F1 | Verso il GP del Giappone: Ferrari nella morsa tra FIA e Mercedes

Tecnica

Dopo la pausa estiva e soprattutto nelle ultime due gare, in Formula 1 sembrano essersi drasticamente capovolti i valori in campo, con la Mercedes in netta ascesa nei confronti della Ferrari, come evidenziato dal divario ampliatosi sia nella classifica Piloti che in quella Costruttori. Guardando nello specifico, non si tratta solamente di un incremento prestazionale da parte della Freccia d'Argento, ma anche di un brusco stop della monoposto del Cavallino Rampante.

 

La ragione va ricercata principalmente nel contestato sistema di batterie del Kers della Ferrari: l’unico che prevede due batterie sdoppiate, ufficialmente per migliorare la distribuzione dei pesi ed il packaging ma, secondo i team avversari, in grado di generare un surplus di energia in grado di essere utilizzata in determinati punti del circuito sia in rettilineo che in uscita dalle curve. La FIA è corsa subito ai ripari (dopo il GP d’Austria), dotando l’uscita delle batterie di un sensore in grado di monitorare l’energia elettrica prodotta, al fine di verificare che rientrasse sempre nei limiti dei 4 Megajoule al giro e nei 120 Kw di potenza massima.

Secondo alcuni team rivali (ufficiosamente la Renault), il team di Maranello era in grado di ottenere ancora un vantaggio di potenza, altrimenti detto “trick” da questo sistema, soprattuto nei tratti più guidati e, nello specifico, tra i 180 e i 260 km/h: basti vedere la performance della SF71H sui circuiti di Silverstone, Hockenheim, Budapest, Spa e Monza, con un vantaggio che oscillava fra i tre e cinque decimi a seconda della conformazione del tracciato.

Per questo la FIA ha introdotto un secondo sensore per la misurazione del flusso di energia su tutte le Power Unit Ferrari: per cercare di capire come e quando venisse usata la potenza generata dalla parte elettrica con maggiore accuratezza, il tutto proprio prima del GP di Singapore. Secondo Auto Motor und Sport i dati GPS in possesso del team Renault dimostrano come la Ferrari abbia drasticamente calato le proprie performance sia a Marina Bay, in particolare nel rettilineo (anche se in parte mascherate dalla conformazione tortuosa del circuito) ma soprattutto a Sochi dove, in qualifica, la monoposto del Cavallino ha pagato un distacco di mezzo secondo dalle Mercedes sul giro secco, segno che gli equilibri di vertice sono cambiati.

La mancanza di velocità sul rettilineo ha comportato, come conseguenza, anche una scarsa velocità in curva: infatti, per ovviare alla carenza velocistica, in Ferrari hanno scaricato le ali della SF71H per ridurre il drag (resistenza all’avanzamento), ma ciò ha comportato un minor carico aerodinamico che nei tratti guidati e nelle curve ha pesato tantissimo, costringendo le gomme ad essere sfruttate oltremodo: basti vedere come le velocità di percorrenza della Ferrari in Russia fosse nettamente inferiore rispetto alla W09, per spiegare la poca resistenza fatta da Vettel nei confronti di Hamilton.

Da una parte la FIA, che ha stretto i controlli attorno alla Rossa di Maranello; dall’altro lato la Mercedes, che dopo la pausa estiva ha incrementato le sue performance soprattutto riuscendo a sfruttare nella giusta finestra di utilizzo gli pneumatici posteriori (per mezzo di una sospensione posteriore rivista, nuovi cestelli dei freni e cerchi della OZ), hanno fatto sì che i valori in campo, e lo stesso campionato, abbiano subito una “sterzata” perentoria verso i confini tedeschi.

Michele Montesano

 

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