WEC | Alla ricerca di un nuovo orizzonte: quale futuro per la classe LMP1?

FIA WEC

Il ritiro della Porsche a fine stagione costringerà i vertici di ACO/FIA a rivedere i piani per la stagione 2018, che dovrebbero essere sviscerati nel fine settimana della 6 Ore del Messico. In attesa di capire le mosse della Toyota, il prossimo anno le LMP1 non-ibride torneranno a rianimare la categoria, e accompagneranno il Mondiale Endurance fino al 2020, anno in cui entreranno in vigore i nuovi regolamenti che potrebbero aprire nuovi scenari.

 

 

Nell'arco di due anni il WEC ha perso, e perderà, case ufficiali nella classe LMP1 ibrida: prima Audi, ora Porsche, ma solo al termine della stagione 2017. E' la fine dell'ennesimo ciclo. Questa è la storia dell'Endurance. Pensiamo a quando Ferrari e Matra annunciarono la loro dipartita negli anni Settanta, oppure nell'era delle Gruppo C con la dissoluzione del Mondiale Sport Prototipi alla fine della stagione 1992, seguito da un periodo di forti incertezze senza luce in fondo al tunnel.

Il ritiro della Porsche non è da attribuire al dieselgate nè tantomeno al fattore economico, ma alla mancanza di motivazioni nel voler continuare a investire risorse in una serie con pochi sfidanti al via. Solo Toyota, appunto. A seguito di ciò ACO, che ha giudicato precipitosa la scelta del Consiglio d'Amministrazione di Zuffenhausen, ha comunicato di essere già al lavoro per la stagione 2018, con i piani che dovrebbero essere annunciati nel fine settimana della 6 Ore del Messico, gara in programma domenica 3 settembre. Le novità in ottica 2018 sono ricche. Il format del Mondiale dovrebbe essere rivisto con la riduzione della durata di alcune gare, specie quelle al di fuori del suolo europeo, da 6 a 3-4 ore, e della possibile gara di qualifica della classe GTE Pro, con la classe assoluta che potrebbe perdere lo status di Campionato del Mondo, destinato unicamente alla classe GTE Pro, in favore di quello Cup.

In attesa di venire a conoscenza dei piani della Toyota (che secondo indiscrezioni potrebbe disputare solamente la 24 Ore di Le Mans il prossimo anno, dando un senso agli investimenti effettuati da Toyota Motorsport GmbH), e dei nuovi regolamenti 2020 (in parte già annunciati), il prossimo anno le LMP1 non-ibride torneranno a rianimare la classe dei medio-piccoli costruttori, più comunemente nota come quella dei privati, che quest'anno ha visto al via in solitaria la CLM P1/01-Nissan del ByKolles Racing, ritiratasi al termine della 6 Ore del Nurburgring dopo un avvio di stagione condito da tante incertezze, tra cui il dietrofront di Robert Kubica e le noie patite dal propulsore Nissan 3.0 biturbo V6. Malgrado non si sia ancora a conoscenza dei nomi dei team che prenderanno parte alla categoria, se non quello di SMP Racing, ecco i telaisti: Dallara-BR Engineering, Ginetta e Perrinn Limited. In precedenza si era parlato di un possibile interessamento da parte di Manor, ARC Bratislava, JOTA Sport, Jackie Chan DC Racing, KCMG e di un gruppo svizzero guidato da Benoit Morand, oltre alla squadra che ha acquistato due telai Perrinn. I piani del team ByKolles Racing per il 2018 non sono ancora stati resi noti.

Alla ricerca di un nuovo inizio. In tutto ciò è stata l'ACO ad aver intrapreso la direzione sbagliata, dando troppo potere alle case ufficiali, e si sa che in esse non bisogna mai riporvi la fiducia. Qualora non fossero affiancate da un gruppo massiccio di team privati, il collasso è inevitabile. Infatti, negli ultimi dieci anni il numero delle LMP1 dei team privati, realizzate da medio-piccoli costruttori (Lola, Ginetta, Oreca, Courage, HPD, Dome, Epsilon Euskadi) ha subito un forte calo, fino a quest'anno con la sola ENSO CLM P1/01-Nissan al via. Inoltre ci sarebbe da sciogliere il nodo legato alle DPi che gareggiano nell'IMSA WeatherTech Sportscar, viste da ACO come fumo negli occhi. Tuttavia all'inizio di quest'anno il Direttore Tecnico Vincent Beaumesnil ha affermato che nel futuro potrebbero essere ammesse nel Mondiale Endurance soddisfando i requisiti della classe: elettronica e flusso di carburante. La ricetta sembra dunque essere indirizzata verso quel fronte, dai team privati con prototipi costruiti dai medio-piccoli costruttori, coloro che in passato hanno salvato più volte la faccia dell'Endurance in carenza di case ufficiali al via.

Matteo Milani

 

 

 

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