F1 | Ferrari, un cavallino a briglie sciolte?

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Con James Allison dato per sicuro partente e dopo il rifiuto incassato da Ross Brawn, il presidente Marchionne prende per mano un team sotto esame. Domenica in Ungheria si correrà in un clima di estrema tensione. Già un anno fa di questi tempi erano molte le critiche mosse contro il team di Maranello, critiche che vennero poi mise a tacere dalla gara perfetta di Sebastian Vettel mattatore di giornata. 365 giorni dopo la storia si ripete, il teatro è lo stesso: l'Hungaroring di Budapest. La Rossa si presenta in condizione peggiore rispetto alla scorsa stagione, con zero vittorie messe in cascina e i due piloti rispettivamente terzo e quinto nel mondiale.

 

Il titolo iridato, annunciato ad inizio stagione come obiettivo reale e raggiungibile dai vertici della scuderia, è lontano anni luce. La vera lotta è contro la Red Bull per mantenere il ruolo di seconda forza alle spalle della Mercedes. Sergio Marchionne intanto sembrerebbe aver deciso di prendere letteralmente per mano la sua scuderia. Secondo le ultime voci trapelate dall'ambiente ferrarista, sembra che il presidente abbia chiesto di essere interpellato personalmente prima di procedere con cambiamenti tecnici e strategici della gestione sportiva, in modo da poter avere sempre la responsabilità dell'ultima parola. Segnale questo che lascia trasparire la sempre più precaria fiducia nutrita nei confronti di un team che fatica sempre più ad onorare gli obiettivi di inizio stagione. Nessuno ha quindi il posto assicurato in casa Ferrari, nemmeno quel Maurizio Arrivabene fortemente voluto dal presidente all'inizio della propria gestione la scorsa stagione. Nessuno ad esclusione dei due piloti, che però meritano un capitolo a parte.

Se Kimi Raikkonen, che è stato da poco riconfermato per la prossima stagione, non ha più molte stagioni davanti, Sebastian Vettel ha ancora molto da dare a questo sport. Il quattro volte iridato, quando ha sposato la causa ferrarista quasi due anni fa, sapeva delle difficoltà alle quali sarebbe andato incontro, ma ciò non ha bloccato l'entusiasmo che la possibilità di correre per una scuderia leggendaria come la Rossa comporta. Oggi però questo entusiasmo comincia a scarseggiare. Nel 2017 lo rivedremo vestito di rosso, ma poi? Rinnoverà il contratto? Andrà in Mercedes? O ci sarà il grande ritorno in Red Bull? Per ora sono solo congetture, ma non possiamo escludere nulla a priori.

Nel frattempo, ciò che è ormai praticamente certo è l'addio di James Allison. L'addio del tecnico inglese complica enormemente i piani a Maranello. Nell'ultimo periodo la felicità reciproca è andata via via spegnendosi. Il capo tecnico, ultima figura della gestione Montezemolo, ha vissuto anche una tragedia familiare ad inizio stagione. La morte della moglie ha costretto Allison a seguire i figli in Inghilterra, allontanando anche fisicamente l'ex Lotus.

Ma chi raccoglierà la pesante eredità dell'inglese? La prima ipotesi è stata quella di un altisonante ritorno, come quello di Ross Brawn, al quale sono legati i ricordi dei grandi trionfi dell'era Schumacher. La squadra di Maranello non ha avuto elementi sufficientemente convincenti per spingere Brawn a tornare, sebbene gli fosse stata garantita l’opportunità di non andare ai Gran Premi. Il 61enne britannico da tempo soffrirebbe di un affaticamento cardiaco per cui non era disponibile a sobbarcarsi le 21 trasferte di una stagione completa.

Al momento, il compito di progettazione per la vettura che prenderà parte al mondiale 2017 è stato affidato a Simone Resta, padre di questa SF16-H che finora altro non ha fatto se non deludere le attese, domenica dopo domenica. D'altronde, il mercato al momento non offre alternative all'altezza di Allison.

Uno dei più corteggiati è il capo tecnico della Scuderia Toro Rosso, James Key. Le difficoltà però non sono poche: l'inglese, che è legato da un contratto con la Red Bull Technology e non quindi con la Toro Rosso, sogna una promozione a vice di Newey a Milton Keys, per poi prenderne il posto. Il problema principale per la scuderia di Maranello è la mancanza di una figura chiave, che doveva essere Allison, come è Adrian Newey in Red Bull o come sono il gruppo di ingegneri presente in Mercedes.

Sembrerebbe dunque che la Rossa sia costretta ad inventare un piano B. Alcune voci spingono per attivare in Gran Bretagna un’antenna tecnologica nella quale attirare alcuni di quei tecnici di valore che non sono interessati a venire a lavorare in Italia. Un’idea che non piace a Sergio Marchionne: il presidente vuole che ci sia l’orgoglio ferrarista per chi è parte del Reparto Corse.

Alessandro Gazzoni

 

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