Road Racing | FMI, niente corse su strada internazionali. Ma non è per una questione morale...

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In un comunicato stampa rilasciato dalla Federazione Motociclistica Italiana sul sito internet, i piloti sono venuti a scoprire che non potranno partecipare ad alcune delle competizioni internazionali del Road Racing, le corse su strada, pena il mancato pagamento dell’indennizzo in caso di infortunio. Niente presenze dei nostri portacolori, dunque, al mitico Tourist Trophy dell'Isola di Man: e scatta inevitabilmente la "caccia" al cambio di licenza.

 

È UNA QUESTIONE DI SOLDI. Prima di scatenare una polemica infinita sul fatto che le corse su strada siano "giuste" o meno, chiariamo immediatamente un punto: con la decisione sopracitata, la morale non ha nulla a che vedere. Non a caso, non tutte le competizioni su strada internazionali sono vietate, ma solo una manciata (ossia quelle ritenute più pericolose) verranno estromesse dalla copertura assicurativa in caso di incidente. Selezionate tra queste ovviamente il Tourist Trophy Mountain Course, la Trandragee 100 (dove ha perso la vita il nostro Dario Cecconi) e la Cookstown 100, oltre al famoso Macau Grand Prix  nella colonia cinese, mentre restano fuori gare come l'Ulster GP e la North West 200. Ma perché?

FATELO A VOSTRO RISCHIO.  È presto detto: la Federazione, complice la nuova forma di assicurazione per i piloti sviluppata in accordo con Unipol SAI, ha deciso che alcune corse su strada hanno un coefficiente di rischio troppo elevato per potersi permettere pagamenti in caso di infortunio. Quindi i piloti, per partecipare ed essere coperti dall’assicurazione, dovranno ricorrere al cambio di licenza passando per quella di qualche paese straniero (si parla di Croazia, una delle federazioni più “compiacenti”), sempre previa autorizzazione alla partecipazione da parte della Federazione stessa. L’altra alternativa è ricevere la conferma di partecipazione direttamente dall’organizzazione della gara, rimanendo però totalmente scoperti in caso di incidente e quindi di fatto correndo a proprio rischio e pericolo.

POLITA: ITALIANO SEMPRE E COMUNQUE. “Vorrei “chiarire” la questione nullaosta per il TT – ha scritto Alex Polita, pilota italiano di corse su strada e prima ancora in pista - era una problematica che conoscevo già da tempo, da giugno scorso per precisione. Nella mia lunga carriera ho onorato la mia bandiera su tutti i gradini del podio di ogni circuito al mondo. Cosa che continuerò a fare non cercando altre vie per realizzare i miei obiettivi futuri. Credo e spero che da parte della nostra Federazione qulcosa cambi. Orgogliosamente Italiano, Alex Polita.”

LA FEDERAZIONE NON DOVREBBE TUTELARE I PILOTI? Il dilemma della pericolosità delle Road Races è annoso, e risalta fuori ogni qualvolta qualcuno si fa male (o peggio…). Ciononostante, il compito della Federazione è quello di tutelare i piloti, quindi dissociarsi da un particolare ambito di corse per un fattore morale sarebbe comprensibile, per quanto siano i piloti stessi a mettere a rischio le loro vite per loro volontà. Suona però male il fatto che questa pericolosità sia stata valutata solo su alcuni circuiti e non in toto: o si fa un discorso di rischio a tutto tondo o si smette di  fare finta di voler proteggere i propri piloti, quando i problemi si riducono al mero risarcimento danaroso. Le corse, tutte quante, sono più di questo.

Alex Dibisceglia

 

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