Il nome di Ayrton Senna resiste agli anni che passano e romba ancora nelle memorie dei tifosi della Formula 1 e del motorsport. Le sue imprese e il suo talento rimangono nel tempo, pur essendo stati strappati via al mondo quel maledetto 1 maggio 1994.

Gli inizi con la Toleman e la Lotus

Pagine che Ayrton ha cominciato a scrivere già nel 1984, l’anno del suo debutto con la modesta Toleman, al Gran Premio di Montecarlo. Sotto il diluvio, Ayrton mostrò a tutto il mondo la sua abilità sotto la pioggia e per poco non andò a sorpassare Prost per la vittoria, se non fosse stato per la bandiera rossa esposta dai commissari.

Dopo la Toleman, Ayrton passa alla Lotus e ottiene la sua prima vittoria nel Gran Premio di Portogallo sotto la pioggia torrenziale. E il brasiliano in quell’anno si ripeté di nuovo sotto la pioggia con la vittoria al Gran Premio del Belgio, sul circuito di Soa

Con la scuderia inglese, Ayrton nel 1987 firma la prima delle sue sei vittorie sul circuito di Montecarlo, un record che ancora oggi resiste.

La McLaren, i titoli e la rivalità con Prost

Per il 1988 Ayrton passa alla McLaren dove troverà come compagno il francese Prost e la loro rivalità scriverà pagine su pagine della storia della Formula 1. Nel suo primo anno con la McLaren, Ayrton conquista il suo primo titolo iridato con un bottino di otto vittorie e tredici pole position, sette in più rispetto a Prost.

La rivalità, intanto, con il pilota francese diventava sempre più accesa già nell’anno del primo titolo in Formula 1 e raggiunse il suo culmine nel 1989.

Tutto avviene nel Gran Premio del Giappone 1989, in una gara decisiva per Ayrton, poiché doveva vincerla per mantenere le speranze di titolo ancora vive.  Ayrton tenta il sorpasso alla Casio Triangle, ma Prost chiuse la traiettoria e i due si agganciarono, terminando la loro corsa nella via di fuga. Il francese si ritirò dalla gara, mentre Ayrton riuscì a tornare in pista grazie ai commissari e vincere.

Al termine della gara, Senna è squalificato e il titolo assegnato ad Alain Prost, che lascerà la McLaren per correre in Ferrari. Ayrton però si vendicò del francese l’anno successivo sempre sul circuito di Suzuka.

Questa volta è Alain Prost quello che si trova nella situazione di tenere in vita la sua speranza di lotta per il titolo. Alla prima curva, Ayrton sperona la vettura di Prost, assicurandosi il suo secondo titolo mondiale. Il 1991, Ayrton ottiene il suo terzo e ultimo titolo mondiale e nuovamente sulla pista di Suzuka.

Gli ultimi anni in McLaren e l'arrivo in Williams

La perdita di competitività della McLaren nel 1992 non permettono a Ayrton di difendere il titolo, pur riuscendo a vincere tre gare in quella stagione.

L’ultimo anno con la McLaren, il 1993, partì in maniera positiva e con alcune imprese. Prima di tutte la vittoria nel Gran Premio di Europa, corsa sul circuito di Donington. Sotto la pioggia, Ayrton superò diverse monoposto alla partenza e vinse la gara con un minuto e mezzo di vantaggio sugli avversari.

A Montecarlo ottenne la sua quinta vittoria consecutiva a Montecarlo e la sesta in quel Gran Premio, superando il record conquistato da Graham Hill.

Nella seconda parte della stagione, Ayrton dovette fare conti sia con la superiorità della Williams, ma anche problemi meccanici legati alla sua McLaren. L’eterno rivale Prost vince il titolo e Ayrton ottiene le sue ultime vittorie della sua carriera in Giappone in Australia.

Passa quindi alla Williams per la stagione 1994, ma la monoposto inglese risulta essere veloce, ma difficile da gestire. Ayrton conquista la pole sia in Brasile che nel Gran Premio del Pacifico, ma non riesce a terminare la gara.

Si arriva quindi a Imola, in un weekend che già nelle prove libere sembra essere funestato. Prima Rubens Barrichello durante le prove libere, ma ne esce vivo, poi toccò all’incidente mortale di Roland Ratzenberger.

Ayrton rimane profondamente sconvolto da quell’incidente e porta dentro all’abitacolo la bandiera austriaca per sventolarla in onore di Ratzenberger.

Il 1° maggio 1994, subito dopo la partenza della gara c’è subito un incidente che costringe l’ingresso della Safety Car per la presenza dei detriti e solo dopo cinque giri la gara riprende di nuovo alla sua valenza agonistica.

Al settimo giro, Senna si trovava alla testa della gara quando arrivato alla curva del Tamburello, la sua Williams impazzisce. Ayrton tenta di fermare la monoposto, ma la Williams urta violentemente il muretto.

Il puntone della sospensione anteriore dello sterzo si conficca dentro il casco, causando lesioni gravissime. Ayrton morirà poche ore dopo in ospedale di Bologna.

Quella data ancora oggi funesta per tutti gli amanti del motorsport e dello sport in generale, che in quel giorno hanno perso un pilota e un uomo che ha scritto tante importanti pagine della Formula 1.

Una leggenda che continua a vivere nei cuori non solo delle persone che lo hanno visto correre, ma anche di chi ha conosciuto il suo mito dopo la sua morte. Il suo talento, le sue gare, le sue imprese e il suo cuore vivranno per sempre insieme al motorsport e ai tifosi, che conoscono il mito del magico Ayrton.

Chiara Zaffarano

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