IndyCar | Dentro il circuito di Indianapolis: respirando il Mito

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"The Racing Capital of the World". E non potrebbe essere altrimenti, visto l'enorme carico di storia e prestigio che accompagna questo luogo "sacro" per l'automobilismo. Perchè Indianapolis è una parola capace di evocare velocità incredibili, battaglie giocate sul filo dei millesimi, incidenti drammatici (e talvolta, purtroppo, anche tragici) in un viaggio a cavallo del tempo che sembra non conoscere età. Passando soprattutto attraverso la mitica 500 Miglia, ma anche Formula 1, MotoGP e Nascar. This is motorsport, this is racing, this is Indianapolis: benevenuti nella capitale mondiale dei motori.

Entrare in questo impianto regala sensazioni uniche. Aggirarsi tra le tribune deserte, quando i motori devono ancora mettersi in moto, equivale a fare un viaggio nel tempo. Basta chiudere gli occhi per un attimo ed immaginarsi in mezzo ad altri 350mila spettatori, intenti a dividere le proprie attenzioni tra l'immancabile hot-dog e le vetture capaci di sfrecciare in pista ad altissima velocità. Un posto nel quale si sono sfidate autentiche leggende del motorsport, americano e non solo: dalla dinastia degli Andretti a quella dei vari Unser, Foyt, Fittipaldi e Rahal per quanto riguarda il mondo IndyCar, sino a passare ai successi di Michael Schumacher in Formula 1 e di Valentino Rossi in MotoGP.

Ogni angolo sembra appositamente studiato per celebrare una lunga storia, iniziata nel lontano 1909 e da allora ricca di eventi che hanno scritto pagine indimenticabili nella storia del motorsport. Come la celebre striscia di mattoncini posta ancora oggi in prossimità del traguardo, meglio nota come 'Brickyard', a voler rappresentare idealmente il collegamento temporale con la pavimentazione che fino al 1937 caratterizzava il catino. Come il podio, con la 'Victory Lane' che accoglie il vincitore della 500 Miglia, chiamato a sorseggiare una bottiglia di latte per celebrare il proprio trionfo: una tradizione nata quasi per caso nel lontano 1936, quando Louis Meyer venne immortalato a dissetarsi subito dopo la conclusione della gara. Per non parlare delle tribune davvero imponenti, le quali garantiscono una visuale davvero unico e regalano la sensazione di trovarsi in un vero e proprio 'tempio': non a caso, i 257 mila posti a sedere (unitamente ai quasi 150 mila ricavata all'interno dell'ovale) ne fanno l'impianto più capiente al mondo per quanto riguarda il motorsport. Fino ad arrivare a quella che rappresenta il simbolo più recente di Indianapolis, ovvero l'imponente Pagoda, sede di uffici amministrativi e spazi per vip, sponsor e ospiti vari.

This is May. Uno slogan che riecheggia più volte non soltanto all'interno del circuito ma anche in numerosi altri punti della città, la quale si preapara ogni anno ad accogliere centinaia di migliaia di appassionati pronti ad assistere dapprima all'IndyCar GP (l'antipasto sul circuito stradale) e successivamente all'evento clou, ovvero la 500 Miglia: l'edizione numero 102 è ormai alle porte, e con essa il suo carico di emozioni e tradizioni. Nel perfetto spirito americano, capace di celebrare ed alimentare come forse nessun altro sa fare il proprio mito. Ladies and Gentlemen, start your engines!

Da Indianapolis - Marco Privitera

 

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