F1 | GP Ungheria, l’analisi delle strategie: una guerra di nervi

Pneumatici

La Ferrari a Budapest, dopo la debacle di Silverstone, era chiamata ad un riscatto: obiettivo prontamente raggiunto grazie ad un weekend dominato in lungo e largo, grazie a una doppietta sia in qualifica che in gara, non senza patemi d’animo. La Mercedes, dal canto suo, ha limitato nel migliore dei modi i danni su un circuito che non si addiceva alle caratteristiche della sua vettura. L’unica a recriminare è la Red Bull che poteva tranquillamente aspirare alla zona podio, prima che Verstappen facesse svanire ogni velleità del team.

 

Le preoccupazioni maggiori per tutto il weekend sono state, senza dubbio, le alte temperature registrate e la resa delle Power Unit riguardo il consumo di carburante. Tutti i team sono corsi ai ripari aumentando gli sfoghi d’aria e maggiorando gli impianti frenanti, ma l’incognita sulla durata degli pneumatici, ed in particolar modo sulle Super Soft, era ancora irrisolta.

Stesso discorso sul consumo carburante che, data la conformazione del circuito, sulla carta doveva raggiungere i limiti imposti dal regolamento. Ma per entrambi questi grattacapi la risposta è stata univoca: la Safety Car che, con il suo ingresso (neutralizzando la gara per cinque giri) ha dato una boccata d’ossigeno a tutti gli strateghi facendo allungare il primo stint, in special modo per quelli che sono scattati con le mescole più tenere.

La strategia è stata pressoché identica per quasi tutti i piloti: partire con le Super Soft per poi, nell’unica sosta, passare al compound piú duro; solamente Kvyat (Toro Rosso) e Di Resta (Williams) hanno invertito le mescole.

Alla partenza i piloti Ferrari hanno svolto esattamente il compito prestabilito: scattare nel migliore dei modi, con Raikkonen a proteggere Vettel, e iniziare a prendere il largo.
Partenza decisamente sbagliata quella di Hamilton, passato da entrambe le Red Bull e costretto ad un’ulteriore rimonta, ma a facilitare il compito è stato Verstappen che, con la sua manovra, ha mandato ko Ricciardo con conseguente ingresso della Safety Car.
L’unico team ad approfittarne della gara neutralizzata è stata la Sauber: richiamando entrambi i piloti per passare alle Soft sperando di arrivare fino in fondo alla gara; strategia poi rivelatasi inadatta, col risultato che il muretto ha dovuto richiamare i piloti diversificando gli pneumatici ma a giochi ormai fatti.

Alla ripartenza Vettel fa capire a tutti di cos’è capace la sua SF70H imponendo il ritmo a suon di giri veloci ma, durante il venticinquesimo giro, arriva la doccia gelata: la Ferrari del tedesco ha un problema allo sterzo che tira verso sinistra.
Capendo l’entità del danno, con Vettel che aumenta il ritmo di tre decimi al giro, il box Ferrari cerca di “sfruttare” Raikkonen come scudo: il finlandese, benché girando su ritmi più veloci, si cala bene nella parte resistendo ad un arrembante Bottas che, non riuscendolo a sorpassare in pista, cerca di farlo in pitlane.
Infatti il finlandese della Mercedes è il primo fra i big a fermarsi (al trentesimo passaggio), seguito il giro successivo dal suo compagno di team, col risultato di non cambiare l’ordine in pista.

La Ferrari, dal canto suo, cerca di copiare la strategia Mercedes chiamando entrambi i piloti nei giri successivi: rispettivamente Vettel al trentaduesimo e Raikkonen al trentatreesimo passaggio, con il finlandese che si lamenta via radio perché sarebbe voluto restare di più in pista per cercare di superare Vettel inanellando giri veloci.

Da notare la lotta tutta spagnola tra Alonso e Sainz che, fortunatamente, non si è decisa ai box con l’ormai consueto undercut (visto che entrambi hanno effettuato la sosta ai box nello stesso momento) ma in pista a tutto vantaggio dello spettacolo.

Le Mercedes, montate le Soft, iniziano a girare nettamente più veloce (circa mezzo secondo al giro) del battistrada Vettel, costretto a non salire sui cordoli, con Bottas che ormai si trova a ridosso di Raikkonen. Da segnalare le ottime performance di Verstappen che, cercando di allungare al massimo lo stint iniziale, su Super Soft usate gira su ritmi del tutto simili a quelli delle Ferrari e poco più alti di quelli Mercedes tutti su Soft.

Il GP inizia a diventare più duro per gli uomini Ferrari quando il box Mercedes chiede a Bottas di far passare Hamilton per poter andare a caccia delle Ferrari, con il finlandese che quasi si ferma a bordo pista per favorire la manovra all’inglese. La guerra diventa di nervi e di logoramento, con Raikkonen che ha il doppio compito di difendere il suo compagno di colori e, allo stesso tempo, rintuzzare la rimonta frenetica di Hamilton.

La conformazione del circuito, che rende i sorpassi quasi impossibili, rende le manovre di avvicinamento molto difficili: tant’è vero che sia Raikkonen che Hamilton, avvicinandosi troppo alle vetture che li precedono, più che i benefici del DRS iniziano a compromettere gli pneumatici (dato che guidando in scia diminuisce il grip aerodinamico e gli pneumatici sono chiamati ad un lavoro extra rovinandosi anzitempo): la dimostrazione è che nessuno ha mai fatto un vero e proprio tentativo di sorpasso, con Hamilton che nell’ultima curva restituisce il terzo posto a Bottas.

Entrambe le strategie dei due top team sono state azzeccate, cercando di massimizzare le chance di vittoria dei rispettivi capitani con la Ferrari che, anche senza ordini di scuderia diretti su Raikkonen, ha sfruttato al massimo i punti di forza della monoposto che si addicevano perfettamente alle caratteristiche del circuito magiaro.
Dal canto suo la Mercedes ha fatto il possibile per favorire la rimonta di Hamilton ligio, poi, a restituire la posizione a Bottas, anche se restano i dubbi che quei tre punti persi possano pesare in ottica futura in un campionato così tirato.

Degna di nota anche la gara delle due Force India partite fuori dalla top-ten e, grazie ad una gara accorta e consistente, sono riuscite a conquistare un ottavo e nono posto da parte di Perez ed Ocon.

Il Circus si prende una pausa, ma i due team di vertice sono già proiettati su Spa Francorchamps, consci che ora non si potrà più sbagliare un colpo.

Michele Montesano

 

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