Questa domenica la Formula 1 correrà in Cina il suo millesimo Gran Premio. Contestualmente a questo importante traguardo raggiunto dalla massima Formula, la Toro Rosso parteciperà al suo duecentocinquantesimo Gran Premio, festeggiando così un doppio avvenimento statistico. Per celebrare in maniera consona questo traguardo, vogliamo “dare i numeri”, cercando qualche cifra notevole nelle statistiche relative alla scuderia faentina.




Prima di addentrarci nei numeri, parliamo brevemente di storia: la Scuderia Toro Rosso, da quest’anno Red Bull Toro Rosso Honda, è una realtà presente nel panorama della Formula 1 dal 2006, dopo l’acquisizione della Minardi da parte del gruppo Red Bull. Chiaramente la Toro Rosso assume la funzione di Junior Team della squadra di Milton Keynes, ma vengono mantenuti alcuni tratti caratteristici della scuderia di Giancarlo Minardi: il concetto di made in Italy, la sede a Faenza e, per l’appunto, la vocazione a far decollare la carriera dei giovani più promettenti.

La prima apparizione di una Toro Rosso in gara risale al GP del Bahrain del 2006 e vale la pena notare come ci siano voluti solo tredici anni per correre un quarto delle gare disputate in tutta la storia della Formula 1. A dire il vero non c’è da stupirsi per questo risultato, perché basta paragonare il numero di Gran Premi corsi per anno nelle ultime stagioni con il dato dell’epoca che fu: facendo una comparazione un po’ blasfema, Riccardo Patrese ha corso più o meno lo stesso numero di gare dei faentini (il padovano ha preso il via in 257 Gran Premi), ma su un arco di tempo più esteso, ovvero dal 1977 al 1993.

Facciamo finta di essere al Gran Premio inaugurale del 2006: la Toro Rosso STR1 è l’unica vettura del lotto a presentarsi con un Cosworth dieci cilindri alle spalle dei piloti. Solo per quella stagione, i faentini hanno una dispensa per correre con un V10 (ovviamente limitato nelle prestazioni), mentre il resto dello schieramento si trova alle prese con la prima rivoluzione motoristica del Millennio: la riduzione dell’architettura di frazionamento al V8.

Per dirla tutta, ritornando al giorno d’oggi, la transizione dalla Minardi alla Scuderia Toro Rosso non è stata un’operazione semplicissima e lineare, tant’è che il telaio della STR1 è derivato in maniera vistosa dalla Red Bull RB1 del 2005: il fatto provocò un certo turbamento tra gli avversari, i quali avevano intravisto una possibile violazione del Patto della Concordia per quanto riguarda la proprietà intellettuale del progetto.

Tornando ai numeri, contiamo quattro nomi tra i fornitori delle unità propulsive: Cosworth (solo per il 2006, da considerarsi come una “giacenza” di un accordo sottoscritto tempo prima sotto le insegne Minardi), Ferrari, Renault e Honda. Proprio con la Casa giapponese, nel 2018 i faentini della Toro Rosso riescono a fare lo stesso lavoro che generalmente svolgono con i piloti: svezzano l’unità propulsiva, agevolando la promozione verso la “sorella maggiore”.

La Scuderia Toro Rosso vanta una pole position, una gara vinta e un giro più veloce: quest’ultimo è stato ottenuto da Daniil Kvyat durante il GP di Spagna nel 2016, mentre pole e vittoria sono maturate in un fine settimana uggioso a Monza, Anno di Grazia 2008, nel giorno in cui Sebastian Vettel va a stupire il mondo con la sua prima vittoria.

A dire il vero non è soltanto la maiden victory del pilota tedesco, ma è il primo trionfo (e per ora unico) sia per la scuderia faentina, sia per il marchio Red Bull: infatti, fino a quel momento, la più conosciuta scuderia di Milton Keynes (con Adrian Newey già in forza all’ufficio tecnico…) aveva visto il gradino più alto del podio solo con il binocolo.

Quattordici piloti, fino ad oggi, hanno avuto modo di condurre in gara una delle vetture di Faenza: il filo rosso che li collega è l’appartenenza al programma Junior della Red Bull e quindi la militanza in Toro Rosso è propedeutica al passaggio nella scuderia maggiore.

Per dirla tutta: entrare in Toro Rosso è una prospettiva molto allettante, considerando che, dal 2009, la Red Bull è una realtà ben posizionata ai piani alti delle classifiche e che i reparti giovanili di altri marchi, storicamente parlando, non sono così organizzati e così strutturati come quello dei “bibitari”.

Tale programma ha prodotto, fino ad oggi, tre nomi rilevanti: Sebastian Vettel, Max Verstappen e Daniel Ricciardo. Sfortunatamente, però, il passaggio obbligato in Toro Rosso non apre automaticamente le porte della Formula 1 che conta, ma spesso è uno scoglio su cui si infrangono i sogni di gloria dei piloti. Passare per Faenza senza arrivare a Milton Keynes fa sicuramente male, ma potrebbe non essere la fine del mondo, anzi: infatti due campioni di Formula E, Sebastien Buemi e Jean-Eric Vergne, hanno seguito questo cammino.

Conti alla mano, possiamo dire che la storia della Toro Rosso è quella di una scuderia con i piedi ben piantati a terra e senza troppi grilli per la testa: il buon lavoro svolto in quel di Faenza probabilmente non è finalizzato tanto per il risultato fine a se stesso, quanto per far crescere le persone che vi lavorano, come se fosse un investimento sul futuro.

Buon duocentocinquantesimo GP Toro Rosso, ci si vede alla gara numero cinquecento!

Luca Colombo

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