Il distacco accusato dalle Ferrari nei confronti delle Mercedes sotto la bandiera a scacchi del Gran Premio d'Italia è stato a dir poco sorprendente: Vettel ha accusato un gap di 36 secondi dal vincitore Hamilton, mentre Raikkonen addirittura di un minuto. Mediamente la SF70H del tedesco ha girato sette decimi in più rispetto alla W08 del britannico ma, ad ulteriore conferma, anche per i loro rispettivi compagni di team i distacchi cronometrici hanno sottolineato i reali valori in campo emersi sul veloce tracciato brianzolo.

A discapito del risultato finale, che vede Hamilton trionfatore incontrastato, la gara di Spa ha fatto emergere il valore della Ferrari. In particolare la crescita esponenziale della Rossa su di un circuito sulla carta poco congeniale: segno che gli uomini di Maranello hanno lavorato nella giusta direzione e ciò fa ben sperare per il GP di casa, quello di Monza del prossimo fine settimana. La gara si è svolta in maniera regolare e può essere divisa tranquillamente in due tronconi: prima e dopo l’ingresso della Safety Car, causata dallo scontro fratricida delle Force India. Ma analizziamo la corsa nel dettaglio:

A distanza di quasi due settimane dalla conclusione del GP Gran Bretagna, caratterizzato nel finale dal doppio problema alle gomme accusato dalle Ferrari di Sebastian Vettel e Kimi Raikkonen, Pirelli ha fornito le proprio conclusioni anche in merito alle indagini svolte sul pneumatico della SF70-H del pilota finlandese. La casa milanese ha tenuto a sottolineare come non sia emersa nessuna criticità connessa al prodotto nè alla sua gestione, ipotizzando così un corpo esterno quale causa del problema.

A giocare un ruolo da protagoniste nel GP d'Austria sono tornate ad essere gomme e strategie. Hamilton perde il potenziale vantaggio di partire con una gomma più dura e allungare il primo stint, mentre invece quasi tutti hanno affrontato problemi più o meno importanti di blistering. Se la gara di Spielberg non regala grosse sorprese e rischia, praticamente senza sorpassi, di far precipitare lo spettatore medio nel torpore di una corsa senza chiasso e botte da orbi, la colpa non è stata dei protagonisti: il Gran Premio è stato corso ad un ritmo sempre indiavolato e sono state invece situazioni casuali e distacchi contenuti ma costanti a negare uno spettacolo maggiore e a conservare solo per il finale qualche duello coinvolgente. 

La Ferrari a Budapest, dopo la debacle di Silverstone, era chiamata ad un riscatto: obiettivo prontamente raggiunto grazie ad un weekend dominato in lungo e largo, grazie a una doppietta sia in qualifica che in gara, non senza patemi d’animo. La Mercedes, dal canto suo, ha limitato nel migliore dei modi i danni su un circuito che non si addiceva alle caratteristiche della sua vettura. L’unica a recriminare è la Red Bull che poteva tranquillamente aspirare alla zona podio, prima che Verstappen facesse svanire ogni velleità del team.

A distanza di cinque giorni dalla gara di Silverstone, Pirelli ha diffuso un comunicato stampa contenente i risultati delle analisi sui problemi che hanno condizionato la gara di entrambe le Ferrari negli ultimi giri. Se per Sebastian Vettel è arrivata la conferma in merito alla foratura lenta ed alla successiva guida sul pneumatico sgonfio quale causa di quanto accaduto, per Kimi Raikkonen sarà necessario ancora qualche giorno per andare alla ricerca del problema, con le analisi che proseguiranno nei laboratori della casa milanese.

La strategia attese per il Gran Premio d'Austria non lascerebbero in teoria spazio per l'immaginazione, con la scelta di una sola sosta che sembrerebbe l'unica praticabile. In realtà, l'arretramento sulla griglia di Lewis Hamilton (penalizzato di cinque posizioni per la sostituzione del cambio) e la possibilità di uno scroscio di pioggia all'inizio della gara obbligano a considerare anche scenari alternativi.

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