Un clamoroso quanto insolito “ammutinamento” ha caratterizzato la prima gara del week-end Superbike in Argentina, in corso di svolgimento sul tracciato di San Juan. Ben sei piloti hanno infatti deciso di non prendere il via di gara-1, reputando le condizioni dell’asfalto troppo pericolose per garantire gli standard minimi di sicurezza. Una situazione che ha generato una sequenza di polemiche nel paddock, con reciproci scambi di accuse e sulla quale la Dorna non è finora intervenuta in via ufficiale.




Lo sciopero di San Juan. Potrebbe essere riassunto in questo modo quanto andato in scena nel corso della prima gara argentina del Mondiale Superbike, con numerose caselle rimaste vuote in griglia a causa della decisione di alcuni piloti di disertare lo start per motivi di sicurezza. Chaz Davies, Marco Melandri, Eugene Laverty, Sandro Cortese, Leon Camier e Ryuichi Kiyonari non hanno infatti partecipato alla prima manche, ma l’elenco sarebbe potuto essere ancora più lungo.

Alla base di questa clamorosa presa di posizione le condizioni precarie dell’asfalto, con la presenza di tanta sabbia in pista a rendere ancora più precaria la condizione di aderenza. Una situazione che per molti protagonisti delle derivate di serie è stata ritenuta inaccettabile, ma che al tempo stesso ha generato diversi malumori all’interno del paddock.

Tra i più duri Eugene Laverty, che ha apertamente accusato Jonathan Rea: “Il 90% di noi inizialmente non voleva correre, poi Rea è stato tra coloro che hanno cambiato idea, ed il suo comportamento mi ha deluso, visto che dovrebbe essere il nostro rappresentante. Questa pista non avrebbe mai dovuto essere omologata, la sicurezza viene prima di tutto. Invece, l’organizzatore ha pensato bene di andare dai vari team manager per fare pressione e convincerci a correre”.

A fargli eco un altrettanto adirato Marco Melandri: “Una situazione grottesca, l’asfalto è stato terminato soltanto mercoledì ed in alcuni punti, a causa dell’aumento delle temperature, vi era dell’olio che fuoriusciva. Tutti eravamo d’accordo sulla modifica del format, puntando a disputare entrambe le gare di Domenica visto che la temperatura si sarebbe abbassata, ma poi alcuni di loro hanno deciso di correre”.

Anche Chaz Davies ha sottolineato il repentino cambio di rotta da parte di alcuni piloti: “Sino a pochi minuti prima del via eravamo in quindici a non voler correre. Poi però alcuni hanno subìto la pressione dei propri team manager ed hanno deciso di correre. Credo che il nostro parere dovrebbe contare di più”.

Un clima decisamente infuocato, in attesa che gara-2 possa decretare il nome del vincitore di un week-end alquanto travagliato.

Marco Privitera

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