Con un comunicato ufficiale ha preso forma quella che da giorni era una “voce di corridoio” molto insistente: i CDA del Gruppo FCA e del Groupe PSA hanno dato via libera alla fusione tra i due gruppi, la quale, una volta messa in atto, dovrebbe portare alla creazione del quarto player (per dimensione produttiva) nel mondo dell’automobile.




Stando a quanto riporta il comunicato ufficiale, i consigli di amministrazione di FCA e del Gruppo Peugeot (PSA) hanno deciso di “lavorare ad una piena aggregazione dei rispettivi business tramite una fusione paritetica”, dando di fatto il semaforo verde alle discussioni interne per raggiungere (nelle prossime settimane) un “Memorandum of understanding vincolante”.

La fusione dovrebbe far nascere il quarto gruppo mondiale nel settore automobilistico e si stima che la “potenza di fuoco” di questo nuovo player possa aggirarsi su 8.7 milioni di veicoli prodotti e venduti per anno. In altre parole, essere “il quarto gruppo mondiale” significa mettersi, numeri di produzione e vendita alla mano, più o meno allo stesso livello di General Motors, stando “in scia” a Toyota, Volkswagen e Renault-Nissan-Mitsubishi (accreditati di una capcità produttiva tra i 10.5 milioni e gli 11 miloni di veicoli per anno).

A livello di marchi, l’unione porterebbe sotto lo stesso “cappello” i nomi di FCA (FIAT, Alfa Romeo, Lancia, Maserati, Fiat Professional, Abarth, Jeep, Chrysler, Dodge, Ram Trucks, Mopar, SRT) e quelli del Gruppo PSA (Peugeot, Citroën, DS, Opel e Vauxhall Motors). Leggendo il comunicato, tra i punti cardine dell’accordo si legge “unire le forze per creare un leader mondiale in una nuova era della mobilità sostenibile: la fusione tra i due Gruppi, secondo i bene informati, porterebbe ad una più effettiva aggressione di questa porzione di mercato, sfruttando da una parte il know-how del gruppo francese e dall’altra la penetrazione del gruppo italiano sul mercato USA.

Per quanto riguarda l’assetto societario, il nuovo gruppo sarà posseduto da una società paritetica (quindi con un accordo di tipo “50-50”) con sede in Olanda e un consiglio di amministrazione di undici membri presieduto da John Elkann e Carlos Tavares (attuale AD del Groupe PSA) nel ruolo di AD; quest’ultimo, nel ringraziamento all’AD di FCA (Mike Manley), ha speso parole incoraggianti per il futuro: “Questa convergenza crea un significativo valore per tutti gli azionisti e apre a un futuro brillante per la società risultante dalla fusione”.

Nel comunicato si ipotizzano risparmi annuali di circa 3.7 miliardi di euro ed un fatturato superiore ai 170 miliardi di euro, con un utile operativo di 11 miliardi di euro; si stima che i costi della fusione siano intorno ai 2.8 miliardi di euro e, almeno stando alle dichiarazioni, la fusione prenderebbe forma “senza chiusure di stabilimenti”. Senza addentrarsi troppo nelle complicate meccaniche di mercato, relative alle strategie di pareggio delle quote tra i due gruppi, le Borse hanno reagito differentemente con un rialzo dei titoli FCA e una flessione di quelli PSA.

Come nota finale, almeno sulla carta, questa fusione sembrerebbe la classica situazione “win-win”, ma c’è chi teme ripercussioni, soprattutto sul fronte del lavoro; Francesca Re David, segretario generale Fiom Cgil, ha dichiarato: “C’è una fortissima preoccupazione per gli stabilimenti. In Italia c’è una capacità produttiva installata di 1.5 milioni di auto, ma ne vengono prodotte meno della metà. I nostri stabilimenti sono pieni di cassintegrati, la fusione è molto rischiosa”.

Al momento, dunque, possiamo segnalare una coesione di intenti tra i due gruppi e la volontà di lavorare affinché avvenga una fusione di successo (per tutti). Vedremo in futuro quali saranno gli sviluppi.

Luca Colombo

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