Genesio Bevilacqua è un’istituzione del Mondiale Superbike. Presente da anni nel paddock come team manager, fautore del titolo di Carlos Checa con la 1098R, quando la Ducati aveva deciso di ritirarsi ufficialmente dal mondiale delle derivate di serie, adesso Bevilacqua ed il team Althea Racing passano da BMW ad Honda per tornare a puntare a quelle posizioni che con la casa bavarese erano inavvicinabili. Progetto ambizioso e grandi collaborazioni con Moriwaki ed HRC.

Da questa presentazione mi è parso di capire che c’è una collaborazione più stretta tra Moriwaki ed Althea ancor più che con HRC. Parliamone…

“Lo ha già detto Midori Moriwaki sul palco, ti spiego. Ci siamo incontrati 10 anni fa e abbiamo collaborato con Moriwaki per promuovere un trofeo con le loro moto volto a far nascere giovani talenti non più ‘duetempisti’ ma con moto a quattro tempi prodotti da Honda tramite il loro marchio e dando il via a quello che alla lunga è diventato il concetto della Moto3. A costi chiaramente molto più contenuti.”

Adesso c’è la preparazione per i test, ma la Honda CBR per la SBK non è pronta. Quanto potete trasportare del lavoro che state facendo sulla moto EWC?

“La moto che usiamo ora è estremamente evoluta e usa una specifica che va bene sia per la 8H di Suzuka sia per le gare del Japan Superbike. La moto è nuova e ne dobbiamo ancora scoprire il potenziale e chiaramente il tempo non è dalla nostra parte. In ogni caso la base la abbiamo già compresa e c’è solo da lavorarci intorno. A mio parere può essere una moto interessante già da questa base di partenza anche con i regolamenti attualmente in vigore.”

Alessandro ha fatto i test ed è sceso con il sorriso. Come ti è sembrato?

“La mia impressione è che, dopo i long run che è riuscito a finalizzare nei test di Jerez, Alessandro si trovi abbastanza bene già da subito e sta facendo tanta esperienza. Chiaramente il primo approccio non è sufficiente per poter giudicare il progetto in toto, ma se il tuo pilota scende con il sorriso dalla moto è indicativo che abbia dei margini su cui lavorare, cosa tutt’altro che scontata. Per noi il primo obiettivo era creare una connessione pilota-moto e pilota-squadra, non abbiamo usato né gomme da tempo, né materiali particolari.”

Phillip Island. Se dovessi andare via tu, con il sorriso, in che posizione sarebbero arrivate le tue moto?

“Io dall’Australia sono venuto via tante volte con la coppa del vincitore, ma è ovvio e ragionevole pensare che sia per noi come team che per Honda in qualità di casa motociclistica più grande al mondo le aspettative sono elevatissime. Però bisogna considerare la giovinezza del progetto, noi andiamo motivati e determinati per essere al top della categoria. Il resto è duro lavoro.”

Alex Dibisceglia

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