Alessandro Nannini, talento beffato dal destino

Piloti A-Z dal 1950 ad oggi

Tutti gli appassionati di Formula 1 ricordano quanto accadde durante il Gran Premio del Giappone 1989, con lo scontro tra Ayrton Senna e Alain Prost nel corso del 46° giro che determinò l'uscita di scena del francese e la successiva furiosa rimonta del brasiliano, il quale riuscì a vincere la gara prima di subire la squalifica in un mare di polemiche. Al di là dell’episodio principale, però, forse a qualcuno sfugge il nome di colui al quale venne assegnata la vittoria a tavolino dopo la squalifica di Ayrton. Il suo nome è Alessandro Nannini, il quale quel giorno ottenne così la sua unica vittoria in Formula 1, prima che un drammatico incidente in elicottero l'anno seguente gli tolse la possibilità di continuare la propria carriera nel Circus. A venticinque anni di distanza dal successo ottenuto a Suzuka, andiamo dunque a ripercorrere la carriera del simpatico e veloce pilota senese, fratello della celebre cantante Gianna Nannini.

Alessandro Nannini nasce il 7 luglio 1959 a Siena. Come molti piloti, tra cui il campione del mondo del 1996 Damon Hill, Alessandro comincia la sua carriera non su i kart ma sulle moto, più precisamente nel motocross, per poi passare nel 1978 nei rally quando partecipa ad una gara a bordo di una una Citroen, per poi proseguire su una Lancia Stratos.

Dopo due anni si sposta sulle monoposto, gareggiando in Formula Italia e diventando campione nel 1981. Dopo questo successo, prosegue la sua carriera in Formula 2, dove corre con il team Minardi per tre stagioni ottenendo come migliori risultati il secondo posto a Misano nel 1982 e al Nürburgring l'anno successivo. Per il resto, le sue tre annate nella categoria sono caratterizzate da diversi problemi di affidabilità, soprattutto con i motori BMW.

Oltre che correre in Formula 2, nel 1982 gareggia con le vetture Sport nel team Lancia Martini, arrivando secondo al Mugello con Corrado Fabi. Continua a prendere parte alla serie per i successivi quattro anni, nonostante i concomitanti impegni in F.2 e F.1, ottenendo la vittoria a Kyalami con Riccardo Patrese nel 1984 ed il giro più veloce alla 24 Ore di Le Mans.

Dopo aver ottenuto buoni risultati sia con le monoposto sia con le ruote coperte, nel 1986 Nannini debutta in Formula 1 con la Minardi al fianco di Andrea de Cesaris. Nella sua prima stagione da debuttante, Nannini colleziona 13 ritiri: il suo miglior risultato è il 14° posto in Messico, unica gara in cui riesce a giungere al traguardo.

Nel 1987 si ritrova come compagno di squadra lo spagnolo Adrian Campos. Riesce a vedere la bandiera a scacchi solamente nel Gran Premio d'Ungheria con l'undicesimo posto, mentre nel Gran Premio d'Italia (16° posto) e in Portogallo (11° posto) viene classificato nonostante il ritiro.

Nonostante le scarse soddisfazioni raccolte, Nannini riesce a farsi notare per le proprie buone prestazioni: in vista della stagione 1988 firma per il team Benetton, ritrovandosi come compagno di scuderia Thierry Boutsen. Ottiene i primi punti iridati in carriera nella seconda gara dell'anno a Imola con il sesto posto, e dopo quattro gare ottiene lo stesso risultato in Francia. Nella gara successiva a Silverstone conquista il primo podio della sua carriera, ripetendo l'impresa in Spagna sul circuito di Jerez dopo aver superato Ayrton Senna nel finale. Gli ultimi punti della stagione li ottiene in Giappone, con il quinto posto. In classifica termina con 12 punti al 10° posto.

La stagione 1989 vede la partenza dal team di Boutsen, sostituito da Johnny Herbert, a sua volta rimpiazzato nel corso della stagione da Emanuele Pirro: Nannini diventa quindi il primo pilota della scuderia. Il senese si trova però costretto a fare i conti con l'handicap derivante dal ritardo con cui viene assemblata la nuova vettura ed il motore Ford. Tuttavia, Nannini comincia bene la stagione con il sesto in Brasile (dove sigla il giro più veloce) ed il terzo a Imola. Dopo l'ottavo posto a Montecarlo, conquista la quarta piazza in Messico. Dopo due ritiri e la squalifica in Canada, torna nuovamente a podio con il terzo posto in Inghilterra. Si ritira in Germania e in Ungheria, quindi ottiene il quinto posto in Belgio. Si ritira nella gara di casa a Monza per poi ritornare a punti con la quarta posizione ottenuta in Portogallo. Dopo il ritiro in Spagna, conquista la vittoria nel Gran Premio del Giappone in seguito alla squalifica di Senna, prima di chiudere la stagione con il secondo posto nel Gran Premio d'Australia. Conclude un'annata eccellente con 32 punti ed il sesto posto in classifica.

Nannini è ormai uno dei protagonisti assoluti del mondo della Formula 1: nella stagione 1990 si ritrova come compagno di scuderia il tre volte campione del mondo Nelson Piquet, con il quale instaura subito un buon rapporto. La stagione comincia con un podio ottenuto nella terza gara a Imola. Ottiene poi il quarto posto in Messico, il secondo in Germania ed il quarto in Belgio. Nel frattempo, la Ferrari lo contatta proponendogli un contratto di un solo anno per la stagione 1991, ma Nannini declina l'offerta. Dopo non essere riuscito a conquistare punti a Monza (dove termina ottavo), il senese ottiene il sesto posto all'Estoril ed il terzo posto a Jerez. Sarà il suo ultimo podio e l'ultima gara della sua carriera in Formula 1.

Il 12 ottobre 1990, infatti, è vittima di un drammatico incidente in elicottero nei pressi della sua tenuta a Siena, in cui una delle pale dell'elica del veicolo gli trancia di netto l'avambraccio destro: il pilota è sottoposto ad un delicatissimo intervento chirurgico durato sette ore, in cui l'equipe di medici guidata dal professor Bufalini riesce a reimpiantare l'arto. La riabilitazione si rivela comunque molto complicata e Nannini riesce a recuperare solo parzialmente l'uso della mano.

Di quel giorno ha avuto modo tempo dopo di ricordare: "Sull’incidente ho avuto sempre un atteggiamento positivo, ho detto ok, sei caduto con l’elicottero, ma considera che appartieni a quel 4-5% che si è salvato, prova ad essere felice. Così sono arrivato a pensare che gli incidenti se ne vieni fuori non sono poi così male, perché ti rafforzano dentro per le altre esperienze che la vita ti porta ad affrontare. Dell’incidente ricordo di aver avuto paura giusto tre o quattro secondi, poi è tutto finito; ma è anche vero che quando vedi la morte in faccia ti passano davanti come in un flash molte cose tutte insieme, e lì ti accorgi che vorresti vivere ancora. A parte questo, c’è una domanda che ancora mi faccio regolarmente: come è possibile che dopo quasi 19 anni ci siano ancora in giro persone convinte che quel giorno fossi io e non il pilota a condurre l’elicottero?".

Nel 1992 Nannini ritorna però alle corse nelle ruote coperte, partecipando con l'Alfa Romeo al Superturismo italiano. Nella sua prima gara si qualifica in prima fila e firma il giro più veloce. Vince tre gare in stagione e aiuta il compagno di squadra Nicola Larini a conquistare il titolo. A fine stagione prova finalmente una monoposto Ferrari sul circuito di Fiorano, appositamente modificata nei comandi dello sterzo: ottiene dei buoni tempi, ma deve rinunciare al sogno di ritornare in Formula 1, optando per rimanere con l'Alfa Romeo.

Con la casa di Arese decide di partecipare al campionato DTM nella stagione 1993. Nonostante i problemi di affidabilità, Nannini vince due volte sul circuito di Hockenheim ed ottiene diverse pole position e giri veloci.

L'anno dopo ottiene quattro vittorie a inizio stagione conquistando anche entrambe le gare non valide per il campionato svoltesi a Donington Park, ma viene escluso nella seconda gara per quantità di carburante insufficiente per le analisi. Termina comunque la stagione in quarta posizione assoluta.

Nel 1995, insieme a tutti i piloti della serie DTM, partecipa anche alla mini-serie ITC: l'Alfa Romeo viene però battuta ripetutamente dalla Mercedes e Nannini termina rispettivamente in undicesima e quindicesima posizione i campionati, conquistando un terzo posto come miglior risultato.

L'anno seguente l'ITC sostituisce il DTM, e sull'Alfa 155 V6 TI ottiene sette vittorie: un'impresa che però non si rivela sufficiente per vincere il campionato, a causa della scarsa affidabilità del mezzo con cui termina in terza posizione assoluta. A fine stagione gli viene offerta la possibilità di provare una monoposto di Formula 1 della Benetton, pur senza nessun interesse per un rientro.

Dopo l'annullamento dell'ITC, Nannini firma un contratto per correre nel campionato GT con la Mercedes-Benz. In quattro occasioni Nannini termina in seconda posizione, conquistando la pole position in Austria; inoltre, otto anni dopo aver ottenuto la sua unica vittoria in Formula 1, conquista il successo proprio sul circuito di Suzuka. Nel settembre del 1998 Nannini annuncia il suo ritiro dalle corse, al fine di dedicarsi alla propria azienda dolciaria.

Nel 2011 si candida alla carica di sindaco a Siena, ottenendo il 18,23% dei voti e venendo eletto consigliere comunale. Nel 2012 torna al volante di una vettura di Formula 1 a Suzuka per celebrare i 50 anni del circuito guidando una Larrousse e poche settimane dopo partecipa al Giro automobilistico d'Italia, guidando una Mitsubishi Evo 6 in coppia con Gianni Giudici. La carica d'energia del "Nano" non si è ancora esaurita.

Chiara Zaffarano

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