F1 | Quando il Circus è sinonimo di sviluppo estremo

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A Singapore, nel circuito di Marina Bay,  sono andate in scena le qualifiche della decima edizione del gran premio piú glamour della stagione dopo Monaco, il primo di sempre in notturna. Dalla sua prima configurazione, il layout del circuito è stato modificato in modo poco significativo, non fosse per l'eliminazione della chicane di curva 10, detta anche "Singapore sling" che, fino al 2012, aveva raccolto le critiche di moltissimi piloti, vittime di incidenti spettacolari, a causa dei cordoli troppo alti che, se colpiti, sparavano la vettura contro uno dei muri che caratterizzano la pista cittadina.

Quest'anno, il tracciato che ospita la qindicesima prova del mondiale F1 2018, è stato ridotto di circa 2 metri portando a 5.063 metri la lunghezza del giro a Marina Bay. La pole position di Lewis Hamilton è stata davvero impressionante per il distacco inflitto al diretto rivale al titolo, Sebastian Vettel, finito a 617 millesimi dall'inglese, ma, soprattutto, per il tempo impressionante stampato dal fenomeno della Mercedes: 1.36.015. 

Dalla sua prima edizione, sono stati limati oltre 8 secondi, quando le vetture di F1 erano spinte da motori V8 da 2400 cc aspirati e presentavano un'aerodinamica spintissima, in termini di profili alari, ma ancora prive di soluzioni "ibride", che arrivarono solo nel 2009 (assieme al ritorno degli pneumatici slick) e che furono utilizzate solo dai top team, per questioni di budget e difficoltà tecniche di gestione. 

Con l'arrivo delle power unit ibride del 2014, si è aperta l'era del dominio Mercedes, ma il primo riscontro cronometrico a Marina Bay, parla di un divario con gli attuali mostri da 1000cv, di circa 9 secondi. Le ragioni risiedono principalmente nello sviluppo di questi nuovi motori ibridi in grado di trovare, nell'arco di 5 anni, quasi 250 cv, a fronte di una riduzione progressiva delle power unit a disposizione dei team per ogni stagione: dalle 5 del 2014 alle 3 dell'anno in corso. Il salto prestazionale si é sposato con l'evoluzione regolamentare, che nel 2017 ha registrato l'introduzione degli pneumatici piú larghi (gli anteriori sono passati da 245mm a 305mm, quelli posteriori da 325mm a 405mm) e un'ala posteriore di dimensioni decisamente più generose. 

Il risultato è la strabiliante pole position di Lewis Hamilton, capace di limare 3,5 secondi alla pole dello scorso anno. Si tratta indubbiamente di una prestazione maiuscola di uno dei migliori piloti della storia della F1, capace di abbassare di 4 secondi il tempo registrato dall'alfiere Mercedes nel 2017. Per avere un paragone, basti pensare che Sebastian Vettel ha fermato il cronometro sull'1.36.628, 2.6 secondi meglio della pole stampata dal tedesco sempre nel 2017.

A dare ancora maggiore lustro alla prestazione del quattro volte campione del mondo inglese è il risultato ottenuto da Max Verstappen, che chiude la prima fila a poco più di 3 decimi dal Hamilton e che ha fatto registrare un incremento prestazionale rispetto al 2017, identico a quello delle vetture del Cavallino.

La Mercedes e Lewis Hamilton, dunque, sembrano avere imboccato la strada per l'ennesimo successo, ancora una volta, perpetrato a colpi di sviluppi tecnici e strategie di gara impeccabili, in cui la cura dei dettagli e la guida del pilota di punta della casa tedesca, fanno ancora la differenza.

Michele Bertolini

 

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