F1 | Flashback: Ferrari, i piloti entrati subito nel mito

F1 - AMARCORD

Per un pilota il sogno di diventare campione del mondo rappresenta il fine massimo, il coronamento di una carriera, dopo tutti gli sforzi compiuti per arrivare fino all’ambita vetta. Un particolare prestigio spetta a coloro che riescono a centrare questo ambito traguardo con la tuta rossa della Ferrari, diventando così "grandi" con la più grande e importane scuderia di tutti i tempi. In questo ristretto novero di campioni del mondo, meritano attenzione e ammirazione quei piloti riusciti a centrare il riconoscimento massimo alla loro prima stagione in quel di Maranello, entrando subito nel mito. Proprio a questi piloti è dedicata la nuova puntata della rubrica Flashback. Buona lettura!

 

FANGIO. Il primo a riuscire in questa impresa non poteva che essere la leggenda argentina Juan Manuel Fangio. Nel 1956, dopo le esperienze trionfali in Alfa Romeo e Mercedes che gli fruttano tre corone iridate, il fuoriclasse sudamericano approda alla corte del Cavallino. Una stagione, quella menzionata, caratterizzata da alcuni particolari episodi, rimembrati ancora oggi quando il discorso verte su quel campionato. Il primo di questi si verifica, pronti via, nella gara di apertura della stagione in Argentina, sul tracciato di Buenos Aires. Dopo un guaio al motore che lo costringe ad alzare bandiera bianca, Fangio torna in pista utilizzando la macchina del compagno di squadra Musso (un qualcosa di impensabile ad oggi), ma poco dopo esce di pista alla curva Ascari. Sarebbe ritiro (questa volta definitivo), ma l’idolo di casa viene aiutato dal pubblico – manovra vietata –  e conclude la gara al 1° posto dopo una grande rimonta, favorito anche dal ritiro della Maserati di Stirling Moss. La casa bolognese espone un ufficiale reclamo, ma il verdetto non cambia. Punti, quelli ottenuti da Fangio nella gara di casa, che peseranno come macigni nell’economia del campionato. Il secondo si verifica all’ultima gara della stagione a Monza. Ancora in corsa per il titolo, Peter Collins cede la sua Rossa a Fangio (appiedato per la rottura dello sterzo) che termina 2° e vince il suo quarto titolo. Un grande gesto quello dell’inglese, a cui il destino riserva però una crudele sorte sottraendolo alla vita il 3 agosto 1958 in un incidente sul vecchio tracciato del Nurburgring. E così il sogno di diventare campione del mondo sarebbe rimasto tale per Collins.

SCHECKTER. La storia d’amicizia, di complicità e di grande sportività tra Fangio e Collins non è però l’unica verificatasi in Ferrari. Ce n’è un’altra, più recente rispetto a quella menzionata, che riguarda Jody Scheckter e Gilles Villeneuve. Il sudafricano, arrivato a Maranello nel 1979 per sostituire l’argentino Carlos Reutemann (andato in Lotus), riesce a riportare il titolo piloti a Maranello al termine della sua stagione d’esordio col Cavallino. Grande merito per questo risultato centrato da Scheckter è da attribuire senza dubbio a Villeneuve che, nonostante l’opportunità di cogliere il titolo, si mette a servizio di quel compagno di squadra al quale riconosce le virtù della lealtà e del rispetto. Emblematico in questo senso l’episodio che si verifica a Monza il 9 settembre 1979. Al terzultimo appuntamento della stagione, Gilles è ancora in corsa per la conquista del Mondiale, ma sceglie di percorrere la strada dell’altruismo (dote non comune a tutti, specialmente nel mondo delle corse) scortando come una vera e propria guardia del corpo l’amico/compagno di squadra fino alla bandiera a scacchi, permettendo così alla Rossa di tornare a festeggiare anche il titolo nel campionato costruttori. Il legame di profonda amicizia tra Scheckter e Villeneuve continuerà anche dopo l’addio del sudafricano dal mondo delle corse, avvenuto a fine 1980. Sarà proprio Scheckter ad annunciare a Joanna – moglie di Gilles – il grave incidente in cui perde la vita il canadese nelle qualifiche di Zolder l’8 maggio 1982, mettendole a disposizione un jet per giungere al capezzale dell’amato marito.

RAIKKONEN. Al termine della stagione 2006 Michael Schumacher decide di appendere il casco al chiodo, dopo una carriera ricca di vittorie e titoli. Al posto del Kaiser la Ferrari decide di ingaggiare Kimi Raikkonen, chiamato da Maranello a raccogliere la difficile eredità lasciata dal pilota più vincente della storia della Formula Uno. Malgrado un carattere introverso e schivo ai convivi pubblici, Iceman riesce comunque a scaldare i cuori dei milioni di tifosi ferraristi, regalando al Cavallino il titolo piloti in una stagione tiratissima, caratterizzata dalla brutta vicenda della spy-story e dalla rivalità intestina alla McLaren che vede contrapposti Fernando Alonso e Lewis Hamilton. Proprio la competizione esasperata tra i due piloti di Woking e i colpi di scena verificatasi nelle ultime due gare del 2007 disputate in Cina e In Brasile, permettono a Raikkonen di chiudere in trionfo quel campionato (grazie a prestazioni di alto livello come le gare di Silverstone e Spa), conquistando il primo titolo alla prima annata sulla Rossa. Un Mondiale che ad oggi è anche l’ultimo in assoluto centrato da un pilota della Ferrari.

Piero Ladisa 

 

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