Poteva essere un weekend trionfale per la Ferrari qui a Budapest, purtroppo non è andata così: non per mancanza della vettura o dei piloti, il che fa ancora più male. Per una serie di circostanze avverse, il team del Cavallino non ha capitalizzato una doppietta alla sua portata. Ed ora si ritrova nella pausa estiva a dover inseguire meditando vendetta al rientro di Spa. Senza nulla togliere al dominio di Lewis Hamilton, le Ferrari si sono dimostrate sempre costanti con entrambe le mescole ma non hanno saputo capitalizzare la loro superiorità.

La gara di Budapest non dice bene a Valtteri Bottas: il pilota dell'AMG Mercedes conclude quinto sotto la bandiera a scacchi dopo essere partito dalla seconda posizione e dopo aver rimediato due contatti nelle fasi finali di gara. Sfortunatamente per lui, la gara è stata negativamente influenzata anche dalle scelte strategiche del suo muretto box, che lo ha sacrificato per difendere la prima posizione di Hamilton.

Manager visionario e fine stratega, genio della finanza e tifoso della Ferrari. Questo e molto altro è stato Sergio Marchionne. La sua dipartita lascia in vuoto in azienda e nel mondo dell'imprenditoria, ma è anche il motorsport a rimpiangerlo. Come presidente della Ferrari ha portato la riorganizzazione più profonda della Squadra Corse vista negli ultimi decenni, per inseguire quell'ultimo grande sogno, l'unico sfuggito alla sua brillante carriera. 

Come cantava Lucio Battisti in un brano datato 1976, "Ancora Tu / Non mi sorprende lo sai / Ancora Tu / Ma non dovevamo vederci più?": sono tornati gli ordini di scuderia, chiamati sia dalla Ferrari che dalla AMG Mercedes in una sorta di enorme deja-vù sul tracciato che nel 2010 ha dato fama eterna a quel team-radio del "Fernando is faster than you", lanciato in quella circostanza rimasta celebre proprio dagli uomini della scuderia di Maranello.

All'Hungaroring, sotto una pioggia battente nel Q3, a spuntarla è il solito Lewis Hamilton, alla sua sesta pole position su questo circuito. Partirà al palo con a fianco il compagno di squadra Valtteri Bottas, per una fila tutta Mercedes, davanti alle due Ferrari e, in terza fila, una inedita coppia di piloti: Carlos Sainz su Renault e Pierre Gasly su Toro Rosso. Alla vigilia delle qualifiche, le Ferrari erano date come favorite, per la superiorità dimostrata sia sul passo gara che sul giro secco sull'asciutto, ma questa volta, il meteo ha voluto rimescolare le carte.

E' stato un personaggio che ben difficilmente ha suscitato indifferenza. Per quello che ha rappresentato, per quanto ha costruito e per come si è imposto in contesti e situazioni tra loro assai differenti. Manager illuminato, dotato di un'intelligenza e di una visione strategica fuori dal comune, Sergio Marchionne è stato anche e soprattutto un grande amante della Ferrari. Capace di salvare Fiat dal baratro attraverso scelte ardite e lungimiranti, l'italo-canadese (scomparso oggi all'età di 66 anni) lascia dietro di sé un'eredità ingombrante, ma anche un futuro tutto da scrivere.

Con un colpo di scena che nemmeno le produzioni hollywoodiane possono mettere assieme, il Gran Premio di Germania ha regalato una gara interessante anche per la corsa degli "altri", impegnati a leggere una corsa dall'interpretazione difficoltosa anche per le scuderie di testa. Anche a Hockenheim, a nostro avviso, la Red Bull deve essere considerata nella categoria degli "altri" anche se in una classe totalmente differente, viste le carenze di spinta propulsiva.

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