L’INTERVISTA | Vito “Chico” Postiglione: “Vent'anni di carriera e 108 vittorie alle spalle, ma ho ancora fame di successi!"

Altre Ruote Coperte

Da ormai quasi vent’anni, Vito “Chico” Postiglione è tra i piloti più apprezzati nella categoria Gran Turismo, avendo vinto in tutti i monomarca a cui ha preso parte: dal Trofeo Megane fino al Porsche Carrera Cup, non trascurando il Ferrari Challenge. Attualmente è impegnato su due fronti: il Super Trofeo Lamborghini ed il GT Open sempre al volante della Lamborghini Huracán e sempre tra le fila dell’Imperiale Racing. Abbiamo stilato con lui un bilancio di questa prima parte del 2017 e della sua carriera.

Vito, sei impegnato in due campionati: il GT Open ed il Super Trofeo Europa Lamborghini. 202 podi in carriera di cui 108 vittorie, il 2017 è un anno ricco di soddisfazioni: ti va di fare un bilancio di questa prima parte di stagione?

Sicuramente è stata una prima parte di stagione positiva nel Super Trofeo Lamborghini, se si esclude l’ultima gara di Spa dove le aspettative erano alte ma, purtroppo, abbiamo raccolto meno del previsto, comunque manteniamo la leadership anche se il campionato è molto combattuto.
Per quanto riguarda il GT Open invece siamo stati più sfortunati: in diverse occasioni abbiamo perso punti e podi pesanti per episodi che non sono dipesi da noi: come a Spa, dove il mio compagno Andrea Fontana è stato centrato dalla Lexus di Costa, oppure come al Paul Ricard dove siamo stati costretti al ritiro.
Inoltre, nella serie di Jesus Pareja vige il BOP (Balance Of Performance) che cerca di livellare le prestazioni delle vetture in pista: infatti nelle prime gare le Lexus volavano e a turno, anche per via delle zavorre handicap, le vetture al top si alternano di circuito in circuito.

All’inizio della tua carriera ti saresti aspettato di arrivare fin qui?

Onestamente per me raggiungere il professionismo è stato il coronamento del sogno della mia vita, per tutti i sacrifici che ho fatto fin da giovane, per tutti coloro che mi hanno supportato nel corso della mia carriera, sia nei momenti di gloria che in quelli più difficili.
Vedere piloti con i quali ho battagliato in pista scomparire dai campionati che contano fa male, ma allo stesso tempo ti inorgoglisce di ciò che hai fatto per meritarti il ruolo che ricopri.

Com’è nata la tua passione per le auto?

Fin da piccolo andavo a girare sulla pista di kart vicino Potenza, poi vedendo che il brivido della velocità mi piaceva ho deciso di gareggiare. Dopo una pausa nel mondo delle due ruote, in cui ho corso anche in enduro, sono ritornato al primo amore e con una Peugeot 106, di mia proprietà, ho iniziato a fare gli slalom e le gare in salita.
Purtroppo il fatto di vivere in Basilicata ha reso ancora più dispendioso il già costoso mondo del motorsport, così ho dovuto cercare di risparmiare laddove si poteva: dal gestire in parte la preparazione della macchina al dormire nel furgone che utilizzavo per trasportarla e chiedere una mano agli sponsor locali.
Mi sono buttato poi sui monomarca perché danno modo di far emergere le qualità del pilota a parità del mezzo.

Infatti sei uno dei pochi piloti in circolazione ad aver vinto numerosi monomarca, ma non sei mai stato attratto dalla sirene delle monoposto?

Bisogna essere focalizzati sulla carriera sin da giovani, non si può sprecare denaro in campionati che poi non ripagano sia a livello di immagine che a livello di crescita formativa.
Poi, dato l’alto costo per correre in monoposto, ho cercato di indirizzarmi sulle ruote coperte, anche oggi molti ragazzi che sognano la F1 poi sono costretti a ricrearsi una carriera nelle GT.

Una carriera quasi ventennale (hai iniziato nel 1998 con il Trofeo Megane) e sei ancora sulla cresta dell’onda: come sei riuscito ad andare avanti e farti largo in questi anni?

Come dico sempre, nel nostro sport si può comprare tutto...tranne il cronometro! Riesci ad andare avanti se sei veloce, porti sempre a casa il risultato e, soprattutto, se porti sempre la macchina intera nei box, poi ovviamente conta anche il team che ti sta intorno se ti supporta sia con i mezzi che con il budget: è solo sapendo che dietro di te ci sono le giuste condizioni per far bene che puoi esprimerti al meglio delle tue potenzialità.

Qual è stato il campionato più difficile a cui hai partecipato e qual è stata la vettura che ti ha dato più soddisfazioni?

Nella maggior parte dei campionati in cui ho corso i piloti in grado di puntare alla vittoria assoluta di solito erano sempre in pochi, ed il ritrovarsi a battagliare costantemente con questi è sempre stato motivo di orgoglio per me.
Il campionato più combattuto è stato senz’altro il Porsche Carrera Cup, dove mi sono confrontato con tantissimi nomi di spicco come Piscopo, Comini, Ferrara, Malucelli, Mancinelli, Galbiati, Fulgenzi e molti altri.
Inoltre, la Porsche è considerata da parecchi piloti come una delle vetture più difficili da portare al limite, soprattutto come impostazione di guida anche per la peculiarità del motore a sbalzo, ma una volta “domata” dona tanta adrenalina e soprattutto soddisfazioni.

Arriviamo ora al presente: sei impegnato su due fronti sempre con il team Imperiale Racing e con la Lamborghini Huracán, quali sono le differenze tra le vetture e i campionati Super Trofeo Lamborghini ed il GT Open?

Innanzitutto il Super Trofeo è un monomarca quindi a parità di vetture a spuntarla è il pilota, inoltre le regolazioni che si possono effettuare sono ridotte: quindi una volta trovato l’assetto che più si addice al proprio stile di guida, non bisogna fare altro che regolarla di fino per adattarla al singolo tracciato.
Discorso completamente opposto per la versione GT3 che è decisamente più performante, una vera vettura da corsa portata al limite in ogni singolo settore: partiamo dall’aerodinamica in grado di generare maggior downforce, per passare alle diverse regolazioni del traction control, fino ad arrivare ad un peso ridotto rispetto alla versione Trofeo; il tutto, associato a degli pneumatici di maggiori dimensioni, fanno sì che le due vetture, anche se con le stesse dimensioni, siano completamente differenti; sono impensabili le velocità in curva che puoi raggiungere con le GT3, ed è senza dubbio la vettura più performante che abbia mai guidato.
I campionati sono dedicati a due fasce diverse: infatti il Super Trofeo è dedicato sia ai giovani piloti che più semplicemente ai gentleman e, molte volte, costituisce il primo step di avvicinamento al mondo delle GT. Invece, il GT Open presenta la naturale prosecuzione di crescita agonistica sia per i piloti che per i team, il livello qualitativo di quest’anno oltretutto è davvero elevato con numerosi marchi che si danno battaglia e nomi di spicco a rendere l’intero campionato molto appetibile.

Hai segnato la pole a Spa nel Super Trofeo che sarebbe valsa la quinta piazza nelle qualifiche della 24 ore: ti sarebbe piaciuto prendere parte a questa classica dell’endurance?

Altroché... la naturale evoluzione per ogni pilota GT è partecipare ad una 24 ore, io nel mio piccolo ho partecipato alla 6 ore di Vallelunga vincendo la mia classe. Non escludo in futuro di poter partecipare ad una delle classiche dell’endurance...magari già l’anno prossimo a Spa!

Com’è correre in due in vettura e deliberare l’assetto che soddisfi sia il tuo stile di guida che quello del tuo coéquipier?

In tutta onestà non è poi così complicato, bisogna essere fortunati a trovare anche i compagni con uno stile di guida molto simile al proprio. Però in tutti questi anni di esperienza ho affinato il mio stile di guida e facendo come mio punto di forza il sapermi adattare subito alla vettura, capendo subito qual è il suo limite: ne sono un esempio le due gare che ho corso a Spa, dove nel GT Open mi sono trovato a guidare l’ultima parte del mio stint con le gomme slick sotto il diluvio e contemporaneamente a battagliare con Cioci, e nell’ultima gara del Super Trofeo dove con la vettura con lo sterzo piegato comunque sono riuscito a portare a termine la gara.

Corri in coppia con due diversi piloti: Andrea Fontana nel GT Open e Jonathan Cecotto nel Super Trofeo Lamborghini, entrambi molto giovani. Come ti trovi?

È sempre bello aiutare nella crescita agonistica un giovane, cercando di trasferirgli tutto il mio background e le mie conoscenze, è stimolante confrontarsi con le nuove generazioni e cercare a mia volta di imparare da loro. Anche se la differenza di età è minima, l’esperienza motoristica tra i miei due compagni è molto diversa, ma con entrambi ho instaurato un ottimo rapporto cercando insieme di far progredire il team per poter batterci sempre per la vittoria. Entrambi hanno un gran potenziale per migliorarsi e spero di contribuire in qualche modo nella loro crescita, poi considerando che Jonathan ha soli diciotto anni la sua crescita può essere esponenziale.

A proposito di giovani: come vedi i nostri ragazzi impegnati nel motorsport, si sta facendo abbastanza secondo te?

Vedendo ciò che sta facendo Lamborghini con lo "Young Drivers Program" direi che siamo sulla strada giusta e di giovani promettenti ce ne sono. D’altra parte anche l’ACI sta facendo molto per portare avanti la filiera azzurra fin dai kart e poi abbiamo come punta di diamante Antonio Giovinazzi: spero di vederlo in pianta stabile in F1.

Anche la famiglia Postiglione ha in mente di proseguire la tradizione nel motorsport con tuo figlio...che padre sei? Dai consigli e l’aiuti, oppure gli lasci la libertà di decidere per il suo futuro?

Innanzitutto voglio che per lui sia un divertimento, non voglio minimamente creargli pressioni, è per questo che cerco di aiutarlo ma sono sempre conscio che è lui a decidere se continuare per questa strada o meno. Ovviamente, da genitore io sono più che felice di dargli il mio massimo supporto e di consigliarlo qualora ne avesse bisogno.

Dopo la pausa estiva si riapriranno le ostilità: quali sono gli obiettivi a medio e lungo termine per te?

Sono...in crisi d’astinenza e non vedo l’ora di ritornare in abitacolo, prima della ripresa dei campionati faremo dei test con il team. Nel Super Trofeo Lamborghini speriamo di giocarcela fino in fondo per la vittoria, abbiamo il potenziale per fare bene e finora noi siamo sempre stati fra i primi. Nel GT Open la situazione è più difficile a causa dei diversi zero accumulati in casella, ma può essere realistico puntare alla top-3 di campionato, mentre cercheremo di difendere la leadership nel campionato team per l’Imperiale Racing.
Personalmente ho ancora voglia di vincere e non riesco a vedermi al di fuori di una vettura: spero di restare uomo Lamborghini e nel team Imperiale che è per me come una seconda famiglia: siamo un gruppo affiatato e ben amalgamato, gli uomini che ne fanno parte sono di indubbio valore e spessore tecnico e i risultati ottenuti in pista lo dimostrano.

Per seguire più da vicino i campionati e le gare a cui partecipa il pilota potentino ed i suoi risultati in pista, basta consultare il suo sito internet www.vitopostiglione.it

Michele Montesano

 

intervista postiglione

 

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