Il Circus della F1 non si ferma mai: dopo il controverso GP di Sepang si torna subito in pista in Giappone sul tracciato di Suzuka, uno dei pochi circuiti vecchia scuola tutt’ora presenti nel campionato e dove è ancora il pilota a poter fare la differenza sempre se coadiuvato da una monoposto all’altezza. La pista è senza dubbio fra le più esigenti per gli pneumatici, molto sollecitati con le numerose curve da alto carico ed in appoggio, oltre alla celebre 130 R dove si è calcolato che si raggiungeranno prestazioni davvero elevate.

Quello a cui andremo ad assistere sarà l’ultimo GP della Malesia per il Circus della F1: quello di Kuala Lumpur è stato il primo circuito della nuova generazione progettato da Hermann Tilke, nonché uno dei più imprevedibili grazie anche alla variabile meteo. Il tracciato prevede numerosi curvoni in appoggio, dov’è fondamentale avere un buon bilanciamento aerodinamico tra l’asse anteriore e posteriore; inoltre, vista la presenza di numerosi rettilinei, bisogna avere un’aerodinamica che non penalizzi troppo la velocità di punta.

Dopo i due circuiti più veloci del mondiale la F1 torna su un cittadino, quello di Marina Bay, un tracciato lungo e tortuoso, composto da ben ventitré curve, dove è fondamentale avere una buona trazione in uscita di curva ed un elevato carico aerodinamico visto la quasi totale assenza di rettilinei. Sicuramente quello di Singapore è il cittadino più difficile del mondiale sia per quanto concerne lo stress meccanico subito dalle monoposto, che per l’affaticamento fisico a cui è costretto il pilota correndo in notturna con un tasso di umidità elevato e con la gara che rasenta sempre il limite delle due ore.

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