Millán - Dupasquier: quando fermarsi va a convenienza
Fonte: Cuna de Campeones Twitter

Non è stato un fine settimana facile per il motociclismo, tra la prematura scomparsa del 14enne Hugo Millán ed il brutto incidente di Brad Jones nel BSB. I rischi fanno parte del mestiere, sia che si parli di quattro o due ruote: discipline che implicano il concetto di pericolo anche come elemento di fascinazione e attrazione. Asserire e comprendere l’ideologia “Motorsport is dangerous” significa anche essere pronti a scavalcare un grande ostacolo, metabolizzando in fretta il rischio di assistere a momenti tragici, oggi sicuramente più rari che in passato ma pur sempre possibili.

CEV E MOTOMONDIALE: CHI SI FERMA, CHI CONTINUA

I più grandi appassionati sanno di cosa stia parlando. Coloro che davvero vivono lo sport dei motori a 360° conoscono le sensazioni e percepiscono l’attaccamento a persone magari conosciute attraverso il solo schermo. Quest’ultimo svolge il ruolo di intermediario nel trasmettere sentimenti e sensazioni che ai più potrebbero sembrare superficiali. Chi vive di Motorsport rispetta profondamente ogni soggetto che decide per passione o professione di salire in sella o mettersi al volante. Si tratta di un’empatia forte, troppo, che sul conto presenta due lati della stessa medaglia: nei momenti gioiosi emoziona, negli attimi drammatici diventa un incubo.

Dunque, se noi da casa proviamo questo continuo via-vai di sentimenti, come mai potranno continuare a svolgere il proprio lavoro i piloti e gli addetti ai lavori presenti in pista dopo tragedie del genere? Ha davvero senso riprendere ogni volta il concetto di “Show must go on” per giustificare il proseguimento di una manifestazione, nonostante qualcuno non ci sia più?

MAGGIO – LUGLIO: IL CONTESTO CHE INFLUENZA LA DECISIONE

Il FIM CEV ha pubblicato la notizia del decesso di Millán alle ore 14:30 di ieri, domenica 25 luglio, con l’organizzazione che ha deciso di chiudere in anticipo il fine settimana di gare: niente seconda manche di Moto2, ETC e Cuna de Campeones, annullate in segno di rispetto nei confronti di famiglia, amici e colleghi di Millán. Una scelta finalmente coraggiosa, sensata e isolata dagli interessi economici che, com’è giusto che sia, in casi del genere non possono essere calcolati.

Noi possiamo solo immaginare quanto sia difficile continuare a correre una gara con il forte peso psicologico di aver perso un compagno d’avventura. Perciò perché con il compianto Jason Dupasquier non è stata presa questa decisione? Ed il giovane svizzero è purtroppo deceduto solo due mesi fa, con la notizia comunicata il giorno successivo l’incidente appena finito il GP della Moto3. In un lasso di tempo così risicato sono state prese decisioni differenti, quando la soluzione si sarebbe potuta restringere ad una sola opzione.

IL CORAGGIO DI BLOCCARE TUTTO CHE MANCA AL MOTOMONDIALE

Nonostante tutto, Moto2 e MotoGP hanno continuato a correre. In questo caso, a differenza del CEV, gli interessi raddoppiano. Se non triplicano. Gli appassionati di vecchia data diranno che correre sia giusto, che decenni fa cose del genere succedevano una domenica sì e l’altra pure. Ma siamo nel 2021 e si può reagire. È possibile rispondere e fermare tutto anche quando in gioco ci sono interessamenti economici notevoli, in questi casi di valore nullo se confrontati alle tragedie accadute in pista.

Il Motorsport è pericoloso ed annullare i rischi sarà sempre impossibile. Tuttavia, muovere i primi passi verso il rispetto di chi soffre in prima persona significa sensibilizzare sull’accaduto più di quanto possa fare un post social. Fermare tutto appena dopo la notizia del decesso si traduce in una presa di coscienza che pone le basi per comprendere ed empatizzare lo stato d’animo dei diretti interessati. Questi ultimi passano dal vivere una domenica di competizione e passione ad un incubo vero e proprio.

Il Motomondiale prenderà mai una decisione del genere? Avrà mai il coraggio di sacrificare le entrate economiche per mettere in pole position l’umanità di chi ne fa parte? Nella speranza di stare sempre più alla larga da eventi del genere, crediamo si debba approcciare il modus operandi del FIM CEV anche in un contesto decisamente più vasto e inclusivo. Il tutto con l’unico scopo di rispettare e tutelare coloro che tengono vivo questo mondo, attraverso sacrifici e sforzi costanti.

LA POTENZA DELL’IMMAGINE NON NE GIUSTIFICA IL SUO UTILIZZO

Per concludere, porterei al centro della questione anche le modalità di diffusione della notizia. Allegare il video dell’incidente nel trafiletto di cronaca di una categoria solitamente non seguita significa lucrare sulla tragedia, senza alcun rispetto verso vittima e famiglia. Purtroppo, spesso manca la sensibilità nel cogliere la prospettiva di chi attraversa attimi difficili. Ma non soltanto nel Motorsport.

Matteo Pittaccio

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