Sono trascorsi settant'anni dalla scomparsa di Tazio Nuvolari, eppure la leggenda del "mantovano volante" non accenna a tramontare. Le sue gesta, tramandate di generazione in generazione, assumono oggi una valenza quasi mistica agli occhi degli appassionati, rendendo la sua storia unica e ricca di aneddoti da riscoprire. Come in occasione dell'incontro che lo vide protagonista con un'altra delle personalità più influenti della sua epoca, il "Vate" Gabriele D'Annunzio.

L'INCONTRO AL VITTORIALE

Un momento passato alla storia e dallo straordinario valore simbolico, che vide i due incontrarsi presso il Vittoriale degli Italiani, sulla sponda bresciana del Lago di Garda, divenuta residenza ed esilio dello scrittore, poeta e patriota abruzzese. Proprio qui, su invito dello stesso D'Annunzio, il 28 Aprile 1932 Nuvolari si recò accompagnato da Prospero Gianferrari, direttore generale Alfa Romeo e amico del Principe di Montenevoso. Quest'ultimo, proprietario di un'auto del Biscione, aveva infatti espresso il desiderio di conoscere il pilota che più di ogni altro era entrato nell'immaginario collettivo grazie alle sue imprese, sentendo di avere con lui un forte legame dovuto innanzitutto alla comune passione per la velocità.

LA DEDICA E L'AMULETO

Al termine di quell'incontro, durato circa sette ore, D'Annunzio lasciò una dedica con foto al pilota mantovano. "A Tazio Nuvolari - scrisse il Vate - del buon sangue mantovano, che nella tradizione della sua razza congiunge il coraggio della poesia, la più tranquilla potenza tecnica al più disperato rischio, e infine la vita alla morte nel cammino della vittoria".

Tra gli amuleti che D'Annunzio regalò a Nuvolari, vi fu anche una piccola tartaruga d'oro con incise le iniziali del celebre pilota: "All'uomo più veloce, l'animale più lento" furono le parole dello scrittore per il pilota, al quale chiese di vincere la successiva Targa Florio. "Quando corro lo faccio sempre per vincere" fu la risposta di Nuvolari. Non a caso, soltanto una decina di giorni più tardi, "Nivola" dominò la gara siciliana al volante dell'Alfa Romeo 8C 2300 Monza, percorrendo i 576 km in poco più di sette ore alla media di 79,294 km/h.

Credits: Museo Tazio Nuvolari

L'EPISODIO DEL CERVO A DONINGTON

Da quel momento, Nuvolari portò sempre con sé la tartarughina regalatagli da D'Annunzio: talvolta fissata su una catenina d'oro, oppure spillata su un nastrino tricolore attorno al collo, come in occasione del suo celebre trionfo nella Coppa Vanderbilt a New York nel 1936. Poco dopo la scomparsa di D'Annunzio, avvenuta il 1° Marzo 1938, Nuvolari ebbe un incidente a Donington a bordo dell'Auto Union, quando un cervo gli attraversò improvvisamente la strada. Pur riportando la frattura di una costola, riuscì tre giorni dopo a vincere la gara, confidando ad un giornalista inglese: "E' stata questa tartaruga a salvarmi la vita". Più tardi, essa (insieme alle ormai celebri iniziali del pilota) avrebbe fatto la propria comparsa anche sulla fusoliera dell'aereo personale di Nuvolari, un Saiman 202/1 da turismo con motore Alfa Romeo.

L'ADDIO A MANTOVA

Nella sua tipica divisa caratterizzata da nastrino tricolore al collo, maglioncino color giallo zafferano, pantaloni azzurri e scarpe marroni, Nuvolari sarebbe poi stato tumulato dopo la sua morte, avvenuta l'11 agosto 1953. Non senza essere accompagnato dalla sua inseparabile tartaruga d'oro regalatagli da D'Annunzio. E da uno striscione, esposto nel giorno dei suoi funerali sulla facciata della Basilica di Sant'Andrea, con impresse le parole di San Paolo: "Correrai ancor più veloce per le vie del cielo".

Marco Privitera