MotoGP | GP Qatar, l'analisi: Dovi...eravamo rimasti?

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Gran Premio del Qatar, prima prova del mondiale 2018. Una gara anomala, tendenzialmente prevedibile nei risultati, causa i test pre-campionato che tendono ad appiattire i divari tra i team e i piloti, i quali riescono quasi sempre a trovare le loro migliori prestazioni, anche a dispetto del mezzo che conducono. Una gara che non propone verdetti, semmai nuovi interrogativi e conferma alcune indicazioni, sul Mondiale che è partito questo 18 marzo 2018.

La DUCATI parte con il piede giusto grazie ad Andrea Dovizioso, che ha tenuto fede ai pronostici, nonostante una partenza non proprio perfetta. Si profila per lui l’anno della consacrazione: ha dimostrato che le sei gare vinte lo scorso anno non lo hanno appagato, bensì gli hanno fornito quella consapevolezza e quella freddezza che solo pochi scettici mettevano in dubbio nei confronti di un pilota maturo e competitivo come non lo era mai stato in tutta la sua carriera. La Desmosedici lo asseconda e gli permette di attendere quasi 15 giri prima di rompere gli indugi e andare a prendersi una vittoria, scontata solo sulla carta. Dall’altro lato del box, un sempre più silenzioso Jorge Lorenzo, che non trova feeling sull’anteriore nonostante gli sforzi dell’ing. Dall’Igna di fornirgli una moto più maneggevole. Va detto che la caduta dello spagnolo è dovuta ad un problema tecnico legato ai freni, ma il suo ritmo di gara era nettamente al di sotto di quello impresso prima da Zarco (che da metà gara in avanti ha pagato una gomma difettosa all’anteriore) e poi da Dovizioso. Ma non è il solo, visto che l’altro ufficiale Ducati, Danilo Petrucci, si è detto soddisfatto del risultato, nonostante la scelta sbagliata della morbida all’anteriore, che scivolava troppo e non gli permetteva di staccare forte: “Sapevo che Dovizioso e Marquez oggi sarebbero stati inattaccabili, ma dopo essere stato sempre tra i primi tre in tutte le sessioni pensavo che il terzo gradino del podio sarebbe stato fattibile”. Aggiungendo: ”Essere dispiaciuto per un quinto posto è un segnale positivo. Soprattutto se consideriamo il ritardo di tre secondi dai primi”.

Sul secondo gradino del podio l’immancabile Marc Marquez, che ha portato la sua HONDA ad un passo dalla vittoria in un circuito indigesto alla Casa dell’ala che ha vinto solamente 3 delle 15 edizioni del Gran Premio a Losail. Il settimo posto di Pedrosa, a meno di 5” dal vincitore, conferma il timore che quest’anno la casa giapponese abbia trovato un pacchetto di base molto consistente e la bontà del progetto verrà testata subito nelle prossime due gare (Argentina e Texas) dove generalmente lo spagnolo di Cervera lascia solo le briciole agli avversari.

In casa YAMAHA facce quasi sorridenti, grazie a Valentino Rossi che ha tenuto il passo dei primi due e di Maverick Vinales, che dopo una prima fase di gara condotta con una mappatura molto conservativa, è riuscito a portarsi a ridosso dei primi e a girare costantemente sui tempi dei migliori: “All'inizio non ho potuto attaccare perché, a causa dell'elettronica, mi mancava la potenza del motore. Però ho trovato quel feeling e quel passo che ho cercato per tutto il weekend. Erano sei mesi che non mi sentivo così bene sulla moto, oggi lo abbiamo fatto e abbiamo trovato un buon ritmo. Ora dobbiamo lavorare su altri aspetti". Gli fa eco “The Doctor”, il più lucido tra i due: ”L'anno scorso sono salito sul podio e non sapevo neanche io come avessi fatto, mentre quest'anno mi aspettavo che le cose sarebbero potute andare bene”; e continua: “L'importante è quello che succede in pista. Io ci credo, perché so di poter andare forte. Sento tante cose quando guido la moto e di solito sono quelle giuste, quindi se la mettiamo a posto posso stare davanti. Poi so che è difficile battere gli avversari, ma vedo che riesco ad adattarmi agli stili di guida che cambiano, perché capisco come fare, ma questo probabilmente dipende dal talento" ha concluso. Un messaggio “urbi et orbi”, dopo essere giustamente stanco di sentirsi dare del "vecchietto". Quello che emerge da questa prima gara è che i due piloti hanno intrapreso strade di sviluppo del tutto differenti. Quale delle due sarà quella giusta solo i risultati in pista ce lo diranno con certezza.

Ma veniamo ora alle altre case ufficiali, che a dirla tutta sono la vera delusione del week-end, con riferimenti più alla KTM che all’Aprilia.
Il fine settimana APRILIA, infatti, è stato piuttosto tribolato, causa incostanza di rendimento sui pneumatici e un motore tutto nuovo che forse ha pagato i pochi chilometri di rodaggio. Manca ancora qualcosa sia in qualifica che in gara. Aleix Espargaro aveva trovato il ritmo giusto e una prestazione di tutto rispetto, che gli aveva permesso di giocarsi un posto nella top-ten, fino a quando non ha accusato un problema col pescaggio benzina: ”Ho dato il massimo, utilizzando da subito una mappatura molto conservativa, riuscendo comunque a mantenere un buon ritmo. Speravo di poter utilizzare la mappa più spinta nel finale di gara, dove sapevamo di poter essere veloci, ma non è stato possibile. Un nono posto in queste condizioni sarebbe stato un risultato importante. Dobbiamo lavorare per risolvere questo problema senza il quale sono convinto che oggi avremmo potuto lottare nel gruppo dei migliori 5-6 fino alla fine". Decisamente ottimista lo spagnolo, come sempre del resto, ma il suo risultato è davvero incoraggiante se confrontato con quello di Scott Redding, in difficoltà in queste prime uscite con Aprilia: “Non posso essere contento di come è andata la gara oggi. Fin dall'inizio ho avuto scarso grip al posteriore, poi a fine gara le cose hanno cominciato a funzionare tanto che ho fatto il mio giro veloce all'ultimo passaggio. Faccio fatica in questo momento a capire il perchè, dobbiamo analizzare i dati, di sicuro è un problema che non avevamo avuto durante i test. Ora dobbiamo iniziare subito a lavorare per migliorare in vista delle prossime gare, sappiamo di avere un potenziale diverso da quello mostrato oggi ma evidentemente ci sfugge ancora qualcosa". Di sicuro una gara da dimenticare per Aprilia ma, nonostante le attenuanti tecniche del caso, il dubbio maggiore è che dal lato del box di Redding si debbano fornire prove più consistenti, se vogliono lottare entrambi regolarmente per la top-ten.

Discorso che vale anche e soprattutto per KTM. Al momento del ritiro di Polycio Espargaro, la sua KTM pagava circa un secondo al giro sui primi, che giravano abbastanza di conserva sull'1:55 alto, mentre Bradley Smith non si è mai visto ed è riuscito ad arrivare dietro a tutti, fatta eccezione per i ritirati e un Redding di cui abbiamo già detto. Tolti i problemi tecnici, che di sicuro non aiutano lo sviluppo di una moto in cerca di prestazioni, la KTM manca di una direzione tecnica di qualità e di una coppia di piloti che assicurino un rendimento al di sopra della mediocrità.

Michele Bertolini

 

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