MotoGP | Marquez come Lorenzo: Crutchlow e Pedrosa lontani. La RCV sarà la moto per Jorge?

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Per l’ennesima volta nella top class del Motomondiale c’è solo Marc Marquez a sfruttare pienamente il potenziale della RCV. Senza di lui i podi e le vittorie resterebbero un miraggio, visti i distacchi subiti dal Cal Crutchlow e Dani Pedrosa (per non parlare di Franco Morbidelli). Sintomo che la Honda non è una MotoGP per tutti? O Marquez maschera con il suo talento delle difficoltà del progetto?

CINQUE SECONDI AI COMPAGNI. Si parla tanto di quanto la Ducati sia difficile, di quanto tempo ci voglia per imparare a sentirla e per poi riuscire a condurla al limite, e dello sforzo fisico che questa operazione richiede. Ma siamo sicuri al 100% che la Desmosedici sia la moto più complessa della griglia? A vederla bene, Lorenzo ha appena fatto la sua prima doppietta in casa Ducati, avvenuta immediatamente dopo la prima pole position per Borgo Panigale da anni e dopo la sua prima vittoria con la rossa. Con la stessa moto hanno vinto o sono arrivati a podio Petrucci, Miller e Dovizioso, che l’anno scorso si giocava il mondiale. Nel mentre Marc Marquez rifila 5 secondi a Cal Crutchlow, 6 a Dani Pedrosa e svariati al rookie Franco Morbidelli. L’ultima vittoria di un pilota Honda che non fosse Marc risale ad Argentina 2018, con Cal che ha fatto sua una vittoria si difficile, ma condizionata dalla penalità del “Cabroncito” e da condizioni della pista mutevoli. Per Dani ci sono due vittorie nel 2017 e nessun podio nel 2018, segno evidente della difficoltà dei piloti “non-Marquez” nel condurre la RCV al limite.

PER LORENZO UNA SECONDA ERA DUCATI? Diventa logico quindi chiedersi se Lorenzo non andrà a trovare le stesse difficoltà di adattamento che ha avuto in Ducati, nel momento in cui andrà a raggiungere Marquez alla guida della moto del box Repsol. La differenza tra gli stili di guida dei due è chiara quando non addirittura eclatante, e nella forma Jorge assomiglia più a Dani che non agli altri piloti della casa alata, cosa che non lascia ben sperare per un rapido adattamento alla nuova moto. Il potenziale della Honda è chiaramente elevato, ma sembra diventata una moto selettiva come lo era la GP7 nel periodo di Stoner, e l’ "aussie" ha aiutato nello sviluppo di entrambi i mezzi. La guida di Casey è decisamente particolare, le moto che lo assecondano diventano competitive anche quando hanno più di un difetto di progettazione (anche grazie al suo cristallino talento), ma diventano difficili da condurre al limite per coloro che hanno una guida più “normale”. Che stia accadendo lo stesso fenomeno in quel di Tokio? Ce lo diranno i test di Valencia. Nel mentre godiamoci il mondiale, che potrebbe anche avere in Lorenzo l’ago della bilancia.

Alex Dibisceglia

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