Tutto molto bello, come direbbe Bruno Pizzul. Eppure, a ben vedere, si tratta probabilmente di una bellezza...senz'anima. Abu Dhabi e le sue mille luci, tra grattacieli da paura e alberghi di lusso, autostrade a cinque corsie e giardini curati in ogni dettaglio, rappresenta ormai un appuntamento fisso nel panorama del Mondiale di Formula 1. Un luogo ideale per esaltare l'aspetto più glamour di questo mondo, con il paddock che assomiglia più ad un villaggio turistico e lussuosi yacht ormeggiati a pochi metri di distanza dalle vetture che sfrecciano in pista.

Sono ormai alcuni anni che Abu Dhabi rappresenta l'iconico e spettacolare palcosenico che ospita il gran finale del Mondiale di Formula 1. Le sue mille luci scintillanti rappresentano il magico contorno dell'unica gara in calendario che si svolge al tramonto, contribuendo a rendere ancora più magica l'atmosfera festosa che caratterizza l'ultimo round stagionale. Come se non bastasse, ad accompagnare questo evento a suon di musica e champagne non poteva mancare l'esclusivo Vip Party firmato Amber Lounge, che dopo gli eventi di Monaco e Singapore celebrerà il proprio decimo anno di vita proprio nella magica notte di Abu Dhabi.

La Formula 1 va in Ungheria nello storico circuito dell’Hungaroring, situato alle porte di Budapest, e tutta la capitale magiara mostra il proprio abito migliore per uno dei più importanti eventi annuali. Ormai il GP ungherese è una presenza fissa del Circus iridato fin dal 1986, edizione in cui vinse Nelson Piquet, e, nonostante il circuito tortuoso, si sono alternate battaglie epiche a edizioni più soporifere. Ma il Gran Premio è senza dubbio un volano per l’intera città che in questo weekend ospiterà numerosissimi tifosi che accorrono da ogni parte d’Europa, fino a far divenire la Perla del Danubio una vera e propria capitale interculturale.

Oggi il calendario ci ricorda che è l'otto Marzo, la festa internazionale della donna. Per quanto la ricorrenza sia più o meno sentita o più o meno bistrattata, dipende dai contesti, vorremmo celebrare l'altra metà del Cielo che la domenica si mette un casco e si siede dietro un volante, prendendo in considerazione quattro profili di donne che hanno corso nelle categorie più esposte del panorama motoristico internazionale (Formula 1 e IndyCar in tutte le sue declinazioni).

Quello del GP d’Ungheria verrà ricordato, molto probabilmente, come il weekend della più grande disfatta della Ferrari che, per usare un eufemismo, è arrivata a Budapest Cardinale uscendone Vescovo. La più grande delusa è stata proprio la scuderia di Maranello, che sperava nel doppio colpaccio per dimenticare le sventure della Germania e commemorare il suo presidente Sergio Marchionne appena scomparso. Ma il GP di Budapest non è stato solo questo, bensì tante altre cose che sono passate dal paddock, dai box o anche sulle tribune. Vediamone un po’.

Come abbiamo imparato con la nostra rubrica “Cinema da corsa”, il mondo dei film ha spesso strizzato l’occhio al mondo della competizione automobilistica, ma, nonostante la "potenza di fuoco" disponibile alle latitudini di Hollywood, raramente si sono viste produzioni dedicate alla Formula 1. Sicuramente hanno pesato motivi di budget e logistici (vedere l'intramontabile "Driven" di Sylvester Stallone), ma non dobbiamo sottovalutare un’intrinseca difficoltà a costruire una storia interessante e capace di tenere lo spettatore incollato allo schermo.

Prosegue il viaggio di LiveGP nel cinema da corsa con uno dei più recenti film sul motorsport. Stiamo parlando di "Veloce come il vento", pellicola del 2016 di Matteo Rovere, ispirata alla figura del pilota di rally Carlo Capone, vincitrice di ben sei David di Donatello tra cui quello per Stefano Accorsi come miglior attore protagonista

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