F1 | Gp Cina, Red Bull croce e delizia: dalla magia strategica al disastro Verstappen

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Se, dopo aver letto la strisciata dei tempi delle qualifiche, ci fossimo domandati quale risultato avrebbe portato a casa oggi la Red Bull in Cina, molto difficilmente avremmo pensato alla prima posizione finale. Se nello stesso momento ci fossimo chiesti cosa avrebbe fatto Max Verstappen, partito dalla terza fila con gomme ultra-soft, durante la gara, molto probabilmente avremmo pensato a qualche manovra delle sue.

Le Red Bull, accreditate del quinto e sesto tempo in qualifica (con il miglior crono in 1’31.796, segnato da Max Verstappen, neanche troppo lontano dalla migliore prestazione delle AMG Mercedes, ma parecchio distante dal tempo sul giro delle Ferrari), partivano con le gomme ultra-soft in virtù della qualificazione ottenuta con questa mescola durante il Q2. Al via, grazie al taglia-fuori di Sebastian Vettel su Kimi Raikkonen e al miglior grip delle coperture viola, l’olandese riesce ad issarsi al terzo posto, in controllo più o meno agevole degli inseguitori, dopo aver inizialmente protetto la posizione su Raikkonen e aver seguito il treno dei primi (Vettel e Valtteri Bottas). Contemporaneamente, Daniel Ricciardo, non avendo trovato il corridoio giusto in partenza, si accodava a Lewis Hamilton.

Come da previsioni Pirelli, il decadimento della gomma più tenera avrebbe richiesto un pit-stop intorno al quindicesimo giro ed alla tornata numero diciassette le vetture della scuderia di Milton Keynes rientrano per un doppio pit-stop, dove vengono montate le gomme medie (quelle con la spalla bianca). Già in questo primo pit-stop si può notare come la Red Bull abbia impostato una strategia aggressiva su entrambe le monoposto, richiedendo ai meccanici uno sforzo per servire entrambi i piloti in tempi decenti e nello stesso giro, quindi senza dover correre ulteriormente su una gomma progressivamente in degrado: i cronometri segnano una percorrenza box di 22.715 per Verstappen e 23.042 per l’accodato Ricciardo, tempo, quest’ultimo, molto interessante se comparato con il 23.009 della sosta solitaria del leader Vettel.

Provato che la gomma a banda bianca garantiva prestazioni “viola” (ormai diventato il colore per indicare settori e giri più veloci) nel corso del giro, a distanza di tre giri rientrava anche il gruppo di testa, che correva con gomme soft: in questo frangente Verstappen riesce a tenersi dietro Hamilton, mentre Ricciardo si deve nuovamente accodare all’inglese. Entrambi i piloti di Milton Keynes guadagneranno la posizione su Raikkonen, tenuto in pista fino al 27° giro con le gomme soft praticamente sulle tele, si presume per fare da “tappo” su Bottas.

Con tutto il gruppo di testa sulle medie, è chiara l’intenzione di arrivare fino alla fine senza ulteriori soste, congelando la prestazione della Red Bull a un dignitoso terzo posto, ma la Safety Car chiamata per l’incidente tra le due Toro Rosso aguzza l’ingegno del muretto Red Bull che, ancora una volta, chiede ai suoi meccanici un doppio pit-stop, con le due vetture distanziate di circa dieci secondi, per montare le gomme soft. Si tratta dell’evento che fa svoltare la gara verso Milton Keynes, dato che nessuno replica alla fermata delle Red Bull, confidando sulla durata pressoché eterna del composto a banda bianca.

Alla ripartenza, dunque, le Red Bull montano gomme più morbide e nuove rispetto alla concorrenza e una volta mandate in temperatura, con il parallelo decadimento sulle monoposto degli avversari, entrambe le RB14 si lanciano alla rincorsa verso la testa della corsa. Ed è proprio in questa fase in cui inizia lo spettacolo (brutto) di Max Verstappen: prima tenta un sorpasso impossibile su Hamilton, poi, in una manovra di sorpasso successiva, va a centrare Vettel.

La situazione dell’olandese è preoccupante, perché in entrambi i casi (e, brutto da sottolineare, non è una novità) palesa in modo preoccupante un limite enorme: dopo tre anni in un top team non è ancora in grado di ragionare in maniera adeguata alla propria posizione, dando l’impressione di non avere imparato quasi niente dalla sua esperienza. In entrambe le manovre, l’azzardo portato avanti, oltre ad essere inutilmente pericoloso, è stato anche controproducente, tanto che nel fuoripista su Hamilton, l’olandese offre il via libera al suo compagno di squadra, che poi si involerà verso la vittoria.

Considerando che sul gradino più alto del podio ci sarebbe potuto essere lui, sarebbe ora che il team Red Bull (che, per inciso, ha già blindato contrattualmente l’olandese nel futuro prossimo) invitasse il suo pilota a riflettere su queste “vaccate” nel caso voglia seriamente diventare un pretendente al Titolo Piloti e nel caso non si voglia vedere compromesso il proprio nome, associandolo (come accade ancora oggi, in maniera comica, con Maldonado) al concetto di pericolo in pista. Come ha sottolineato Vettel nel dopo-gara, Max non è più così giovane da poter vedersi giustificati questi errori.

Con Ricciardo primo sotto la bandiera a scacchi e Verstappen quinto (per i dieci secondi di penalizzazione rimediati nel contatto con Vettel) è il momento delle osservazioni. La prima è che la Red Bull, conscia del proprio potenziale, ha giocato facile con il fatto che sia Ferrari che AMG Mercedes siano rimaste ancorate su strategie conservative invece di provare qualche azzardo strategico durante il regime di Safety Car. La seconda è che oggi poteva essere una doppietta facile per la scuderia di Milton Keynes e nonostante gli otto punti potenziali lasciati per strada non cambino nulla nel Costruttori (AMG Mercedes a 85, Ferrari a 84 e Red Bull Tag Heuer a 55) ci sarà da lavorare sul rendimento di Verstappen, anche perché con i rapporti di forza visti in pista finora, difficilmente (per come sono messe le prestazioni adesso) la Red Bull può permettersi di aspirare a posizioni così alte con facilità e senza giocare d’astuzia.

Luca Colombo

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