A distanza di undici anni e un giorno dal primo campionato piloti, Lewis Hamilton conquista il suo sesto titolo mondiale, risultato che lo mette al secondo posto nell’albo d’oro dei piloti più titolati di sempre (almeno fino ad oggi), davanti a Juan Manuel Fangio e dietro a Michael Schumacher. L’inglese può piacere o non piacere, ma di sicuro non si vincono sei titoli iridati per caso.




Solo Hammer-Time?

Analizzare il sesto sigillo iridato dell’inglese ci pone davanti ad una serie di considerazioni disparate ed apparentemente in contrasto tra di loro. Lewis coglie il sesto mondiale in una giornata nella quale l’ottimizzazione del consumo gomme e la gestione della vettura nelle varie fasi di gara sono state le chiavi di volta del secondo posto. L’evoluzione del suo talento lo ha portato ad incanalare il temperamento irruente delle prime apparizioni (e l’attitudine a spingere al massimo sfruttando a fondo quanto disponibile) verso la capacità di muoversi sul limite in maniera ragionata. Come dire: è capace di scatenare il famoso Hammer-Time e di ragionare come se fosse una mini gara di durata.

AMG Mercedes W10

Hamilton ha vinto il suo sesto titolo guidando una delle monoposto più vincenti e meglio progettate di tutta la storia della Formula 1, con un vantaggio tecnico di spessore sui rivali: nella primissima parte di campionato la concorrenza non è praticamente esistita, successivamente pareva che gli uomini della scuderia anglo-tedesca potessero gestire in tranquillità la situazione. Potremmo parlare di come alcune scuderie abbiano fatto di tutto per tirarsi la zappa sui piedi, ma non è il momento giusto.

Le considerazioni che ci interessano sono queste: la prima è come AMG Mercedes sappia elaborare molto bene le richieste di Lewis, “cucendogli” addosso una vettura molto competitiva. La seconda è la dimostrazione di come l’inglese sia un gran pilota e un ottimo collaudatore, che sa come “leggere” la vettura. Questo però porta a chiedersi: cosa sarebbe se Lewis non potesse contare su un meccanismo così bene oliato? In contemporanea, esisterebbe un meccanismo così se non ci fosse Lewis?

Nostalgia e record

Chi l’avrebbe mai detto che in meno di vent’anni qualcuno avrebbe potuto mettere in discussione il primato dei sette titoli iridati di Michael Schumacher? Nessuno, anche perché ci sono voluti più o meno cinquant’anni per superare quello che pareva il limite invalicabile dei cinque titoli mondiali vinti da Juan Manuel Fangio. L’anno prossimo Lewis potrebbe affiancare Michael e nel 2021, tenendo fede alla sua intervista in cui dice di voler “essere pioniere della nuova era della Formula 1″, potrebbe riscrivere la storia. Questo ci porta ad un ulteriore punto di discussione (magari da approfondire separatamente): chi fermerà Lewis?

Ovviamente l’inglese non è perfetto, si potrebbe obiettare su alcune scelte di look e alcune “uscite” pubbliche (quella di volersi convertire a uno stile di vita con carbon footprint pari a zero suona parecchio ridicola applicata a un pilota di Formula 1…), ma in questo momento la solidità mentale, le indiscutibili capacità di guida e il contesto tecnico in cui si trova, lo pongono su un livello difficilmente avvicinabile per la concorrenza.

Luca Colombo

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