Si chiamerà "halo", che in italiano può essere tradotto in "aureola", e rappresenterà l'ennesimo balzo in avanti per quanto riguarda la sicurezza sulle piste di Formula 1. Questo futuristico safety system, che con ogni probabilità verrà introdotto nel campionato dalla stagione 2017, avrà il compito di proteggere la testa del pilota, parte del corpo da sempre vulnerabile ed esposta a rischi estremi, come evidenziato dai recenti incidenti mortali di Jules Bianchi, Henry Surtees e Justin Wilson.

Si chiamerà “halo”, che in italiano può essere tradotto in “aureola”, e rappresenterà l’ennesimo balzo in avanti per quanto riguarda la sicurezza sulle piste di Formula 1. Questo futuristico safety system, che con ogni probabilità verrà introdotto nel campionato dalla stagione 2017, avrà il compito di proteggere la testa del pilota, parte del corpo da sempre vulnerabile ed esposta a rischi estremi, come evidenziato dai recenti incidenti mortali di Jules Bianchi, Henry Surtees e Justin Wilson.

Ma mentre per lo sfortunato pilota francese è stata principalmente la decelerazione a causare le conseguenze rivelatesi purtroppo fatali, nei casi Surtees e Wilson il sistema “halo” avrebbe quasi sicuramente salvato entrambi i piloti. Tale sistema consiste in una struttura ad arco appuntito e coricato, dello stesso materiale di cui è costituita la scocca della vettura, posizionata come una sorta di aureola sopra la testa del pilota (da qui il nome “halo”). Nelle corso delle ultime discussioni, come mostrato dagli schizzi di Giorgio Piola, si è valutata anche l’ipotesi di aggiungere dei pannelli trasparenti per aumentare la protezione della testa anche da detriti e oggetti di piccole dimensioni.

Ad oggi i prototipi di “halo” con pannelli sono due. Una prima idea prevederebbe una copertura totale con un pannello di perspex, o comunque un materiale anti proiettile in grado di assicurare una perfetta tenuta al momento dell’impatto contro un detrito: in tal caso, non può non tornare in mente l’incidente di Felipe Massa nel 2009. La seconda ipotesi consisterebbe in due pannelli, posizionati lateralmente. Questa seconda strada potrebbe essere quella più plausibile, in quando comporterebbe minori problemi di visibilità. Va comunque detto che l’ipotesi dei pannelli verrà riaffrontata nella riunione prevista per il giorno 11 Febbraio, quando è prevista una nuova riunione per discutere del regolamento tecnico. Allo stesso tempo però, visti i buoni risultati del sistema nei primi test, non vi erano validi motivi per opporsi all’introduzione dello stesso già dalla stagione 2017. In parole povere nelle prossime riunioni non si discuterà del quando “halo” verrà introdotto, ma semplicemente del come verrà implementato. Per gli appassionati dei dati questo sistema, privo di pannelli, aggiungerà un peso addizionale di circa 10-15 Kg, anche se gli ingegneri sono già all’opera per ridurre tale massa.

Discutiamo però ora anche dei contro di questo sistema che rappresenta sicuramente un’ottima idea per aumentare la sicurezza nelle piste, ma che presenta comunque qualche lacuna. La prima cosa che sicuramente salta all’occhio è il problema visibilità: l’arco, infatti, dovrebbe avere un montante verticale posizionato dove oggi alloggia il piccolo parabrezza. Questo componente potrebbe risultare d’impiccio per il pilota durante la guida, essendo non propriamente di dimensioni ridotte. Altro problema, che però può essere risolto con la soluzione pannelli, è quella dei detriti minori: senza pannelli la molla che colpì Massa potrebbe penetrare all’interno del sistema di sicurezza. Altra piccola incognita riguarderebbe le modalità di rimozione di tale elemento durante le operazioni di recupero del pilota da parte degli addetti dopo un incidente. Sempre parlando di incidenti, occorrerebbe esporre quella che potrebbe essere la parte più delicata di questo “halo”: immaginate il rischio che il pilota potrebbe correre se nella dinamica del botto quella parte, ideata per proteggerlo, si possa distruggere, trasformandosi in un arma puntata a pochi centimetri dal casco di quest’ultimo. Le conseguenze potrebbero essere tragiche.

Ora, chi vi scrive non è un ingegnere ma un semplice appassionato e spero, anzi sono quasi certo, che i tecnici al lavoro su questo sistema riusciranno a trovare la migliore soluzione affinché quei meravigliosi, folli e strepitosi ragazzi che tutti noi amiamo veder correre sfidando anche la morte possano continuare a farlo, sempre già sicuri di vincere questa sfida curva dopo curva, domenica dopo domenica, anno dopo anno. Un sistema che proteggesse anche la testa era necessario, forse anche nell’ottica di intraprendere questo passo nel campo della “road safety”, ma vorrei chiudere parlando da persona innamorata dei motori e delle corse. Nel motorsport da sempre il fattore rischio è stato presente. Agli albori di questa disciplina i piloti erano degli eroi che sfidavano consapevolmente e “felicemente” la morte. Con gli anni e (ahimé) le tragedie, la tecnologia sul piano della sicurezza si è enormemente evoluta regalandoci gare emozionanti ma sicure. Eliminare il rischio al 100% da questo sport è impossibile, in quanto esso è una parte integrante delle corse che tutti noi amiamo, ed è per questo che a correre sono piloti consapevoli dei rischi che corrono ma che, nonostante ciò, “devono” correre tali rischi perchè essi rappresentano la loro vita, il motivo del loro essere tra noi. 

Alessandro Gazzoni

 

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