Quello del GP d’Ungheria verrà ricordato, molto probabilmente, come il weekend della più grande disfatta della Ferrari che, per usare un eufemismo, è arrivata a Budapest Cardinale uscendone Vescovo. La più grande delusa è stata proprio la scuderia di Maranello, che sperava nel doppio colpaccio per dimenticare le sventure della Germania e commemorare il suo presidente Sergio Marchionne appena scomparso. Ma il GP di Budapest non è stato solo questo, bensì tante altre cose che sono passate dal paddock, dai box o anche sulle tribune. Vediamone un po’.

La Formula 1 va in Ungheria nello storico circuito dell’Hungaroring, situato alle porte di Budapest, e tutta la capitale magiara mostra il proprio abito migliore per uno dei più importanti eventi annuali. Ormai il GP ungherese è una presenza fissa del Circus iridato fin dal 1986, edizione in cui vinse Nelson Piquet, e, nonostante il circuito tortuoso, si sono alternate battaglie epiche a edizioni più soporifere. Ma il Gran Premio è senza dubbio un volano per l’intera città che in questo weekend ospiterà numerosissimi tifosi che accorrono da ogni parte d’Europa, fino a far divenire la Perla del Danubio una vera e propria capitale interculturale.

Oggi il calendario ci ricorda che è l'otto Marzo, la festa internazionale della donna. Per quanto la ricorrenza sia più o meno sentita o più o meno bistrattata, dipende dai contesti, vorremmo celebrare l'altra metà del Cielo che la domenica si mette un casco e si siede dietro un volante, prendendo in considerazione quattro profili di donne che hanno corso nelle categorie più esposte del panorama motoristico internazionale (Formula 1 e IndyCar in tutte le sue declinazioni).

Cosa può portare un tifoso a distanza di più di vent'anni dalla sua scomparsa a scrivere un libro sul proprio idolo sportivo? Può un pilota di Formula 1 emozionare e movimentare folle oceaniche di persone che si radunano per commemorare le dati particolari della sua vita? A queste ed altre domande risponde direttamente Carlo Ametrano, scrittore napoletano di Castellamare di Stabia, che nel suo libro ripercorre la carriera di Ayrton Senna con una dettagliatissima galleria fotografica ed interventi di Ettore Giovannelli, giornalista di Rai Sport, e Roberto Giugni, il primissimo rivale del brasiliano ai tempi del kart

Come abbiamo imparato con la nostra rubrica “Cinema da corsa”, il mondo dei film ha spesso strizzato l’occhio al mondo della competizione automobilistica, ma, nonostante la "potenza di fuoco" disponibile alle latitudini di Hollywood, raramente si sono viste produzioni dedicate alla Formula 1. Sicuramente hanno pesato motivi di budget e logistici (vedere l'intramontabile "Driven" di Sylvester Stallone), ma non dobbiamo sottovalutare un’intrinseca difficoltà a costruire una storia interessante e capace di tenere lo spettatore incollato allo schermo.

Prosegue il viaggio di LiveGP nel cinema da corsa con uno dei più recenti film sul motorsport. Stiamo parlando di "Veloce come il vento", pellicola del 2016 di Matteo Rovere, ispirata alla figura del pilota di rally Carlo Capone, vincitrice di ben sei David di Donatello tra cui quello per Stefano Accorsi come miglior attore protagonista

Oggi la nostra rubrica “Cinema da corsa” prosegue parlando di una miniserie televisiva di due puntate, andate in onda per la prima volta su Canale 5 nel 2003, realizzate per  raccontare la storia della più importante figura italiana nella storia dei motori: Enzo Ferrari. La serie è intitolata semplicemente “Ferrari” e ripercorre, tramite l’intervista di un particolare interlocutore, la vita del “Drake”, che proprio in occasione del 120° anniversario della sua nascita andiamo a ripercorrere.

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