Qualcosa sta cambiando: è questa la sensazione dopo aver visto il GP brianzolo. Charles Leclerc porta a casa la seconda vittoria consecutiva, dopo una gara condotta magistralmente con 53 giri da qualifica, tenendo dietro una Mercedes perennemente in zona DRS. Secondo e terzo, nell’ordine, troviamo Bottas ed Hamilton, nel giorno che firma, forse, il crollo definitivo di Sebastian Vettel.




Campioni si nasce: non c’era bisogno di dimostrazioni, non servivano. Che il monegasco della Ferrari avesse dentro di se la scintilla del fenomeno, lo si era capito già durante la permanenza dello stesso nelle categorie minori. Ovunque abbia corso Leclerc ha sempre ridicolizzato la concorrenza, vincendo a mani bassi nei vari debutti di categoria e facendolo con modalità a dir poco “scandalose”. Chi ha occhio per notare il talento aveva già capito da anni di trovarsi di fronte ad uno di quei piloti nati con la capacità di riscrivere la storia e, dopo la gara di Monza, è arrivata la consacrazione ufficiale.

Il giovane Charles, dopo la pole del sabato, ha dominato la gara resistendo per 53 giri agli attacchi senza sosta del cannibale Hamilton, il quale non è certo famoso per essere uno che non ci prova. Il numero 16 l’ha prima messo a tacere nelle fasi di partenza, facendo poi le spalle larghissime con manovre borderline nei pochi tentativi di attacco concessi.

Se era il corpo a corpo che cercavi, caro Hamilton, questa volta sei stato accontentato a dovere. E forse non è andata esattamente come pensavi. Il 21enne avrà forse esagerato in alcune manovre? Può essere. E’ stato un pelino sporco? Magari si. Ma sono queste le caratteristiche di un campione. Nessuna pietà per nessuno. A Maranello la sensazione è che qualcosa stia per nascere… #fuoriclasse.

Vettel, dove sei: la nota stonata della domenica di festa rossa, spiace dirlo, è Sebastian Vettel. Arrivato in Ferrari con i gradi di capitano e con la consapevolezza di essere lui quello veloce, con l’approdo di Leclerc le certezze di Seb (già tremolanti da un annetto per la verità) si sono sempre più affievolite. Per carità, non siamo d’accordo con Nico Rosberg, che sul suo blog definisce il tedesco come il nuovo Barrichello, ma quel che è certo è che il quattro volte iridato stia forse iniziando a capire che chi ha di fianco è uno di quelli contro cui semplicemente non puoi vincere, essendo nati con l’istinto animale che li porta ad essere fuori portata per chiunque.

Staremo forse idolatrando Leclerc troppo presto, è vero, ma secondo voi cosa starà pensando in questo momento Vettel? Nella stagione 2019 la Ferrari ha due vittorie in tasca senza di lui, è l’unico dei top driver a non aver preso il gradino più alto del podio e, nel giorno in cui fa un errore gravissimo sulla pista di casa e davanti ai suoi tifosi, il nuovo compagno di team (che ha debuttato quest’anno a Maranello) porta a casa la vittoria in quella Monza che lui non è mai riuscito a vincere con la tuta rossa. E’ dura cavolo. E’ molto dura. Però riprenditi Seb, abbiamo bisogno di te.

Mercedes battuta: sono stati velocissimi per tutto il weekend, se la sono giocata sia in qualifica che in gara, probabilmente senza il fenomeno Leclerc avevano un lap timing migliore di Maranello. Ma a Monza, per la prima volta quest’anno, la Ferrari ha battuto le frecce d’argento senza se e senza ma. A differenza di Spa infatti, la sensazione è che anche se ci fossero stati dieci giri in più il risultato non sarebbe cambiato, in quanto la cavalleria e l’efficienza aerodinamica Ferrari questa domenica non erano raggiungibili. Va dato atto a loro però di esserci sempre e di non mollare mai, specialmente con quel “bastardone” (passateci il termine) di Hamilton che anche con 35245432 punti di vantaggio non ne vuole sapere di mollare un colpo senza provarci. E’ la domenica di festa della Ferrari, è vero. Ma se questi tedeschi sono i campioni in carica, un motivo c’è.

Grande Monza: il pubblico, la festa, i colori, il tracciato, l’atmosfera e chi più ne ha più ne metta. La formula Uno gira in ogni parte del mondo, attraversando paesaggi spesso incantati. Ma a costo di sembrare di parte, secondo noi Il Gran Premio d’Italia rimane uno spettacolo impareggiabile sul calendario di Formula Uno. La presa sul pubblico è forte e la vicinanza all’icona del Cavallino Rampante è un qualcosa di tanto tangibile quanto impensabile in qualsiasi altra parte del mondo o nei confronti di qualunque altro team. Metteteci poi un tempio di tracciato che manda a quel paese i “Tilkodromi”, dando ampio spazio a manovre di sorpasso anche fantasiose, e lo spettacolo è servito… #orgoglioitaliano.

E ora? Ora si va a Singapore, una pista dove al contrario delle passate due stagioni la Ferrari non è esattamente la vettura favorita. Il “dragster” progettato da Binotto, infatti, sulla carta dovrebbe fare parecchia fatica sulle tortuose serpentine del tracciato asiatico. Anche se, per la verità, da Maranello fanno sapere che per l’occasione è previsto un corposo pacchetto di aggiornamenti sulla SF90: basterà a rendere competitivi gli uomini in Rosso abbastanza da far sperare nella tripletta? Questo lo scopriremo solo strada facendo. Una cosa però è certa: la Mercedes, che andrebbe bene forse anche su piste da rally, sicuramente sarà della partita, senza dimenticare che su una pista così tecnica e da telaio com’è Singapore, quei diavolacci della Red Bull, capitanati da Max Verstappen, non rimarranno certo seduti a guardare.

Daniel Limardi

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