F1 | Austin: il Focus sul Gran Premio degli Stati Uniti

A gomme fredde

Alla fine ce l’ha fatta. Ci ha messo un’eternità di gare, arrivandoci vicino un sacco di volte senza però riuscire mai a portare a termine l’impresa. Ma in Texas finalmente Kimi Raikkonen riesce a rimettere i piedi sul gradino più alto del podio dopo 5 anni di digiuno: vittoria meritatissima di Iceman, lottata fino all’ultima curva con Max Verstappen e Lewis Hamilton (rispettivamente secondo e terzo al traguardo). Ennesimo strafalcione invece per Vettel, quarto alla bandiera a scacchi dopo un testacoda ai primi giri.

Kimi is back: alzi la mano chi in questi anni non ha criticato Iceman. Le state tenendo tutti abbassate vero? Beh, anche il sottoscritto che scrive. Assolutamente incostante, spesso inadeguato e sonnecchiante, nonché inconcludente anche quando i pianeti si allineano a suo favore. Ad Austin però Raikkonen è stato a dir poco fantastico, quasi commovente. Partito a razzo dalla seconda piazza, tira l’interno ad Hamilton in curva 1 mettendosi al comando. Da li in poi non sbaglia niente, impostando un ritmo veloce da subito e facendo delle spalle “immense” contro i tentativi di sorpasso del britannico. Tanto quanto basta per scombinare i piani dei tedeschi, che da lì a poco saranno costretti a cercare strategie diverse. Stavolta però non ce n’è per nessuno: il finlandese è una furia e non concede sconti, andando a tagliare per primo il traguardo dopo aver resistito sul finale a circa 15 giri di impallinate che da dietro arrivano da Verstappen ed Hamilton. E qui, nelle menti di noi romantici, riaffiorano i ricordi in cui il “giovane” vestiva i colori Mclaren guidando come un pazzo. Grande Kimi, ora si che ti riconosciamo.

Festa iridata rimandata: tra i meriti di Kimi, oltre a quello di aver vinto la gara ovviamente, c’è anche l’aver impedito ad Hamilton di chiudere il mondiale. Non che cambi qualcosa, per carità, dato che ormai è solo questione di tempo. Ma sapete com’è, nel dubbio è sempre meglio provarci. Evitando di descrivere per filo e per segno il resto della gara comunque (dato che avrete certamente visto tutti com’è andata e ci sarebbe da scrivere per ore), diamo il giusto onore anche a Lewis. Ancora una volta infatti, per quelli che ancora avessero dubbi, l’inglese ha dimostrato di aver raggiunto un livello di “oblìo iridato” così alto da portarlo a pensare solo e sempre a vincere campionati. Pensateci: quando ha attaccato Verstappen negli ultimi giri, era evidente ne avesse di più. Ma l’avete visto rischiare qualcosa? E’ persino andato per campi pur di non arrivare al contatto con l’olandese. E quando al via ha capito che Raikkonen si sarebbe buttato all’interno, avete per caso notato manovre avventate o fuori posto? Assolutamente no. Mai un errore, una disattenzione o una mossa mal calcolata. Lewis è così che ha demolito il campionato, vincendo anche dove non doveva e non regalando o rischiando assolutamente nulla quando c’era da accontentarsi. E sulla base di questo discorso, scusateci, ma una domanda sorge spontanea: cosa avrebbe fatto secondo voi Vettel se in questa gara si fosse trovato al posto di Hamilton negli episodi descritti?

Immenso Verstappen! Dai ragazzi: potrà star antipatico a molti per quel suo carattere da “bastardo” e potrà magari essere il pilota più odiato dagli italiani per la sua capacità di ritrovarsi in mezzo sempre quando c’è da rompere le scatole alla Ferrari. Ma gente, ‘sto tipo qua ci dà dentro da matti. Al via la sua casella di partenza era stampigliata praticamente vicino al gate dell’aeroporto, e la sua vettura è si un’ottima auto, ma certamente non a livello di Mercedes e Ferrari. Eppure il “giovanotto” ha tenuto per tutta la corsa il ritmo di chi stava in testa, sorpassando gli avversari come dei birilli e arrivando persino a giocarsi la vittoria. Ammettiamolo: il figlio di Jos è assolutamente tostissimo, e se in Red Bull per il 2019 saranno capaci di mettergli insieme una vettura di livello, sarà una grossissimo problema per tutti. E date le cose che fa in pista (e “come” le fa) sarebbe una goduria per gli occhi dei fan a casa…

E Vettel? E già. Bella domanda… E Vettel? Anche oggi, per la trilionesima volta, Seb è riuscito ad andare a sbattere contro qualcosa. Nello specifico, in questo caso l’ostacolo è Ricciardo. Inutile descrivere l’accaduto o prodigarsi in giudizi discutibili, specie perché anche in quest’occasione si è trattato di un tipo d’incidente di gara che visto come stavano le cose sicuramente può starci. Vero... però… però non ci siamo. Cioè, è mai possibile che dove ci sono guai ci sia sempre Seb in mezzo? Come mai ad Hamilton certe cose non capitano? Ok l’incidente di gara… Ma ancora una volta, per “l’ennesima” volta, se c’è qualcuno con il 51% di responsabilità nell’accaduto, quel qualcuno è Vettel. Purtroppo per lui, ultimamente il tedesco ha una particolare attitudine a mettersi da solo i bastoni tra le ruote, continuando a buttare per prati una marea di punti che se sommati lo farebbero volare con vantaggio in cima alla classifica iridata. Ricordiamo infatti che l’errore in gara è frutto di un altrettanto grave strafalcione incredibile durante le prove, roba che se sei un 4 volte campione del mondo semplicemente non ti puoi permettere. Ora per carità, non vogliamo certo insinuare che Vettel sia un “combina guai” o un improvviso “brocco”. Ma gli eventi dimostrano che in questa stagione, nonostante sia stato lui a guidare la vettura probabilmente più veloce, è giusto che “non” sia lui a vincere il mondiale. Ricordate: il campionato 2018 non l’ha vinto la Mercedes… l’ha vinto Hamilton!

Conclusioni: vogliamo chiudere i Focus di questa settimana con una piccola riflessione. Dopo la dimostrazione di Kimi, abbiamo notato che fra tifosi e addetti ai lavori sta continuando ad innalzarsi una sorta di “urlo all’errore” contro la Ferrari, con l’accusa di aver fatto male a buttare fuori dal team Raikkonen dalla prossima stagione. Ma è davvero così? Avrebbe fatto bene la Ferrari, anziché mandarlo via, a prolungare ancora il contratto di Iceman? La risposta è… No! Anzi, “assolutamente” no. La colpa del licenziamento di Raikkonen infatti, non è di Arrivabene… Tantomeno della nuova gestione del team o di chissà chi altro. La colpa è… di Raikkonen. Sono i suoi risultati ad aver portato a questo verdetto. Come detto più volte infatti, Kimi in questi anni ha forse fornito un contributo insufficiente alla causa Ferrari, e lo dimostra anche il fatto che questo stesso successo di Austin sta prendendo più le sembianze di un miracolo piuttosto che di una gran gara del numero 7. Parliamoci chiaro: quanti di voi, a metà gara, avrebbero scommesso sul fatto che Raikkonen ce l’avrebbe fatta sul serio? E quanti invece, erano sicuri che alla fine sarebbe arrivato qualcuno a prendersi la vittoria del finlandese? Siate sinceri. E non è per sfiducia, lo ripetiamo. Ma si tratta semplicemente di un’analisi “sensata” basata sui numeri degli ultimi anni. La domanda giusta dunque è: “Ha fatto bene Ferrari ad assumere il giovane Leclerc al posto di Raikkonen?” Certo che si! Leclerc è un talento cristallino, che potrebbe addirittura rivelarsi il nuovo Verstappen e, perché no, anche più veloce di Vettel. Ok, magari non da subito. Ma col tempo chi lo sa. Kimi invece, spiace dirlo, ma ha avuto la sua occasione per dare dimostrazioni. E “magari” avesse sempre guidato come in Texas. L’avesse fatto, probabilmente, ora non saremmo qui a fare questo discorso…

Daniel Limardi

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