Dieci anni fa, dalle parti di Maranello, veniva lanciato il progetto Ferrari Driver Academy (o, più semplicemente, FDA): il concetto fondamentale del programma junior della Ferrari trae ispirazione dal pensiero di Enzo Ferrari in persona (“mi piace pensare che la Ferrari sia in grado di creare piloti, così come automobili”) o, meno poeticamente, da un’esigenza di pianificazione del futuro che, ai tempi del lancio, era già una realtà consolidata per altre scuderie impegnate nella massima Formula. Oggi la FDA è una realtà in espansione.




La storia della Ferrari è scritta da motori e vetture che cercano di esplorare i limiti delle prestazioni, ma anche dall’aver dato in mano le proprie vetture di Formula 1 a piloti virtualmente sconosciuti che poi sono diventati campioni: l’esempio più evidente è quello di Niki Lauda, seguito della parabola sportiva di Gilles Villeneuve.

Negli ultimi trent’anni, però, la scuderia di Maranello non ha più seguito questa strada “d’avanguardia” con i piloti (fatta eccezione, se vogliamo, per l’ingresso di Jean Alesi nel 1991 e Felipe Massa una decina di anni dopo).

Intorno al 2007 l’ingresso in pista di piloti come Lewis Hamilton e Sebastian Vettel sottolinea l’esigenza di dotarsi, anche a Maranello, di un programma junior con il quale vi sia un’attività di scrutinio durante i primi anni di attività agonoistica di un pilota e poi una fase di crescita nelle categorie propedeutiche, così da avere “in casa” un pilota pronto a debuttare e fare bene in Formula 1, magari al volante di una scuderia “amica”, per poi passare nella squadra principale.

Prendendo come orizzonte temporale il 2007, questo sistema, molto simile alla Cantera del Real Madrid (giusto per dare un riferimento calcistico), è un meccanismo oliato e funzionante per la Red Bull ed è in fase di rodaggio per altre scuderie di livello.

In Ferrari una struttura del genere non esiste, anche se si era lavorato su qualcosa di simile con Felipe Massa ai tempi del debutto in Formula 1: entrato nell’orbita di Maranello, lasciato crescere tra la Sauber e la squadra collaudi, per poi esordire in pista, di rosso vestito, a fianco di Michael Schumacher nel 2006.

Il programma FDA viene avviato nel 2009 e vede le prime attività concrete nel 2010: il primo pilota a fare parte della struttura è il compianto Jules Bianchi, affiancato da Mirko Bortolotti (già protagonista di un test in Ferrari nel 2008) e Daniel Zampieri.

Le attività curricolari di crescita prevedono l’essere messi sotto l’ala protettiva della Ferrari nelle formule minori (quindi guidando per scuderie ben organizzate, secondo un programma di risultati e sotto l’osservazione di tecnici qualificati), allenamento fisico, imparare a gestire il rapporto con i media, conoscere la storia e le attività del Cavallino Rampante, conoscere i regolamenti tecnici ed apprendere l’arte di muoversi in scioltezza dal punto di vista legale / contrattuale.

Attualmente la squadra della FDA è composta da Giuliano Alesi, Mick Schumacher, Callum Illot (impegnati in F2), Robert Shwartzman, Marcus Armstrong (impegnati in F3), Enzo Fittipaldi (Formula Regional) e Gainluca Petcof (F4): ovviamente il loro obiettivo è quello di scalare passo a passo le categorie propedeutiche per arrivare al volante di una Formula 1.

Sfortunatamente non tutti i piloti passanti per la fucina Ferrari FDA poi arrivano in Formula 1: si tratta di una dinamica normale in un meccanismo come quello del junior team e, per fortuna, non siamo ai livelli industriali con cui l’omologo programma Red Bull “prende e scarica”. Attualmente quattro piloti usciti dalla FDA hanno preso il via a una gara della massima Formula: il già citato Jules Bianchi, Sergio Perez, Lance Stroll e Charles Leclerc.

Oggettivamente, fino ad oggi, la FDA non ha ancora trovato e “prodotto” un talento come Lewis Hamilton (seguito da Ron Dennis e la McLaren) o Sebastian Vettel (Red Bull). Forse il nome che stiamo aspettando potrebbe essere proprio quello di Charles Leclerc o magari potrebbe trovarsi tra i ragazzi che stanno costruendo oggi il loro futuro nelle fila della FDA. Del resto, quando si parla di investimenti sul futuro, i dividendi si vedono con il tempo…

Luca Colombo

 

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