Come da tradizione alla fine di ogni 24 Ore di Le Mans tutti i piloti e team si lasciano andare alle emozioni, scaricando tutta l’adrenalina accumulata nel corso di un’intera settimana di passione. Non è andata diversamente quest’anno, con le lacrime di incredulità dell’equipaggio Toyota #7 che si è visto scappare dalle mani lo scettro, a meno di un’ora dal termine, per un problema che sa tanto di giallo; le lacrime di gioia della Toyota vincente e di chi ha conquistato, oltre alla 24 Ore, anche il mondiale endurance.

 

Abbiamo visto la gioia del team Alpine Signatech, che finalmente ha coronato il sogno di salire sul tetto del mondo in classe LMP2. Come non menzionare la prova di forza del team AF Corse che, nonostante un’ennesimo BoP sfavorevole, è riuscito a trionfare in una 24 Ore serrata per la classe GTE Pro, abdicando lo scettro di Pier Guidi-Calado nel migliore dei modi.

Ci sono anche le lacrime di gioia di chi sa di aver fatto l’impresa, come il Keating Motorpsort che, al suo esordio a Le Mans con la Ford GT privata, ha suonato sberle ai rivali.

In LMP1 il risultato era più che scontato, ma, quando si parla dell’equazione Toyota + Le Mans, mai dare nulla per certo! Infatti anche quest’anno le sorprese non sono mancate con annesso finale thrilling: con la #7 che, dopo aver dominato nell’arco dell’intera gara, a meno di un’ora dello scoccare dello scadere del tempo ha visto Lopez andare sullo sporco nel tentativo di effettuare i doppiaggi. Il pilota argentino ha visto immediatamente accendersi la spia della foratura e dal muretto gli hanno intimato di rallentare e portare la vettura ai box sana e salva. Nakajima ne ha subito approfittato per conquistare la leadership e non l’ha più mollata: neanche un arrembante Lopez ha fatto smuovere il muretto box giapponese per far invertire le posizioni. Risultato?

Un mix di sentimenti contrastanti sul podio assoluto di Le Mans: fra rabbia e gioia, dolore ed euforia.

A sorridere troviamo anche il team SMP Racing, che ha conquistato un podio che sa di vittoria: non era semplice battere un mostro sacro quale il team Rebellion, che vanta una grande esperienza nella maratona di durata.

Lacrime di gioia incontenibile sul traguardo delle LMP2 con il team Alpine, che finalmente ha coronato il suo sogno, e Lapierre che a stento faticava a trattenerle: indicando il podio per segnare la doppia vittoria nella 24 Ore e per il titolo mondiale. Senza contare la soddisfazione, dopo un anno, di sentire l’inno francese meritatamente e non dopo le decisioni a tavolino della passata stagione.

Poco più in la, nella pitlane, lacrime amare da asciugare per il G Drive Racing, che ha accarezzato per diverse ore il sogno di poter riconquistare il successo dell’anno passato ottenuto sul campo, ma poi sottratto per irregolarità nel dopo gara. Agli altri questa volta è stato relegato il ruolo di comprimari: mai realmente in grado di competere per il successo.

Menzione speciale per l’equipaggio tutto tricolore del Cetilar Racing, per l’ultima volta affidato alle cure del team Villorba, con una strategia tutta improntata sulla regolarità del passo gara. Il tutto stava pagando, ma poi l’inconveniente è sempre dietro l’angolo e, prima per un problema al cambio, poi per una penalità da scontare, la top-10 è sfumata. Poco male, considerando che l’anno prossimo ci riproveranno e che a breve inizieranno la loro cavalcata nella Super Stagione 2019-20 del WEC.

GTE Pro che ha visto il duello più acceso e duro, dopato in qualche modo dal sempre amato e odiato BoP, ma che poi ha visto prevalere la selezione naturale della pista e trionfare la vettura meno accreditata.

Gli occhi erano tutti puntati sullo squadrone Ford, alla sua ultima apparizione ufficiale, e l’inizio non ha deluso: uno scontro fra la GT americana e le Aston Martin inframezzata dalla longeva Corvette. Fra i continui avvicendamenti in pista ad uscire sulla lunga distanze è stata la Ferrari dei campioni in carica Pier Guidi-Calado, affiancati per l’occasione da Serra, che hanno colmato il gap della vettura con la loro esperienza e visione di gara coadiuvati da un muretto box perfetto (Ferrari F1 prendi esempio).

Dove il mezzo non ha potuto, hanno messo il cuore e l’anima gli uomini: questo è il simbolo più vero, autentico e romantico del Motorpsort; nulla da fare per il titolo perso ma, mai come i questo caso, la gara vale molto di più di un campionato.

Addio, o arrivederci, comunque gara da dimenticare per la BMW che, dopo una gestazione più lunga della carriera agonistica, abbandonerà le scene del WEC con la sua M8: vettura nata male per via delle troppe pressioni politiche che rischiano di ammazzare questa categoria soprattutto dopo l’avvento delle Hypercar.

Anche la GTE Am rischierà di essere ammazzata a livello di spettacolo dopo il dominio assoluto della Ford GT, una vettura che di Gran Turismo ha solo il nome e che messa in condizioni di poter vincere rischierà di rendere la prossima Super un monologo dell’Ovale Blu.

Archiviata questa 24 Ore di Le Mans gli occhi sono già puntati più che al futuro imminente (con il WEC che ricomincerà a settembre da Silverstone) e al futuro prossimo, targato 2020, quando entrerà in scena il nuovo regolamento tecnico e nuovi costruttori pronti a darsi battaglia in un campionato che ha visto man  mano perdere appeal nella classe top.

Michele Montesano

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