Siamo arrivati alle battute finali e il Circus della Formula 1 si trova in Brasile per il penultimo round di questa lunga ed affascinate (sia in pista che ai box) stagione. Messo in cascina da Hamilton il titolo piloti resta da assegnare quello costruttori fra Mercedes e Ferrari, con la scuderia di Maranello che insegue a 55 lunghezze di ritardo. Il circuito di Interlagos, benché la sua esigua lunghezza (è il più corto dopo quello di Montecarlo), presenta delle medie sul giro piuttosto elevate: infatti ai due tratti molto veloci, primo e terzo settore, dove conta un’ottimo cx (coefficiente di penetrazione aerodinamica), si contrappone il settore centrale più lento e guidato, in cui serve ottima trazione al posteriore e direzionalità all’anteriore.

Ad appena una settimana di distanza dalla tappa texana di Austin, la Formula Uno torna in pista sul circuito di Città del Messico intitolato alla memoria dei fratelli Rodriguez. Il tracciato è un mix tra quello storico, con i due lunghi rettilinei, e la parte nuova disegnata da Tilke composta da zone più guidate come quella ricavata all’interno del campo da baseball.

Il GP del Texas è stato archiviato, con una splendida vittoria da parte di Kimi Raikkonen, ma gli strascichi della vicenda relativa ai mozzi forati sono ancora palpabili. Pare infatti che la FIA, prima del Gran Premio, abbia chiesto alla Mercedes di sigillare i microfori per evitare ulteriori polemiche riguardo alla richiesta di chiarimenti da parte della Ferrari. Dire che la Mercedes non abbia più dominato per via di questa modifica sarebbe comunque con ogni probabilità eccessivo: andiamo quindi nello specifico ad analizzare cos’è successo nel weekend texano.

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