F1 | Ferrari verso la Spagna: ora o mai più

F1 News Team

Crisi di risultati, problemi di affidabilità e proclami, al momento, disattesi. La Ferrari non sta decisamente vivendo un buon momento e a Barcellona rischia seriamente di giocarsi l'ultima carta in ottica mondiale. I più pessimisti lo dicevano già dai primi test invernali che questa rischiava di essere l'ennesima stagione di inseguimento per il Cavallino Rampante. Il distacco dalle Mercedes è stato ridotto, ma rimane ancora ampio.

 

In più, quest'anno sulla scuderia di Maranello sembrerebbe essersi accanita anche la sorella meno apprezzata della Dea bendata: 4 gare e sempre un imprevisto a scombinare i piani della Rossa, oltre ad un Nico Rosberg in versione "Hannibal The Cannibal" che fa man bassa di punti ormai da 7 gare, se si contano anche le ultime 3 dello scorso anno. Andiamo però ad analizzare meglio questo momento della scuderia più vincente di sempre.

SF16-H: una vettura completamente nuova, da far crescere e sviluppare come una figlia, la figlia che un giorno si prepara a sconfiggere la primogenita di quei tedeschi che ad alcuni stanno antipatici perché protagonisti da ormai troppo tempo. Questi i proclami che arrivavano da Maranello in Febbraio, quando venne presentata la nuova monoposto di Formula 1. Ed ecco il primo problema: quando fai dei proclami simili un solo risultato è ammesso. Vincere e vincere nettamente, senza riserve. Già solo arrivare secondo crea frustrazione in chiunque ti segua. L'auto è una vettura aggressiva rispetto al passato, che deve subito arrivare al livello della W07 Hybrid di Stoccarda e che per farlo ha messo in secondo piano l'affidabilità. L'affidabilità: ecco il secondo problema di questo 2016. Già, perchè in Australia e Bahrain i propulsori delle Ferrari hanno tradito prima Kimi Raikkonen e poi il "figliol prodigo" Seb Vettel. 

Sebastian Vettel. Sembra incredibile dirlo ma ecco un'altro "problema" della scuderia italiana: proprio quel ragazzo che li aveva fatti dannare per anni, trionfando e dominando con la Red Bull. Arrivato a Maranello per riportare la Rossa in alto, quest'anno la sfortuna lo tormenta e, come diceva Enzo Ferrari, a volte è meglio avere un pilota meno dotato ma fortunato, che un grande campione sfortunato.

Sebastian, in due dei primi quattro appuntamenti, alla casellina "punti" ha segnato un grosso, pesante ed inesorabile zero. Prima per un problema tecnico che gli ha impedito di prendere parte alla gara di Sakhir. Poi a Sochi, dove un altro problema meccanico lo aveva costretto a sostituire il cambio e quindi partire con cinque posizioni di penalità, Daniil Kvyat lo ha tamponato due volte facendo terminare la domenica del tedesco dopo appena due curve contro le barriere del tracciato russo. La prima gara in Australia lo aveva visto terminare alle spalle delle due frecce d'argento, proprio come nel 2015. In Cina, terzo appuntamento iridato, era presente anche il presidente Marchionne in persona. E si sa che in un'azienda quando scende il grande capo a controllare lo svolgimento delle operazioni i casi sono due: o l'azienda ha appena subito un grande cambiamento, o il momento è molto delicato e serve una svolta. In questo caso, barrare la seconda casella. Ci si aspettava il riscatto della Ferrari dopo la delusione del Bahrain. E invece?

E invece Sebastian, insieme al team, decide in qualifica di tenere un set di gomme nuove per la gara. Il tedesco avrà pensato sé e sé: "Farai un solo giro Sebastian. Dovrai essere perfetto Sebastian. Lo hai fatto decine e decine di altre volte prima di oggi. Fare il giro perfetto nel momento del bisogno è il tuo lavoro. E Sebastian, nel suo lavoro è il migliore su piazza". E Sebastian parte, come decine di altre volte. Ma "decine di altre volte" non era il 2016 che, almeno per adesso, non è l'anno di Sebastian. Sbaglia il punto di staccata. Arriva lungo. La prima fila gliela soffia Ricciardo, sotto gli occhi del presidente. Marchionne non risparmia le critiche per i suoi piloti, con Kimi addirittura fuori dai primi 10. Nemmeno davanti alla stampa si risparmia. No, questo 2016 non è l'anno delle Rosse. Il presidente non critica mai cosi i piloti in pubblico, non è nello stile Ferrari. Se lo ha fatto è perché qualcosa deve cambiare. E deve cambiare alla svelta.

Già, e qualcosa era cambiato a Sochi e cambierà ancora in Spagna. Aggiornamenti, aggiornamenti, aggiornamenti. Ma quali? In Russia si era intervenuti sui flap. Quelli anteriori erano stati migliorati per poter garantire un maggior carico aerodinamico. Ma i risultati non sono stati quelli sperati. A Barcellona, Sebastian Vettel monterà una nuova trasmissione, la vecchia è stata danneggiata nell'incidente con Kvyat nello scorso gran premio. A Sochi, inoltre, il motore della Ferrari è stato inoltre aggiornato sfruttando 3 dei gettoni a disposizione del team del Cavallino. I tecnici credono che il lavoro effettuato, principalmente incentrato sulla combustione spontanea all'interno delle camere di combustione, possa dare effetti più importanti proprio sul circuito del Montmelò. Se ciò non bastasse l'impegno degli ingegneri a Maranello certamente non diminuirà, anzi. Tutti gli aggiornamenti possibili per battere i tedeschi. Aumentare la potenza della power unit? Aumentare la potenza della power unit. Migliorie aerodinamiche? Si, anche quelle, l'importante è riprendere quelle due sagome argentate che adesso sono là, lontane. Piccole piccole. Veloci, velocissime.

Alessandro Gazzoni

 

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