F1 | GP Usa, Iceman is back: ritorno in...paradiso dopo 113 gare

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Abbiamo dovuto aspettare cinque anni e "sudarci" la gara seduti con le unghie affondate sulla sedia per un finale da fiato cortissimo, ma alla fine abbiamo avuto modo di celebrare nuovamente Kimi Raikkonen sul gradino più alto del podio, in un tripudio di bandiere Ferrari: vedere un accenno di sorriso sul volto del pilota di Espoo e sentire quello che potrebbe diventare un'altra delle massime di Kimi, per scrivere una nuova pagina del libro di Haiku pubblicato in modo promozionale nel GP del Giappone: "E' meglio che arrivare secondi".

La vittoria di Kimi Raikkonen arriva in un Gran Premio la cui lettura strategica è stata un'incognita per tutte le scuderie impegnate in pista (sia per il limitato impiego delle mescole durante le prove, sia per le pressioni di gonfiaggio modificate in corsa dalla Pirelli per motivi di sicurezza) e dal nostro osservatorio possiamo notare quattro momenti chiave che l'hanno caratterizzata: innanzitutto la partenza, dove Kimi ha sfruttato bene lo spunto della Ferrari e la composizione più morbida delle gomme rispetto agli avversari diretti intorno a lui; successivamente, la capacità di estendere oltre ogni previsione la durata delle gomme più morbide, tra l'altro contenendo il ritorno di Lewis Hamilton (che correva su una strategia di due pit-stop, molto più aggressiva) fino al cambio gomme; poi la capacità di impostare una serie di giri più veloci nella fase centrale di gara per proteggersi da Max Verstappen e riportarsi nella finestra utile per saltare davanti ad Hamilton dopo il suo secondo pit-stop; infine mantenere il sangue freddo negli ultimi quindici giri e gestire il vantaggio sugli avversari.

Già da ieri si capiva che la giornata odierna avrebbe potuto portare un risultato interessante per Raikkonen: la posizione di partenza e la differenziazione di strategia gomme della Ferrari avrebbero potuto essere sì importanti, ma il segnale più forte è stato il commento a caldo dopo la sessione di qualifica, ovvero il concetto di provarci perché... non "c'è niente da perdere". Così è stato: Raikkonen è sempre stato in pieno controllo della situazione e la Ferrari lo ha ben coadiuvato nella strategia, non cadendo nel tranello AMG Mercedes con la sosta di Hamilton e l'overcut di Valtteri Bottas, attuando una fermata ai box velocissima (2.3 secondi) e lasciando il via libera nei confronti di Sebastian Vettel, nei giri tra le soste dei ferraristi.

La vittoria di Kimi arriva dopo un digiuno durato dal GP d'Australia del 2013, quantificabile in 112 gare o 2044 giorni, e a undici anni di distanza da quel Gran Premio a Interlagos che, nel 2007, lo aveva visto Campione al traguardo: probabilmente nessuno pensava di rivedere un Kimi ferrarista nuovamente sul gradino più alto del podio dopo il GP del Belgio datato 2009, invece la storia ha avuto un corso differente. Per come ha corso e per quello che ha fatto vedere in pista (anche durante l'anno, constatando che è riuscito a riprendere la terza posizione nel Piloti), non sembra neanche che il "ragazzo" abbia appena compiuto 39 anni e parrebbe ancora essere in grado di dire la sua quando dispone di una vettura ben bilanciata. 

La domanda più che lecita è la seguente: effettivamente cosa ha fermato Kimi dal conquistare altre vittorie? Probabilmente bisognerebbe essere dentro nelle scuderie per capirlo esattamente, da casa possiamo soltanto fare supposizioni. Potremmo dire che in Sauber Alfa Romeo abbiano fatto un gran colpo in vista della prossima stagione. Iceman is back, o forse è sempre stato lì, solo che non ce ne siamo accorti. Come ha dichiarato Sebastian Vettel a caldo: "Kimi merita di vincere più di chiunque altro in griglia. Sono contento per lui." E lo siamo anche noi, perché in un certo senso Kimi Raikkonen incarna il concetto stesso di correre solo...per il gusto di farlo.

Luca Colombo

 

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