Archiviata la solida e convincente vittoria di Sebastian Vettel in Brasile, è già tempo di fare le valigie per l'ultimo, atteso, appuntamento di una stagione combattuta e appassionante. Sul tracciato di Abu Dhabi si incroceranno i destini della Ferrari, che cerca l'ultima affermazione stagionale, e di Lewis Hamilton, fresco campione del mondo, che vuole tornare alla vittoria per chiudere al meglio la stagione e bissare il successo dello scorso anno. Nel tramonto del deserto tutti si giocheranno le ultime cartucce: chi per la classifica, chi per provare soluzioni e innovazioni utili per l'anno prossimo.

Pensare che queste ultime gare del campionato siano da considerarsi come le prime della prossima stagione, idea che certi commentatori tentano strenuamente di far passare, è semplicemente risibile e strampalata. Che la Ferrari sia auto vincente e veloce su ogni tracciato è assodato, e con ogni probabilità non sarà diverso l’andazzo nel prossimo campionato, quando le auto saranno evoluzioni delle vetture di quest’anno senza particolari novità tecniche. La Rossa però non si è mostrata una monoposto affidabile, al contrario della Mercedes che, in virtù di questa superiorità, ha meritatamente conquistato i titoli piloti e costruttori. 

Per l’ultima tappa di questo campionato avvincente e lottato il grande circo farà quindi tappa negli Emirati Arabi, baluardo del lusso sfrenato ma cornice incantevole di una gara che nel corso della sua breve vita ha saputo regalare edizioni da ricordare. A cominciare dall’ultima, nel 2016, con la lotta finale tra compagni di squadra, con Hamilton che fece di tutto per rallentare Rosberg e fargli perdere il Mondiale. Ma il titolo fu del tedesco, così come in quel perfido 2010 quando a trionfare fu Vettel, con Alonso in marcatura su Webber e incastrato per metà gara dietro la Renault di Petrov. Un tracciato stretto e tortuoso, figlio della penna di Hermann Tilke, che presenta un tratto veloce, ma è per due terzi pieno di curve strette a 90° che sembrano fatte su misura per la Ferrari ma anche per la Red Bull, così somiglianti a tratti del circuito messicano dove Verstappen è stato imprendibile per chiunque. 

E poi c’è la città. Una vera perla d’oriente. Abu Dhabi è capitale degli Emirati Arabi, una città adagiata sulla riva del Golfo Persico da una parte e le incantevoli dune del deserto dall’altra. Una perla di sfarzo che mantiene però la sua anima antica di città mediorientale senza sconfinare nell’opulenza esagerata di Dubai, sua vicina e città forse più turisticamente appetibile, ma meno affascinante. Il lungomare, chiamato Corniche, che percorre la città nella sua lunghezza è ricco di grattacieli di recente costruzione, ma è sufficiente spostarsi di pochi isolati all’interno per ritrovare la dimensione più autentica e tipica della città, senza le contaminazioni eccessive di turismo e modernità.

La città inoltre è la più simile, per eventi e glamour, a Montecarlo. Un polo di ricchezza, naturalmente, cui la pista fa da meravigliosa cornice. La gara si svolge infatti per metà in notturna, con la partenza alle luci del tramonto, con quella artificiale che piano piano prende il posto del sole del deserto. Anche qui, come nel Principato infatti, lungo Yas Island (l’isola artificiale che ospita il circuito) sono ormeggiati numerosi yacht su cui tifosi di ogni provenienza si scatenano, con la meravigliosa cornice di luci e laser del Viceroy Hotel che sorge al centro del circuito.

E le feste, trattandosi dell’ultimo appuntamento della stagione, non mancheranno. Iniziano a bordo pista e continuano poi negli hotel e nei club esclusivi della zona. In particolare, noi di LiveGP, avremo l’occasione di partecipare come già lo scorso anno, all’Amber Lounge, esclusivo party di chiusura del campionato in cui interverranno molti dei piloti e gran parte del personale del paddock. Un’ottima occasione di svago e di contatto con molti protagonisti della vita del paddock, che passano tutto l’anno in viaggio per portare in giro la F1 con impegno e dedizione. Noi saremo degli imbucati di lusso e semplici osservatori, che però non perderanno occasione per raccontarvi, come sempre, anche quello che accade fuori dalla pista. Insomma, un lavoro che qualcuno dovrà pur fare…

Stefano De Nicolo’

 

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