirgli più o meno “Can I have a photo with the new European champion?” Posso scattare una foto con il nuovo campione europeo? La facciamo qui di fianco alla macchina. Insisteva Catella. Tornò da noi con la Polaroid e, boia d’un mondo, il particolare non si vedeva bene. Per cui tornò a scattarla, ulteriormente spostato. “Un po’ più in là” diceva al tedesco. Il tutto per inquadrare il motore su cui c’era scritto Opel-Spiess. Noi ridevamo come pazzi, però la cosa assunse toni drammatici. I commissari, quando presentarono il reclamo, si misero a ridacchiare. Ma mezz’ora più tardi uscirono dalla riunione con i musi lunghi squalificando Schumacher. Divenni campione europeo”.

Nel 1991 passa in Formula 3000 con il team Barone Rampante di Giuseppe Cipriani, conosciuto quando erano rivali in F.3, al volante di una Reynard 91D-Mugen. Vince la gara d’esordio a Vallelunga e si ripete nuovamente al Mugello, ma nonostante quell’anno parta otto volte su dieci gare in prima posizione il titolo gli sfugge e viene conquistato da Christian Fittipaldi.

Nello stesso anno debutta in Formula 1 con la Jordan nelle ultime tre gare della stagione, arrivando nono sia in Spagna che in Australia, ma ritirandosi nel Gran Premio del Giappone.

Nel 1992 corre tre gare in sostituzione di Christian Fittipaldi con la Minardi: non si qualifica in Gran Bretagna e Ungheria, mentre in Germania riesce nell’impresa rifilando mezzo secondo al compagno Gianni Morbidelli, ma al secondo giro rompe la frizione venendo costretto al ritiro. Durante quell’anno, Zanardi svolge un test con la Benetton, ma alla fine firma per la Lotus al fine di disputare la stagione 1993. Il bolognese ricorda così quell’episodio: “Firmai con la Lotus perché ne ero innamorato. La sera in cui siglammo il contratto rimasi a Ketteringham Hall, la sede storica della scuderia, nel Nortfolk. Restai lì, perché ero affascinato da tutto: aprendo ogni porta e entrando in ogni stanza mi sembrava di incontrare il fantasma di Colin Chapman, il fondatore del team scomparso dieci anni prima”.

Nel primo anno con la scuderia inglese realizza il suo primo punto iridato grazie al sesto posto ottenuto in Brasile. L’anno successivo, a causa delle difficoltà economiche della Lotus, la sua annata comincia nel Gran Premio di Spagna, quinto appuntamento della stagione, dove si piazza nono. Durante la stagione salta anche il Gran Premio di Portogallo e Belgio e al termina del 1994 il suo miglior risultato sarebbe stato proprio il nono posto in Spagna. Dopo il fallimento del team, Zanardi rimane senza sedile e nel 1995 partecipa alla gara di Porsche Supercup a Imola, oltre a correre nella categoria GT3 con discreti risultati.

Ma il suo sguardo volge verso l’America. Dapprima Rick Gone, direttore commerciale della Reynard, tenta di portare Alex nella Champ Car, ma senza riuscirci. In seguito Chip Ganassi, in cerca un pilota da affiancare a Jimmy Vasser, si convince di dare una chance a Zanardi per fare un test. L’italiano ottiene ottimi risultati durante un testa a testa con Jeff Krosnoff, e così ottiene un contratto con la prestigiosa scuderia.

Nel primo anno in Champ Car con il team Ganassi Racing, Alex ottiene la pole position alla seconda gara e tre vittorie nel corso della stagione (tra cui quella memorabile di Laguna Seca con il sorpasso al cavatappi su Bryan Herta) che gli assicurano il terzo posto in campionato ed il titolo di “Rookie of the year”.

L’anno successivo, al termine di una stagione esaltante, riesce a conquistare il titolo; risultato che riesce a bissare nel 1998, diventando così un idolo dei tifosi americani ed un punto di riferimento temuto e rispettato dagli avversari. Grazie a questi successi nella Champ Car, ottiene un contratto in Formula 1 con la scuderia Williams per la stagione 1999.

L’annata si rivela però deludente: Alex come miglior risultato conquista il settimo posto nel Gran Premio d’Italia e non viene confermato in squadra per la stagione successiva.

Dopo questa delusione in Formula 1, decide di tornare nuovamente a correre nella Champ Car: nel luglio del 2000 sostiene alcuni test con la scuderia di Mo Nunn, che gli offre un contratto per la stagione 2001. In quell’anno partecipa solo ad una gara, il Rally di Monza.

L’inizio della stagione 2001 non porta però buoni risultati. Il 15 settembre 2001, sulla pista tedesca del Lausitzring, Zanardi conduce a lungo la gara in testa prima di effettuare un rifornimento a poche tornate dal termine. In uscita dalla pit-lane, il bolognese perde però il controllo della sua vettura finendo in testacoda e quindi in mezzo alla pista, con le altre vetture che sopraggiungono a tutta velocità. In quel momento, sopraggiunge il pilota italo-canadese Alex Tagliani che nulla può per evitare il devastante impatto. La vettura di Tagliani colpisce perpendicolarmente la vettura di Zanardi all’altezza delle gambe del pilota italiano, spezzando in due la Reynard Honda guidata dal bolognese. Prontamente raggiunto dai soccorsi, Zanardi appare subito in una situazione critica, con lo schianto che aveva provocato l’amputazione di entrambi gli arti inferiori ed il rischio di farlo morire dissanguato. Per salvargli la vita Steve Olvey, il capo dello staff medico della CART, ferma le arterie femorali del pilota per tentare in qualche modo di bloccare la massiccia emorragia. Subito dopo il pilota viene caricato sull’elicottero e condotto all’ospedale di Berlino, dove rimane in coma farmacologico per circa due settimane e viene sottoposto a diverse operazioni.

Dopo aver sostenuto una lunghissima riabilitazione, Zanardi nel 2002 ritorna sul circuito nel quale aveva avuto il terribile incidente per percorrere idealmente la parte finale di quella gara mai conclusa, realizzando degli ottimi tempi che in una qualifica normale gli sarebbero valsi la quinta posizione in qualifica.

Ma la sua carriera è destinata a proseguire nelle ruote coperte: nel 2005, a bordo di una BMW con appositi comandi al volante, vince in Germania, gara valida per il Mondiale Turismo, riuscendo ad imporsi anche nel campionato italiano Superturismo.

Nel 2006 partecipa ancora con la BMW al Campionato Italiano Superturismo e al WTCC, dove conquista la seconda vittoria in campo internazionale dall’incidente del Lausitzring in occasione di gara-1 a Istanbul, mentre nel 2009 si impone in gara-1 a Brno.

Dal 2007 decide di cimentarsi anche nelle manifestazioni sportive per atleti disabili: partecipa alla maratona di New York cogliendo un eccellente 4° posto in handbike. Il 19 giugno 2010, ai campionati italiani di ciclismo su strada di Treviso, conquista la maglia tricolore, mentre nei campionati mondiali del 2011 a Roskilde vince la medaglia d’argento nella prova a cronometro ed ottiene il 5° posto nella prova in linea. Il 6 novembre 2011 si impone nella maratona newyorkese, stabilendo nell’occasione anche il nuovo record della categoria handbike.

Il 18 marzo 2012 conquista la maratona di Roma, timbrando pure stavolta il record del percorso e nell’estate dello stesso anno si presenta al via dei XIV Giochi paralimpici estivi di Londra: conquista l’oro nella gara contro il tempo svoltasi sul circuito di Brands Hatch e sulla stessa pista ottiene il suo secondo titolo paralimpico nella prova su strada. Il giorno dopo riesce ad ottenere la sua terza medaglia nella staffetta a squadre mista H1-4 insieme a Francesca Fenocchio e Vittorio Podestà.

Al termine della Paralimpiade viene scelto come portabandiera azzurro per la cerimonia di chiusura dei Giochi, venendo eletto “Atleta del mese” da un sondaggio online del Comitato Paralimpico Internazionale.

L’anno successivo vince la Coppa del Mondo e ai successivi campionati mondiali di Baie-Comeau inanella tre medaglie d’oro, confermandosi nelle prove a cronometro, su strada e nella staffetta mista assieme a Vittorio Podestà e Luca Mazzone.

L’anno successivo ai mondiali statunitensi di Greenville trionfa nuovamente nella cronometro e nella staffetta, mentre nella gara in linea conquista la medaglia d’argento alle spalle del sudafricano Ernst Van Dyk.

Da pochi giorni ha raggiunto un altro importante traguardo, compiendo in meno di 10 ore il percorso impervio dell’Ironman Triathlon ai mondiali di Kona: un’impresa che Alex ha raggiunto nuotando per 3,6 km in mare aperto, percorrendo 180 chilometri di handbike e 42 chilometri con la carrozzina olimpica. Un’impresa che mostra ancora di più la forza e il cuore di Alex. Il quale non ha certo appeso il casco al chiodo, avendo preso parte quest’anno al campionato Blancpain GT Sprint. Insomma, la favola di Alex Zanardi continua…

Chiara Zaffarano

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