L’INTERVISTA | Gabriele Tarquini a Radio LiveGP: “Vincere il Mondiale Turismo è sempre emozionante”

Wtcr

Nella puntata numero 239 di Circus!, andata in onda lunedì sera su Radio LiveGP, abbiamo avuto l’onore di ospitare il neo-campione del WTCR Gabriele Tarquini. Il pilota di Giulianova, dall’alto delle sue cinquantasei primavere, ci ha raccontato come ha conquistato il campionato mondiale Turismo con la sua Hyundai i30 N gestita dal team tutto italiano della BRC Racing. Inoltre ci ha accompagnato nel suo percorso nel mondo del Motorpsort, puntando un occhio anche alla prossima stagione del Mondiale Turismo.

 

Allora Gabriele, iniziamo col fare un bilancio di questa straordinaria annata e di un titolo che forse non ti saresti nemmeno aspettato all’inizio dell’anno…

“Onestamente ci ho sperato perché c’è stata una lunga preparazione dietro: abbiamo iniziato lo scorso anno con la Hyundai a preparare questa nuova macchina, oltretutto è stata la prima messa in pista dalla casa coreana in questa categoria e in generale per la pista. Ad aprile abbiamo iniziato a delineare il progetto e svilupparlo, una volta accertata la competitività abbiamo svolto la nostra prima gara a Zhejiang (in Cina) nella TCR International Series, dove ho vinto al debutto e subito dopo abbiamo deciso di partecipare al primo campionato del mondo turismo del nuovo corso. È stata una bella sfida: pensavo e speravo di essere fra i protagonisti, anche se vincere è sempre molto difficile.”

Qual’è stato il momento più bello e quello più difficile della tua stagione?

“Il momento più bello è stato senza dubbio la fine! Perché quando si vince è sempre un momento emozionante, poi si è arrivati alla fine dopo una lunga battaglia, che è durata fino all’ultimo giro dell’ultima gara, vincendo per soli tre punti. Ho avuto degli avversari molto validi: Yvan Muller che è il mio “solito” e solido avversario, perché ci siamo giocati il titolo più di una volta e sempre all’ultima gara di Macao. Il momento più brutto nel corso della stagione è quando ci sono stati dei tripli zero a fine trasferta; noi facciamo tre gare a weekend e in alcune occasioni, come nella gara del Nordschleife (ovvero il vecchio Nürburgring), ho avuto due incidenti e quindi non ho portato a casa punti."

Nel corso della tua lunghissima carriera hai gareggiato su tantissimi circuiti, ma forse quello che hai appena citato, il Nordschleife, è il più difficile, tecnico e impegnativo sul quale tu abbia mai corso... o ci sono altri?

“No il Nordschleife è il circuito assolutamente più duro che ci sia: io non ho una tradizione di corse su quel tracciato perché è uscito dalle formule da tantissimi anni, dopo l’incidente di Lauda, ed è diventato sede di gare di campionati prettamente tedeschi come la VLN. Noi ci siamo riavvicinati come campionato nel corso degli ultimi anni, io ci corro da quattro anni, però non lo conosco così bene come i piloti tedeschi e ho fatto fatica, soprattutto a quest’età, a ricordarmi tutte le curve perché sono più di centoventi! Sono ventisette chilometri in un tracciato difficilissimo e per conoscerlo veramente a fondo ci vogliono degli anni di pratica.”

Molti ti chiamano il Cinghios, vuoi spiegarci com’è nato questo soprannome?

“È un soprannome che mi porto dietro da tantissimo tempo, da metà anni ’80. Me lo affibbiò Beppe Gabbiani, ex pilota di Formula 1, correvamo insieme nello stesso team e lui unì due parole: quella di Cinghiale, per la mia aggressività, e di Indios, perché lui era di Piacenza e io abruzzese, per lui quasi Africa. Allora coniò la parola “Cinghios” e ora, quasi tutti, nel mondo dei motori mi chiamano ancora così."

Altra curiosità che ti ha accompagnato nel corso della tua carriera è il tuo casco ispirato a l’Uomo Ragno se non erro…

“Si, un casco che potremmo definire old style perché ormai i piloti, soprattutto di Formula 1, cambiano disegni e colorazioni a seconda dei Gran Premi. Io ho questa grafica dai tempi del Kart, praticamente dall’inizio della mia carriera, e, seppur con qualche leggera modifica, è rimasto pressoché quello originale: una bandiera tricolore stilizzata e una tela di ragno, segno di una passione viscerale per i fumetti e per l'Uomo Ragno in particolare, di quand’ero bambino.”

Un commento sulla pista di Macao, pista in Italia meno conosciuta, ma allo stesso tempo molto affascinante e difficile…

“Macao è un circuito difficilissimo: un cittadino che ha una storia lunghissima, ha superato i sessant’anni di storia. Pochi circuiti cittadini hanno una tradizione così lunga, forse solo Montecarlo e Pau. È un tracciato velocissimo, al contrario di tutti gli altri cittadini, con punte di velocità simili a Monza; solitamente in questi circuiti si tende a mettere delle chicane per rallentare le percorrenze dei rettilinei ma questo è rimasto quasi inalterato nell’arco di tutti questi anni. È costituito da un tratto veloce, la zona dei box, dove ci sono due chilometri di rettilineo inframezzati da una piega veloce, la Mandarin, e finisce con una curva a novanta gradi, la Lisboa, dove ne succedono di tutti i colori: con la sede stradale che passa da diciotto metri a nove e le scie giocano un ruolo determinato in fase di frenata; è qui che è successo l’incidente in Formula 3 con la monoposto di Sophia Floersch che è volata oltre le reti di protezione impattando sul palco dei fotografi.”

Puntando lo sguardo al prossimo anno, con l’ingresso di peso del team Link & Co. Geely con Muller, Björk e Priaulx, il campionato del 2019 si presenta ancora più difficile, come ci si può preparare?

“Questo è senza dubbio un segno di salute del campionato, partito solamente quest’anno con una media di presenze di 25-26 auto più guest star in determinanti appuntamenti. L’anno prossimo, per la troppa adesione, gli organizzatori sono stati costretti a mettere un tetto massimo a trentadue piloti e fra questi, come hai ricordato, l’ex team Polestar che gestiva la Volvo (casa appartenente anche al gruppo Geely) che ha fatto la storia del WTCC, vincendone l’ultimo campionato e che chiaramente eleverà ancora di più il livello tecnico. Bisogna prepararsi ancora meglio per primeggiare. Noi abbiamo un’ottima macchina: la Hyundai i30 ha dominato quest’anno nonostante il tanto discusso BoP (Balance of Performance); poi bisogna progettare una vettura in grado di non stravincere altrimenti si rischia di venire troppo penalizzati nei weekend di gara. L’obiettivo è sempre lo stesso: essere molto costanti in qualifica e gara, con un mix fra velocità, consistenza nei risultati e intelligenza tattica.”

Siete alle prese con un evento che si terrà nella tua Giulianova: cosa accadrà?

“È una festa in famiglia: Giulianova mi ha dato i natali ed è dove ho iniziato a muovere i primi passi nel mondo dei motori sulla pista Gialla, kartodromo che ormai è diventato di famiglia. Cerco di riportare qualcosa nella mia cittadina incontrando tutti i mei concittadini qualora vorranno venire a vedere la Hyundai con la quale ho vinto il mondiale, oltre alle altre Hyundai N stradali. Sarà un momento d’incontro con tutti i tifosi che vorranno venire e toccare da vicino la macchina che ha vinto il WTCR e magari fare quattro chiacchiere."

Intervista a cura di Marco Privitera, Michele Montesano e Stefano De Nicolò

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