Lewis Hamilton, proprio come il suo omologo in MotoGP Marc Marquez, ha conquistato l’ennesimo titolo mondiale con svariate gare d’anticipo. Negli anni, solamente Valentino Rossi e Michael Schumacher avevano abituato tifosi e addetti ai lavori a momenti di dominio di questo spessore, lasciando la platea a bocca aperta e difficilmente trovando uno sfidante all’altezza. Per questo ci siamo chiesti: ci sono dei punti in comune tra queste due grandi storie parallele che coinvolgono le massime categorie del motociclismo e dell’automobilismo mondiale? C’è qualcosa da cui le prossime generazioni di piloti possono imparare?




NON È UN RAFFRONTO STORICO

Questo editoriale non nasce come un mero raffronto storico in cui si vuole andare a comparare i numeri che compongono il DNA da fuoriclasse dei vari Valentino Rossi, Marc Marquez, Lewis Hamilton e Michael Schumacher: i più appassionati si ricordano bene i momenti (tra l’altro molto vicini sulla linea temporale) in cui queste fulgide stelle hanno firmato campionati a suon di vittorie e giri veloci, quindi sapranno già come stanno le cose.

È infatti impossibile confrontare ere in cui i controlli elettronici erano una mera fantascienza, le F1 avevano scorbutici motori dai più disparati frazionamenti, le 500 2T non riuscivano a rimanere ferme nemmeno in rettilineo e le monoposto montavano gomme scanalate come coperture slick. Qui vogliamo capire come questi campioni siano arrivati a ricoprire i ruoli che attualmente ricoprono, come si sono guadagnati il posto nella storia e come mai il distacco dagli avversari sembra, e resta, a tratti incolmabile.

VALENTINO ROSSI: LA NASCITA NEL 2 TEMPI

Il semplice comparare Marc e Valentino a causa dei trascorsi in HRC lascia decisamente il tempo che trova.

Il “Dottore” in gioventù si è ritrovato a correre con vere e proprie macchine da guerra come i due tempi, mezzi che potevano grippare in qualsiasi istante lanciando il fantino in aria senza preavviso. In queste condizioni i numeri di Rossi fanno comunque impressione: 39 vittorie tra 125, 250 e 500, e ben 59 podi totali. L’era della MotoGP lo ha comunque visto titolato di altri sei allori, per un totale di 9 vittorie di campionato fino ad oggi.

MICHAEL SCHUMACHER: I “RUSPANTI” ANNI NOVANTA

Un po’ tutti abbiamo presente la storia dell’esordio di Schumi in quel di Spa, anno di grazia 1991. Di quell’epoca tendiamo però a dimenticarne il contesto “ruspante”: se andiamo a rispolverare le riviste dell’epoca troviamo nomi come Andrea Moda, motori V8, V10 e V12 contemporaneamente in pista, combinazioni monoposto-motore-gomme-assetto da qualifica… il tutto condito da guasti e dal vecchio adagio secondo il quale “per vincere le gare bisogna prima finirle”. Imola 1994 cambierà tutto questo, ma tra il 1991 e il 1995 Schumi metterà assieme due titoli mondiali e getterà le basi di una rivoluzione nel ruolo del pilota dentro l’abitacolo (con un controllo quasi totale di tutti i parametri della monoposto in tempo reale) che poi porteranno altri cinque titoli con la Ferrari e un totale di 91 vittorie.

UNA CONCORRENZA DIVERSA

Un altro carattere comune tra queste due storie di motorsport riguarda i rivali con cui Valentino, Marc, Michael e Lewis hanno avuto a che fare.

La più grande differenza tra il “Cabroncito” e Rossi è infatti la concorrenza: negli anni Valentino ha trovato netta difficoltà ad incontrare piloti del suo calibro e nella giusta condizione tecnica per poterlo contrastare. Gli stessi Stoner e Lorenzo non sono sempre stati in grado di competere, ma questo è anche merito di un longevo Rossi che non ha mai lasciato nulla per strada, raccogliendo punti ovunque fosse possibile e sapendosi accontentare.

La parabola vincente di Schumi, invece, inizia in un contesto in cui la Formula 1 si trova momentaneamente orfana di nomi “pesanti” anche se, almeno fino all’apertura del ciclo vincente in Ferrari, il tedesco trova sulla strada rivali inseriti in un contesto tecnico mediamente migliore o paragonabile al suo. Dal 2000 al 2004 la storia cambia, perché Schumi si è calato (e forse ha contribuito a costruire) all’interno del contesto tecnico migliore e per gli altri, spesso cercati in altre categorie, sono rimaste solo le briciole.

MARC MARQUEZ: CAMPIONE TRA I CAMPIONI

Marc Marquez non è sempre stato così come lo vediamo oggi: la sua capacità “ragionieristica” è estremamente recente, quasi un simbolo di maturazione, ma a schierarsi contro lo spagnolo abbiamo trovato un elenco di nomi che difficilmente si possono ricordare nella storia, soprattutto se consideriamo che il boom dei talenti in MotoGP è una cosa molto recente.

La maggior parte delle gare non sono più decise a cinque giri dalla partenza, simbolo di equilibrio tecnico, ma anche in queste difficili condizioni a Marquez è sfuggito un solo titolo rispetto alle sette stagioni corse nella top class. In soli sette anni Marc annovera 94 podi, di cui 55 conclusi sul gradino più alto, mentre sul totale di carriera è a 34 vittorie di distanza dal “Dottore”, con 101 podi di distacco. Ha almeno ancora 15 anni per poter raggiungere Valentino e, visto il ruolino di marcia che sta tenendo, difficilmente mancherà l’obiettivo.

L’EVOLUZIONE DI LEWIS HAMILTON

Rispetto a Marquez, Lewis Hamilton ha avuto bisogno di un po’ più di tempo per incanalare correttamente l’eccessiva irruenza caratteristica degli esordi, per disporne a comando quando serviva correre veramente al limite (caratteristica comune ai grandi piloti). Lewis ha corso in un contensto denso sì di nomi “pesanti”, ma per almeno metà della sua carriera lo ha fatto a bordo di un mezzo tecnicamente avvantaggiato rispetto alla concorrenza. Attenzione, perché non potremo mai apprezzare fino in fondo e quantificare il contributo di Lewis in questo contesto.

Lewis ha la concreta possibilità di sorpassare i record di vittorie e titoli mondiali di Schumi: da una parte, statisticamente, i campionati più densi di gare lo possono agevolare, dall’altra la concorrenza non sembra aver raggiunto un grado di maturità tale da contrastarlo nelle singole giornate e sul medio periodo.

CONCLUSIONI

Queste storie parallele di motorsport, tra l’altro avvenute su periodi temporali perfettamente sovrapponibili, ci raccontano come in contesti simili, eppure totalmente differenti, il talento e la capacità di coltivarlo siano alla base di risultati sorprendenti. Se c’è qualcosa che le nuove generazioni di piloti possono imparare per tentare l’assalto alla storia delle due e quattro ruote, queste storie sono ricche di spunti ed elementi da cui attingere a piene mani.

Alex Dibisceglia & Luca Colombo

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