Ha vinto in Europa e in America, ha guidato nelle gare e per le scuderie più importanti al mondo, diventando una vera e propria leggenda vivente del motorsport. Mario Gabriele Andretti, figlio di Rina e Alvise Luigi Andretti, nasce il 28 febbraio 1940 a Montona d’Istria. L’amore di Mario per le auto e lo sport inizia in giovane età nella sua nativa Italia, quando vede il grande Alberto Ascari in una gara a Monza. Influenzato da questo driver leggendario, Andretti inizia la propria carriera con il fratello gemello Aldo, all’età di 19 anni a Nazareth, subito dopo che lui e la sua famiglia erano emigrati negli Stati Uniti: il primo campo di allenamento è una strada sterrata. La prima delle vittorie di Mario arriva nella prima gara a Nazareth, al volante di una Hudson Hornet nella Stock Car Sportsman. Nei tre anni successivi, Andretti vince 20 eventi nella classe Sportsman. Andretti debutta poi il 3 marzo 1962 in una gara di Midget CT a Teaneck in New Jersey, mentre l’anno dopo vince tre gare midget nello stesso giorno: una a Flemington e due a Hatfield. Nel 1964 Andretti conclude in terza posizione in classifica generale nell’Auto Sprint, con una vittoria in una gara di cento giri a Salem. Nello stesso anno debutta nella Champ Car a Trenton nel New Jersey il 19 aprile 1964. Partito in sedicesima posizione riusce a rimontare durante la gara fino alla 11 ° posizione nell finale della gara di 100 miglia, guadagnando 526,90 dollari al suo debutto professionale. Mario vince la sua prima gara di Champ Car nel 1965, la Hoosier Grand Prix, e conclude terzo nella 500 Miglia di Indianapolis, guadagnando il titolo di Rookie-of-the-Year. Alla fine riesce a vincere la Champ Car, diventando il più giovane pilota (all’età di 25 anni) a conquistare il titolo. L’anno dopo vince otto gare in Champ Car e fa la sua prima pole nella 500 Miglia di Indianapolis: vince il suo secondo titolo nel campionato nazionale. Nel 1967 vince la 500 di Daytona, prende la pole position alla Indy 500 ed ottiene la prima delle sue tre vittore alla 12 ore di Sebring. L’anno dopo, alla guida di una Ford Mustang, vince otto gare in Champ Car, concludendo in seconda posizione nella classifica. Nello stesso anno si qualifica in pole position nella sua prima gara di Formula Uno, al Gran Premio degli Stati Uniti del 1968 a Watkins Glen con la Lotus Ford, ma è costretto al ritiro per problemi alla frizione. Nel 1969 vince la 500 miglia di Indianapolis conducendo la gara per 116 giri. Mario raggiunge un totale di nove vittorie e cinque pole position durante la stagione e vince il suo terzo titolo nazionale in Champ Car. Conclude i primi undici anni di carriera con un totale di 30 vittorie e 29 pole position sul totale delle gare di Champ Car a cui ha partecipato. Il 1970 comincia per Andretti con la seconda vittoria nella 12 Ore di Sebring e continua con il suo primo trionfo in Formula Uno in Sud Africa, guidando per la Ferrari nel 1971. La sua esperienza nelle gare di durata è all’apice nel 1972: guida una Ferrari 312P con Jacky Ickx alla 6 Ore di Daytona, 12 Ore di Sebring, BAOC 1000 km di Brands Hatch e 6 ore di Watkins Glen, vincendo tutte le gare. Nel 1974 vince un totale di sette eventi di Formula 5000, vince il titolo nel USAC National Dirt Track Champion e ritorna in Formula 1 arrivando settimo nel Gran Premio del Canada, venendo poi squalificato nel Gran Premio degli Stati Uniti per un aiuto esterno. Entrambe le gare le corre con la Scuderia Parnelli. L’anno dopo vince quattro gare nella serie USAC ed arriva secondo nella IROC III; in Formula 1 corre sempre con la Scuderia Parnelli riuscendo a terminare a punti solo nel Gran Premio di Svezia con il quarto posto e poi il quinto conquistato in Francia. Nel 1976 corre in Formula 1 arrivando primo in Giappone, terzo in Olanda e Canada e quinto in Francia e Italia. Nel Gran Premio degl Stati Uniti Ovest arriva sesto. L’anno successivo in Formula 1 con la Lotus vince nel Gran Premio degli Stati Uniti Ovest, poi in Spagna, Francia e Italia, arriva secondo nei Gran Premi degli Stati Uniti Est, quinto in Argentina e Montecarlo e sesto in Svezia. Nel 1978 corre sempre con la Lotus utilizzando la 78 e la 79 ottenendo il primo posto in Argentina, Belgio, Spagna, Francia, Germania e Olanda, secondo negli Stati Uniti Ovest e quarto in Brasile. Si arriva al Gran Premio d’Italia e ad Andretti basta poco per diventare campione del mondo. Il suo compagno di squadra Ronnie Peterson durante il warm-up danneggia la propria vettura alla Roggia, chiedendo vanamente di ottenere per la gara pomeridiana il muletto (la vettura di riserva) di Andretti, una 79 quasi nuova. Andretti, cuor d’oro, cerca di metter pace e intercede per lo svedese. Anthony Colin Bruce Chapman è però irremovibile: Peterson correrà con una 78 o non parteciperà al Gran Premio d’Italia. Lo svedese ha un gravissimo incidente nelle prime fasi e muore poche ore dopo in ospedale. Mario Andretti viene retrocesso insieme a Gilles Villeneuve per partenza anticipata, ma riesce con il sesto posto a conquistare il titolo mondiale, un successo che si rivela però molto amaro. Nel 1979 ottiene il terzo posto in Spagna, quarto negli Stati Uniti e Sud Africa, quinto in Argentina e Italia. Vince l’international Race of Champions. L’anno dopo ottiene solo il sesto posto negli Stati Uniti e un misero punto con la Lotus prima modello 80 e poi 81. Nel 1981 passa alla Alfa Romeo ed arriva solo quarto nel Gran Premo deegli Stati Uniti; l’anno successivo corre la gara degli Stati Uniti Ovest dove è costretto al ritiro con la Williams; viene poi chiamato da Ferrari a sostituire l’infortunato Didier Pironi facendo la pole position a Monza. Prima del Gran Premio, si rivolge ad Enzo Ferrari con questa frase dopo le prove condotte sulla pista di Fiorano: “Enzo tranquillo, sabato scendo in pista e ti faccio la pole”. Al traguardo giunge poi terzo e dopo si ritira a Las Vegas. Rientra negli Stati nei primi anni 1980 per concentrarsi nella Champ Car. Mario, in coppia con suo figlio Michael e Philippe Alliot, corre la 24 Ore di Le Mans nel 1983, dove arriava al traguardo in terza posizione. Il 1983 è anche la prima stagione di Mario con la neo-costituita Newman-Haas Racing team. La stagione 1984 nella Champ Car si rivela memorabile per Andretti, che a 44 anni, vince il suo quarto campionato nazionale, trionfando in sei eventi e facendo otto pole position. La stagione si conclude con il titolo della Auto Racing Diges di Driver of the year, conferito per la prima volta con voto unanime, rendendo Mario l’unico uomo ad aver vinto il trofeo in tre decenni diversi (1969, 1978, 1984). Andretti ha poi continuato a fare la storia delle corse con alcune imprese memorabili. Con Michael, suo figlio, per la prima volta conquista una prima fila composta da padre e figlio nelle qualifiche per il Champ Car nel 1986 a Phoenix. Mario e Michael ripeteranno questa impresa per un totale di dieci volte prima della fine del decennio. Due mesi dopo, Michael taglia il traguardo a 0,07 secondi nella gara Portland mentre il padre vince la gara, segnando la distanza più ravvicinata in una gara di Champ Car. Mario vince anche la Pocono 500, con Michael in pole, mentre nello stesso fine settimana l'altro figlio Jeff vince la sua prima gara ARS (Indy Lights) conducendola dalla pole position fino alla vittoria. Nel 1987, con il debutto del motore Chevrolet, Mario ottiene la pole position otto volte, compresa la sua terza pole alla 500 miglia di Indianapolis, dove conduce per 170 giri, prima di rompere il motore. Mario vince la sua 50esima gara di Champ Car a Phoenix e la sua 51ma a Cleveland nel 1988. Nel 1989, Andretti ha come compagno di squadra di suo figlio, Michael, formando quindi la prima squadra padre-figlio nella storia della Champ Car. Con i suoi due figli (Michael e Jeff) e suo nipote (John Andretti), Mario realizza un altro primato nella Champ Car, quando i quattro membri della famiglia gareggiano nella stessa gara a Milwaukee, il 3 giugno 1990. L’anno seguente, i quattro Andretti gareggiano l’uno contro l’altro per la prima volta nella 500 Miglia di Indianapolis. Jeff viene votato come Rookie of the Year, unendosi a Mario (1965) e Michael (1984); sono diventati così i soli tre membri della stessa famiglia a vincere il premio. Quello stesso anno, il 1991 sarà anche la stagione da sogno di Michael, che vince il suo primo campionato Champ Car e viene votato Driver of the Year. Nel 1992, Mario raggiunge due nuovi traguardi: diventa il più vecchio vincitore Champ Car e raggiunge il suo record di 66 pole position al Michigan 500 ed a Cleveland, stabilendo il record assoluto di gare disputate nella Champ Car: 370 (Mario ha concluso la sua carriera con 407 partenze). Inoltre è stato definito Driver del Quarto di Secolo, con il voto di ex piloti e di un gruppo di 12 giornalisti. Con il suo 35 ° anno nelle corse professionali nel 1993, Mario continua a fare notizia con la sua 52esima vittoria nella Champ Car a Phoenix, diventando il primo pilota a vincere le gare Champ Car in quattro decenni ed il primo pilota a vincere competizioni nell'arco di cinque decenni. Questa gara segna anche la sua vittoria numero 111 in carriera; arriva anche un nuovo traguardo quando raggiunge il record di velocità (234,275 mph) nelle qualifiche per la gara a Michigan, dove conquista la sua 67 pole. Questo record è rimasto imbattuto fino al 1996. Mario decide che il 1994 è il suo ultimo anno di competizione come pilota Champ Car e la sua ultima gara è al Laguna Seca Raceway. Dopo il ritiro nel 1994, Mario gareggia quattro volte nella più prestigiosa gara endurance del mondo, la 24 Ore di LeMans, concludendo secondo nel 1995 e primo nella sua classe, guidando insieme a Bob Wollek e Eric Hélary nella squadra Courage Compétition. Ritorna l’anno successivo alla 24 ore di Le Mans concludendo in 13° posizione con il terzo posto nella classe insieme a Jam Lammers e Derek Warwick; sempre con la Courage Compétition nel 1997 corre con il figlio Michael e Olivier Grouillard, ma l’equipaggio è costretto al ritiro. L’ultimo anno in cui prova a vincere la 24 ore di Le Mans è nel 2000, guidando questa volta per la squadra Panoz Motorsport con David Brabham e Jan Magnussen, arrivando al 15° posto e 8° di classe. Andretti nel corso della sua carriera ha anche corso 14 gare di NASCAR Grand National/Winston Cup (ora Sprint Cup). Ha corso inoltre con le auto della Holman Moody vincendo la Daytona 500 nel 1967. Nell’aprile del 2003, a sorpresa, Mario torna in pista a Indianapolis per la prima volta dopo dieci anni per partecipare ad una sessione di test per il team del figlio Michael. Uno dei piloti titolari del team, Tony Kanaan, aveva subito una frattura al braccio la settimana precedente in un incidente durante la gara di Motegi. Se Kanaan non fosse stato autorizzato a guidare nei giusti tempi, c’era l’idea di far qualificare la vettura per lui da Mario. Mario però è protagonista di un brutto incidente, quando la sua vettura passa sopra ad un detrito perso in precedenza da un altro pilota e decolla in aria ad oltre 320 kmh, piroettando un paio di volte prima di atterrare fortunatamente sulle quattro ruote. Mario esce dalla macchina solo con qualche ferita, dopo essere stato protagonista a 63 anni dell'incidente forse più pericoloso della sua lunga carriera. Dal 2005 ha l’onore di essere inserito nell’Automotive Hall of Fame, che raggruppa le più importanti personalità distintesi in campo automobilistico. Nel 2006 è nominato commendatore della Repubblica Italiana. Nel 2007 è nominato sindaco del libero Comune di Montona in esilio.

 

 

Luogo e data di nascita Montona (Italia) - 28 febbraio 1940
Debutto in F1 Gp Stati Uniti 1968
Gp disputati 128
Vittorie 12
Pole Position 18
Giri veloci 10
Miglior risultato 1° (1978)
Stagioni di attività 1968-1972 e 1974-1982
Scuderie Lotus, March, Ferrari, Parnelli, Alfa Romeo, Williams