EWC | Kevin Manfredi su Radio LiveGP: “L'Endurance? Un mondo affascinante, il pubblico è fantastico!"

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Il pilota spezzino Kevin Manfredi si è raccontato in diretta ai microfoni di radio LiveGP, regalandoci le sue impressioni sull’Endurance World Championship, campionato al quale partecipa con la Suzuki dell’italianissimo team No Limits di Moreno Codeluppi. Una chiacchierata ricca di spunti interessanti, alla scoperta di un mondo sicuramente affascinante e per certi versi ancora poco conosciuto al grande pubblico.

Kevin, parlaci del tuo futuro

Lo sto ancora decidendo, l’idea è di non fermarmi al 2018 ma proseguire con lo stesso impegno nel tempo. Nell’EWC ho trovato la mia dimensione, c’è molta umanità e poco interesse al guadagno. Il progetto è di rimanere in questo ambito.”

Com’è l’esperienza in notturna?
L’Endurance è un esperienza fantastica a tutto tondo. Nel mondiale di durata tante Case sono impegnate spesso in modo più approfondito che nei campionati nazionali, e quindi il livello è altissimo. Correre di notte è diverso rispetto ad esempio alla notturna del Qatar, in certi punti non ci sono luci e lì si vede l’esperienza del pilota. Poi doppiaggi e fari nella notte sono cose uniche, l’Endurance è bella tutta!

Come preparate il setup della vostra moto in un team da tre piloti?

È ormai da qualche anno che si corre in squadre da due o tre piloti, prima si correva da soli ed era più semplice settare la moto, anche se era decisamente più stancante. Quest’anno ho corso con due piloti molto più alti di me, quindi geometrie e bilanciamenti sono difficili da trovare. In questi frangenti il più veloce deve adattarsi agli altri nelle 24 ore, mentre nelle 8 ore i miei compagni si sono dovuti adattare alla mia idea perché essendo il più veloce bisogna che spinga di più.”

Che modifiche si fanno su una moto da EWC?

Tra SBK e Stock ci sono alcune accortezze importanti: la prima è sicuramente la questione degli sganci rapidi. Tra quelli delle pinze freno e quelli delle gomme una SBK può cambiare gomme e freni anche tutti i pit stop, mentre le Stock optano per una mescola più dura per non perdere tempo prezioso ai box.”

I motori vengono lavorati a fondo o si tende ad essere più conservativi?

Parto da un esempio: io al Bol D’Or ho corso con una Stock ed ero a circa sei decimi dai top rider. De Puniet stava facendo un’altra gara, a potenza era inarrivabile, ma ha rotto dopo poco tempo. Anche la scia ha il suo malus, tende a mandare il motore in fuori giri ed a sforzarlo più del necessario. Se lo fai per troppo tempo, rompi.”

Hai una pista preferita?

Tutte, soprattutto per il pubblico. È difficile avere otttantamila appassionati per ore nel circuito, neanche la MotoGP ci riesce. Poi la parata, l’esposizione mediatica, la passione... Certo, se dovessi dire la mia preferita è sicuramente il Paul Ricard, con il rettilineo del Mistral in cui sei sempre sopra i 300 chilometri orari e le curve sono splendide da raccordare.”

È appena nato il Superbike Master Trophy, tu che ne pensi?

È un’idea fantastica, io conosco personalmente uno degli ideatori, Bruno Sandrini. Sono un grande appassionato, vivo per il motociclismo, e onestamente ho chiesto a Bruno di trovarmi una moto per correre. Sarebbe una cosa veramente emozionante, gareggiare con una delle glorie motociclistiche di quelle vere, difficili da condurre. Vedremo cosa succederà.”

Alex Dibisceglia

 

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