E’ una sensazione strana, e al tempo stesso molto piacevole, quella di poter intervistare un ragazzo che ha appena realizzato il proprio sogno. Capace di crescere anno dopo anno, superando le difficoltà e i momenti più complessi, per arrivare finalmente a raggiungere l’obiettivo cercato da una vita. Quel ragazzo si chiama Antonio Giovinazzi, ed oggi è un pilota di Formula 1.




Il clima nell’hospitality Alfa Romeo a Montmelò è piacevole e molto rilassato. Non c’è quella sensazione di parziale distacco che, seppur alle prese con piloti abituati a rilasciare quasi meccanicamente interviste, si avverte quando non si conosce personalmente il proprio interlocutore. Con Antonio c’è un rapporto confidenziale sviluppatosi ormai da molto tempo e, soprattutto, da tempi…non “sospetti”. Tant’è vero che, quasi casualmente, con lui iniziamo la chiacchierata parlando…di calcio: “Stasera c’è Real Madrid-Barcellona? Gran bella partita. Ma io limito a tifare per le squadre italiane quando giocano in coppa”.

Davanti a sé, Antonio ha una stagione straordinariamente importante e un mare di sogni da realizzare. Opportunità da cogliere al volo, spesso senza avere una seconda chance, in un mondo ben poco incline a perdonare e “dimenticare” gli errori. Eppure, con lui decidiamo di partire dal passato. Più precisamente mostrandogli il video di un’intervista, la prima che realizzammo con lui, datata Ottobre 2014. A quei tempi, era “solo” un promettente ma semi-sconosciuto pilota di Formula 3…

Antonio, guarda questo video: capello corto e tanti sogni nel cassetto. Che effetto ti fa rivedendoti a distanza di quasi cinque anni? Come sei cambiato, non soltanto come pilota ma soprattutto dal punto di vista personale?

Beh, ricordo bene questa intervista. Eravamo a Imola, arrivavo da una prima parte di stagione davvero complicata, poi a metà anno mi cambiarono il telaio e i risultati iniziarono subito a migliorare. A fine anno mi classificai al quinto posto, ma ancora meglio riuscii a fare l’anno seguente, quando colsi il secondo posto lottando fino alla fine per il titolo. E’ una strana sensazione ripensare a quei momenti, ma farlo sicuramente mi aiuta a ricordarmi di tutti i sacrifici fatti per essere dove mi trovo adesso.

 

Momenti di gioia ma anche qualche inevitabile delusione…

Sì, naturalmente la carriera di un pilota è fatta di alti e bassi. Ho comunque sempre cercato di essere positivo, di farmi trovare pronto per non lasciarmi sfuggire nessuna occasione.

A proposito della tua carriera, puoi identificare un vero e proprio momento di svolta che ti ha aiutato a fare il salto di qualità decisivo?

Mah, posso dire che sicuramente l’anno in GP2 mi ha aiutato tantissimo da questo punto di vista. Originariamente il programma prevedeva per me due anni in quella categoria, dopodiché avremmo potuto pensare ad un eventuale approdo in Formula 1. Ma quella stagione si è rivelata talmente positiva da potermi aprire delle porte sinceramente inaspettate. Un’annata fenomenale con un team fantastico come Prema, capace all’esordio nella categoria di piazzarsi al primo e secondo posto…

Però ricordo ancora la delusione dipinta sul tuo volto al termine del week-end di Abu Dhabi, subito dopo aver perso il titolo all’ultima gara…

Me la ricordo anch’io. Ma anche in quei momenti di sconforto, ho sempre pensato che l’occasione giusta sarebbe comunque arrivata. Devo dire che se mi avessero detto a inizio anno che sarei arrivato secondo in campionato rimanendo fino all’ultimo in lotta per il titolo, ci avrei messo subito la firma!

Sempre guardandoti indietro, possiamo identificare delle persone che hanno svolto un ruolo chiave nella tua carriera e che meritano di essere menzionate? Oltre a tuo padre, naturalmente…

Beh certo, mio papà mi segue sempre ed il primo pensiero e ringraziamento va a lui. Adesso non è qui, ma solo perché si sta preparando per Melbourne…diciamo che la mia carriera ha avuto molte sliding doors, opportunità che sono stato bravo a cogliere nel momento giusto. Ricordo ai tempi del karting una figura come quella di William Santini, che mi permise di diventare pilota ufficiale Top Kart senza dover portare alcun budget, visto che la mia famiglia comunque aveva già affrontato molti sacrifici per farmi iniziare a correre. Poi naturalmente un’altra figura fondamentale è stata quella di Ricardo Gelael, il quale mi ha concesso l’opportunità di passare dal karting alle monoposto supportando la mia carriera sino alle soglie della Formula 1. E poi un altro passaggio fondamentale è stato alla fine del 2015, quando ho incontrato il mio attuale manager Enrico Zanarini che mi aperto le porte del Team Prema ed in seguito agevolato il mio passaggio verso la Formula 1 e la Ferrari, dove comunque non sarei potuto mai arrivare senza l’interesse e l’apprezzamento di Sergio Marchionne.

Sei una persona molto legata alle tue origini. Martina Franca, la tua famiglia, i tuoi amici: ogni volta che puoi farlo, tornare a casa rappresenta una sorta di ritorno al “grembo materno”. Ma come stanno vivendo il fatto che ora tu sia diventato un pilota di Formula 1 le persone che ti hanno visto crescere?

E’ una sensazione molto bella. Il fatto che un martinese possa rappresentare l’Italia in Formula 1 costituisce un motivo di grande orgoglio. Ogni volta che ne ho la possibilità è un piacere tornare a casa. Nulla è cambiato da parte mia, ma sicuramente percepisco intorno a me la grande attesa e soddisfazione per questo risultato. Che per me, ci tengo a sottolinearlo, non rappresenta un punto di arrivo…bensì di partenza!

Nel corso degli anni, noi di LiveGP.it abbiamo avuto diverse volte l’opportunità di intervistarti. Naturalmente però ora è tutto cambiato: la Formula 1, gli addetti stampa, le prenotazioni, i tempi di attesa…come gestisci il rapporto con i media e con i tifosi in questo ruolo? Ti capita di avvertire un po’ di pressione?

Mah, per fortuna con gli anni sono un po’ migliorato con le public relation, almeno rispetto all’intervista che mi hai mostrato prima…(ride). Però credo che sia normale essere al centro dell’attenzione della stampa, anche perchè il fatto che da otto anni non ci fosse un pilota italiano in Formula 1 crea molta curiosità. Per quanto riguarda i fans, cerco sempre di non dimenticarmi da dove sono arrivato: mi ricordo di quando ero bambino e vedevo questo mondo come qualcosa di inaccessibile, e ora che ne faccio parte non intendo assolutamente dimenticarmi delle mie origini. Quindi, quando vedo un bambino che mi corre incontro per un autografo o un selfie, automaticamente mi tornano alla mente i ricordi della mia infanzia e…mi rivedo in loro.

Antonio, hai mai avuto il dubbio che questo momento potesse non arrivare mai? Forse per il solo fatto di essere un pilota italiano e quindi impossibilitato a godere degli aiuti finanziari di cui hanno magari usufruito tuoi avversari, con qualità sicuramente inferiori alle tue?

Non direi, anche perché sono sempre stato convinto delle mie qualità. Credo che il fatto che un pilota italiano mancasse dalla griglia da così tanto tempo non mi abbia né avvantaggiato ma nemmeno penalizzato. Sono orgoglioso di rappresentare il tricolore in Formula 1 e spero di poterlo fare ancora molto a lungo.

Tu sei quasi un “maniaco” della preparazione: come hai gestito questo aspetto nel corso dell’inverno, sapendo che ti saresti per la prima volta trovato a dover gestire una stagione lunga ed impegnativa come quella di Formula 1?

Sì, ho sempre tenuto molto alla forma fisica e anche nei due anni in cui non ho corso ho mantenuto un allenamento costante per farmi trovare pronto. Quest’inverno abbiamo sostenuto una preparazione un po’ più intensa del solito, per ora non avvertito alcun problema e mi sento pronto per affrontare una stagione che si preannuncia impegnativa non soltanto dal punto di vista fisico, ma anche da quello mentale. Non vedo l’ora di iniziare!

In bocca al lupo, Antonio: continua a costruire il tuo sogno…

Da Montmelò (Spagna) – Marco Privitera

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