Il 27 Agosto 2019 segna una data molto importante per uno dei personaggi più guasconi e amati della Formula 1, un uomo che ha corso nell’era della grandeur dell’evoluzione tecnica, sfidando a vita persa, e contemporaneamente sullo stesso tracciato (anche se in punti differenti delle proprie parabole agonistiche), gente come Senna, Prost, Mansell e Schumacher: Gerhard Berger oggi spegne sessanta candeline.




La carriera di Gerhard nel mondo dei motori da corsa inizia relativamente tardi, vista la contrarietà del padre (titolare di un’azienda di autotrasporti per la quale l’austriaco all’epoca lavorava) nel vedere il figlio al volante di una vettura da corsa. Nonostante questo, Berger si segnala nella F3 Europea e nelle corse Turismo, così da debuttare in Formula 1 al volante dell’ATS-BMW nell’estate del 1984.

Nel 1985 passa all’Arrows-BMW e nel 1986 corre per la Benetton-BMW: con la vettura trevigiana ottiene la prima vittoria nel Gran Premio del Messico. Nel 1987 inizia il primo ciclo in Ferrari: il primo anno vince due gare (il GP del Giappone e il GP d’Australia) e nel 1988 vince l’unica gara in cui non si impone una McLaren-Honda, ovvero il GP d’Italia disputato qualche giorno dopo la scomparsa del Drake, risultando alla fine dell’anno terzo nel campionato Piloti.

Il 1989 è l’anno dell’incidente a Imola (di cui potete leggere qui), ma è anche l’ultimo della prima esperienza di Gerhard con la Scuderia di Maranello. Nelle stagioni 1990, 1991 e 1992 Berger corre per la McLaren-Honda nello scomodissimo ruolo di compagno di squadra di Ayrton Senna. Nel 1993 Gerhard ritorna in Ferrari, dove la situazione è disastrosa: il primo anno finirà soltanto ottavo nel campionato Piloti, ma nel 1994, a bordo della 412-T1, ottiene una vittoria molto importante per la Scuderia di Maranello a Hockenheim, risultando a fine stagione terzo nel campionato Piloti.

Nel 1995 si conclude l’esperienza con Maranello e nel biennio 1996-1997 Berger corre per la Benetton-Renault, cogliendo ad Hockenheim nel 1997 l’ultima vittoria in carriera, segnatamente poco dopo la perdita del padre in un incidente aereo, proprio nell’anno in cui dice basta, da pilota, con la massima Formula. Lo rivedremo al muretto per un certo periodo con un ruolo manageriale (prima per BMW e poi per Toro Rosso) e oggi lo possiamo trovare nel board organizzativo del Campionato DTM.

Nel caso del pilota austriaco, i numeri (10 vittorie su 210 partenze, 12 pole e 21 GPV) non descrivono compiutamente la grandezza di un pilota e di un personaggio che ha cavalcato, spesso in maniera divertita con un approccio positivo alla vita (innumerevoli aneddoti con l’austriaco protagonista sono… più o meno raccontabili, ma il punto è che questo modo di fare probabilmente lo ha aiutato in circostanze molto difficili come il terribile fine settimana di Imola 1994), la cresta dell’onda della Formula 1 tra gli Anni Ottanta e Novanta, un periodo sicuramente interessante, ma conemporaneamente molto difficile.

La misura della grandezza di Gerhard come pilota e come uomo è probabilmente da ricercare nei tre anni in McLaren a fianco di un compagno di squadra difficilissimo come Ayrton Senna, in cui la strana alchimia tra la personalità introversa del brasiliano e l’esuberanza dell’austriaco portano due Titoli Piloti e due Titoli Costruttori nelle bacheche di Woking, ma soprattutto un arricchimento personale per entrambi e un’amicizia vera, eventualità assai rara in un mondo come quello della Formula 1.

Tanti auguri Gerhard!

Luca Colombo

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