La striscia di buoni risultati raccolti dalla Ferrari dopo la pausa estiva ha subito un brutto arresto in quel di Austin. Già dopo le tre vittorie raccolte a Spa, Monza e Singapore la forza propulsiva di Maranello nel raccogliere risultati pesanti pareva essersi affievolita, ma il deludente risultato rimediato al COTA (un quarto posto e un DNF) fa ripiombare la scuderia del Cavallino Rampante indietro di tre mesi, al mesto risultato del GP di Ungheria.




Come di consueto, le Ferrari di Vettel e Leclerc si trovano a loro agio sul giro secco di qualifica, guadagnando l’accesso in Q2 agevolmente con le gomme medie e poi stampando, grazie a Vettel, un tempo vicinissimo alla prestazione mostruosa che è valsa la pole position a Bottas. Considerando la storia del GP degli Stati Uniti ad Austin e il trionfo nel 2018 firmato Kimi Raikkonen, la posizione di partenza del tedesco è stata accolta con un certo ottimismo in ottica gara.

Già dalle prove, però, la Ferrari si è ritrovata a dover risalire la corrente: un guasto ha ammutolito la vettura di Leclerc durante le FP3 e ha costretto i tecnici a montare una PU di tipo “Spec 2” (quindi con un certo chilometraggio sulle spalle e con meno fine tuning, dunque meno prestazione, rispetto all’unità di più recente specifica) per non incorrere in penalizzazioni. Come se non bastasse, il monegasco e la scuderia nel suo complesso hanno perso le prove del sabato mattina, che probabilmente hanno avuto un peso specifico più importante del solito nella rilevazione e modellizzazione dei dati, vista la forte escusione termica del fine settimana.

Alla partenza Vettel lamenta un fortissimo sottosterzo e l’incapacità di far lavorare le gomme: qualcosa sulla vettura non funziona e il tedesco si fa infilare in maniera quasi umiliante da Hamilton allo Snake e da altre vetture (come la McLaren di Norris) che solitamente non hanno il ritmo delle Ferrari. Dopo neanche dieci giri, però, la gara di Seb finisce con una rottura netta sulla sospensione posteriore: nonostante dal muretto consiglino precauzionalmente a Leclerc di provare a evitare il “salsicciotto” posto in curva otto, il tedesco non è del tutto sicuro che la Ferrari si sia danneggiata in quella curva o per le sconnessioni sulla pista.

Le cause della rottura, quindi, al momento rimangono misteriose, dato che Vettel ha escluso impatti violenti con il cordolo in curva otto: “No, non l’ho usato (il “salsicciotto”, ndR); non avevo grip al primo giro e ho dovuto far passare un bel po’ di avversari, perché non potevo resistere: ho avuto problemi a far lavorare le gomme, soprattutto nelle curve a destra; poi la sospensione è andata… abbiamo accumulato molti giri durante il fine settimana senza problemi, per cui non so esattamente cosa sia successo, ma ovviamente si è rotto qualcosa”.

Dall’altra parte del box, la gara di Leclerc non è mai realmente decollata, dato che il monegasco aveva un passo talmente deficitario rispetto ai primi tre da arrivare staccato dal leader di 52.239s sul traguardo, pur non avendo da annotare errori o evidenti problemi. Sì, Charles ha avuto qualche noia al primo pit-stop e correva con un’unità “spompata”, ma è chiaro che qualcosa non fosse del tutto a posto, visti i continui cambi di strategia discussi in maniera criptica via radio.

Come se non bastasse, in Ferrari hanno negato di aver alterato (plausibilmente al ribasso) le proprie PU dopo l’uscita di una direttiva tecnica firmata FIA, mandata come risposta ad una richiesta di chiarimenti sollevata dalla Red Bull: da tempo si vocifera di una soluzione tecnica ai limiti della legalità sulle PU di Maranello per spremere qualche cavallo in più e la direttiva tecnica (di cui al momento non conosciamo il contenuto) dovrebbe aver posto qualche paletto in più sull’interpretazione del regolamento. Poiché la fragorosa debacle americana arriva coincidentalmente all’emanazione di tale direttiva, i sospetti che già da tempo circolano vengono alimentati e trovano cassa di risonanza nelle dichiarazioni di Hamilton e Verstappen.

La Ferrari, dunque, si trova (come al GP d’Ungheria) con la vaga sensazione di essere, di fatto, terza forza del Mondiale. Il campionato, però, è quasi finito: durante l’inverno i tecnici di Maranello avranno molto su cui riflettere.

Luca Colombo

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